Castel Volturno: a “Casa di Alice” la legalità si veste d`Africa

di aldocimmino

Osservatorio permanente sui beni confiscati alla camorra. Pubblicato su http://www.liniziativa.net

Tessile ed economia partecipata: un bene confiscato diventa sartoria sociale

foto di Daniele Rippa

Castel Volturno, Viale del Correggio. Uno di quei posti che potrebbe essere facilmente bollato come “dimenticato da Dio”. E invece, al civico 13, in una villetta confiscata alla camorra, oggi si alimentano sogni. È la “Casa di Alice”, costola della ben nota associazione “Jerry Essan Masslo” guidata dall’ex sindaco di Casal di Principe Renato Natale, e da anni impegnata sul fronte dello sfruttamento camorristico di immigrati. I sogni, nella “Casa di Alice”, sono tangibili e hanno la consistenza di stoffe pregiate, provenienti dall’Africa, e i colori di quelle terre a sud del mondo. Il bene confiscato, infatti, è riutilizzato socialmente dal 2010 ed è sede di una sartoria sociale che produce abiti e gadget.

Storie di clan e di camorra

La villetta fu confiscata definitivamente, tredici anni fa, alla disponibilità diretta di Pupetta Maresca al cui nome è legata una parte assai folcloristica della storia della camorra. Pupetta Maresca apparteneva alla famiglia malavitosa dei Maresca di Castellammare di Stabia. L’incontro con Pasquale Simonetti fu decisivo perché si consolidasse un connubio inscindibile tra le due note famiglie camorristiche. Simonetti, o meglio noto come “Pascalone ‘e Nola”, era un esponente di spicco dell’organizzazione all’inizio degli anni ’50. I suoi interessi gravitavano intorno al mercato ortofrutticolo, in quegli stessi anni di straordinario sviluppo economico del Paese, che gli valsero l’appellativo di “Presidente dei prezzi” proprio per la sua notevole influenza nella stabilire i prezzi delle merci nel settore dell’ortofrutta. La sua posizione di rilievo, com’è facilmente immaginabile, lo contrapposero alla famiglia Maisto con la quale si contendeva la spartizione delle aree metropolitane per il predominio negli scambi commerciali. Dopo la morte di “Pascalone ‘e Nola”, freddato in un conflitto a fuoco tra camorristi, fa il suo ingresso nell’onorata società proprio la moglie di Simonetti, Pupetta Maresca, la quale decise di vendicare il marito sparando a colui che era stato ritenuto il mandante dell’omicidio del “Presidente dei prezzi”. La vicenda camorristica e il processo che ne seguì imposero evidenti spunti di riflessione su un fenomeno non ancora chiaro. Uno spaccato importante sulla camorra rurale, in un contesto storico, quello tra gli anni ’50 e ‘60, nel quale ancora lo Stato non aveva le idee chiare di che cosa fosse la camorra. O meglio ancora non era stato inserito, nell’Ordinamento italiano, il reato di associazione di tipo mafioso.

Oggi quella villetta di Pupetta Maresca, probabilmente simbolo di un’antica ricchezza che proveniva dalla commercializzazione abusiva, certamente non rispettosa di alcuna legge di mercato, è un luogo di azioni sociali, di recupero e di riduzione del danno. Un nuovo modo di immaginare un’attività di impresa che si traduce in lavoro onesto e integrazione. È questa la scommessa della cooperativa sociale “Altri orizzonti by p.a. Jerry E. Masslo” che nasce da un gruppo di volontari della Jerry Masslo stessa. La posta in gioca è altissima. Si tratta della vita e della dignità di moltissime donne che sul territorio di Castel Volturno, tra le altre cose, sono vittime di reati contro l’umanità, come la tratta delle persone. Principalmente donne nigeriane ma anche ghanesi e di moltissime altre etnie se si pensa che in tutto sono ottanta quelle presenti sul territorio di Castelvolturno. Ora a garantire la qualità della vita di queste donne e la loro dignità c’è un marchio; “Made in Castelvolturno”. È questa l’etichetta, infatti, che viene cucita su tutti i capi prodotti nella sartoria sociale. Un marchio che garantisce il rispetto dei diritti umani, integrazione e un progetto di economia sociale che punti ad invertire le logiche del lavoro in terra di camorra; da favore a diritto inalienabile delle persone.

Gli attacchi da parte dell’allora sindaco Scalzone

Chi, allora, se questi sono i presupposti, potrebbe mai essere contro un simile progetto? C’è tutto quello che serve per fare davvero antimafia sociale e combattere tutte quelle logiche di cui si nutrono i comportamenti mafiosi. Eppure non è così. Sebbene oggi i volontari della “Casa di Alice” vengono lasciati in pace e riescono a fare il loro lavoro, non bisogna dimenticare che gli stessi volontari sono stati vittime, non molto tempo fa, a luglio del 2011, di attacchi da parte dell’ex sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone. Le motivazioni con cui l’amministrazione aveva tentato di revocare l’uso del bene confiscato sono, per usare un eufemismo, banali. Si legge nella missiva, infatti, a firma dell’allora assessore al Commercio e al patrimonio, Raffaele De Crescenzo, che “il bene è stato revocato perché i vigili recatisi sul posto non hanno trovato nessuno e hanno ritenuto che non sia usato”. In verità ad ingannare gli “scrupolosi” agenti della polizia municipale deve essere stata l’altezza dell’erba che ai tempi di questo fantomatico sopralluogo era troppo alta da ritenere che quel bene venisse riutilizzato.

Prima di adottare un atto così drastico e grave, per le conseguenze sociali che comporta, il sindaco non avrebbe dovuto, quanto meno, accertarsi circa le “intuizioni” dei vigili urbani, autori di quell’attentissimo sopralluogo? E non è davvero troppo chiedere, a coloro che gestiscono un bene confiscato e, dunque un bene dello Stato, che già mettono in conto che dovranno scontrarsi con una realtà e un sentire camorristico, scontrarsi anche con le Istituzioni che sembrano fare il doppio gioco per eventuali secondi fini? “Se non avessi avuto ideali forti – confessa Anna Cecere, volontaria dell’associazione “Jerry Masslo” – o persone come Renato Natale, che combattono in prima linea la camorra, non avrei mai potuto pensare che al di là degli attacchi e delle intimidazioni che provengono anche da chi non te lo dovresti aspettare, quello che stai costruendo è un progetto molto più grande e non sei sola perché c’è un “noi” che costruisce insieme a te”. È questo il modo, di portare avanti la lotta contro la camorra e le sue logiche. Un modo anche per rieducare, se fosse necessario, l’amministratore di turno che per paura, incapacità o collusioni fa il gioco di chi sfrutta il bene comune per il proprio profitto. Un impegno certamente gravoso, quello di solcare nuovi percorsi di democrazia partecipata e corresponsabilità, ma che ritrova una resistenza eccezionale negli ideali in cui si crede.

pubblicato su www.liniziativa.net