Politica e magistratura, un fantomatico scontro che dura dal ‘94

di aldocimmino

intervista a Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo di Torino

Gian Carlo Caselli: «c’è il dilagare di un’insofferenza nei confronti della magistratura e della legalità che ha intaccato anche parte della politica»

«La cosa più imbarazzante è stato doverlo spiegare perfino a mia madre. A un certo punto ho fatto un po’ di fatica a convincerla che suo figlio, tutto sommato, era un persona per bene». Un aneddoto personale metafora di un assalto alla giustizia che in questi ultimi 18 anni ha cambiato gran parte della storia di questo Paese. Con questa premessa inizia il libro “Assalto alla giustizia” presentato il 17 gennaio a Napoli. In compagnia del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, autore del libro (scritto insieme al figlio, il giornalista Stefano Caselli) ripercorriamo motivi e conseguenze di questo assedio alla toga, raccontato in prima persona dal magistrato.

Sembra che oggi il magistrato senta l’esigenza di specificare tra le pagine di un libro il proprio impegno per la giustizia. Come se la sua azione fosse messa in discussione

Io credo che nel nostro paese l’azione della magistratura abbia ancora spazi importanti e possa ottenere risultati significativi nonostante ( il libro è incentrato su tanti “ nonostante”…) l’assalto furibondo che si è articolato dal ‘94 ad oggi. Il vulnus della delegittimazione del controllo di legalità è ormai radicato e non scomparirà con l’uscita di scena di Berlusconi, ammesso che si possa parlare di uscita di scena, perché nessuna forza politica resiste all’attrazione fatale, quando la magistratura indaga sulla pubblica amministrazione, per esempio, di evocare un fantomatico scontro tra politica e magistratura. Non c’è scontro. C’è la magistratura che continua a fare il suo dovere nonostante che qualcuno non accetti di essere sottoposto come tutti gli altri alla giurisdizione. E dunque l’atteggiamento di intolleranza nei confronti della magistratura è troppo diffuso perché finisca con la caduta di un Governo. Comincia nel ’94, l’assalto alla giustizia, e non è finito. Dunque il libro ha lo scopo di fare memoria per impedire che l’idea tipicamente italiana di una giustizia à la carte, valida per gli altri e mai per se stessi, dilaghi ulteriormente.

L’assalto alla giustizia, o come lei definisce meglio, il sabotaggio della giustizia, è ad opera di una determinata parte politica o non è forse espressione di una classe dirigente che è intollerante alla magistratura in quanto istituzione?

Le varie parti dello schieramento politico sono diversissime tra loro, così come sono diversissime le cose che si possono dire dell’atteggiamento di ciascuna sul versante della giustizia. C’è una parte , per intenderci il Centro Destra, che ha le maggiori responsabilità per quanto riguarda questo assalto alla giustizia: nel libro sono dimostrate una per una. Dalle leggi ad personam, ai progetti di legge contro l’indipendenza della magistratura, agli insulti, alle aggressioni. E poi c’è questa diffusione, a macchia d’olio, di un’insofferenza nei confronti della magistratura e della legalità che ha intaccato anche settori politici diversi dal Centro Destra. Ci sono pagine dedicate anche alla timidezza del Centro Sinistra nel contrapporsi all’assalto alla giustizia. Si tratta dunque di una politica che nel nostro Paese tende trasversalmente a conservare i proprio privilegi, pochi o tanti, giusti o sbagliati. Si tratta di un’anomalia rispetto alle democrazie occidentali.

Il sabotaggio della giustizia oggi si consolida su due fronti. Da un lato progetti di legge per la protezione di interessi particolari e spesso illegittimi, dall’altra i voti contrari alle autorizzazioni a procedere nei confronti di deputati accusati di reati gravissimi come la partecipazione alle associazioni mafiose come è accaduto per il caso Cosentino…

In Italia la giustizia non funziona ma a qualcuno interessa che funzioni sempre meno. Le strade per raggiungere questo risultato sono molteplici. Per esempio il reato di falso in bilancio è stato depenalizzato, sostanzialmente, così i processi che erano cominciati per un fatto costituente reato, devono concludersi con assoluzione perché il fatto non costituisce più reato, essendo state cambiate le regole a partita aperta. E qualcuno può vantarsi di essere stato assolto, di essere pulito anche se è stato “graziato” da una strumentale variazione in corso d’opera. Ma siccome è stato assolto, molte volte arriva persino a dire di essere stato… perseguitato. Ed ecco, ancora una volta, l’assalto alla giustizia. Cosi come è assalto alla giustizia dire che c’è un fumus persecutionis contro un parlamentare, si chiami Cosentino o in qualunque altro modo, quando questo fumus persecutionis non c’è assolutamente. Anzi.

Dunque esponenti della classe dirigente che certamente avallano logiche di tipo mafioso

Diffondono il teorema di uno scontro tra politica e giustizia, e quindi di una giustizia che invece di fare il suo dovere fa altro. Si tratta di una falsità che indebolisce e delegittima la magistratura e sicuramente questo indebolimento non aiuta la lotta a qualunque forma di illegalità, mafia compresa.

Ricordo le parole di Borsellino quando affermava che mafia e politica sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio; o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.

Questa è la storia della mafia, almeno fino ad oggi, e le parole di Borsellino vanno confermate in quanto ci sono pezzi consistenti della politica ( ormai presenti in tante parti d’Italia) che considerano i rapporti con la mafia soltanto un modo per accrescere i propri affari. Al Sud come al Nord del nostro Paese.

pubblicato su www.liberainformazione.org