#Occupyscampia, la parola al territorio

di aldocimmino

Corona, associazione (R)esistenza: questa non è “terra di nessuno” proviamo a riprendercela ogni giorno con i cittadini onesti e le istituzioni

La notizia di un coprifuoco imposto dalla camorra sul tristemente noto quartiere di Scampia ha scatenato una reazione a catena sul web. Un Tweet della deputata del Pd, Pina Picierno, invita ad occupare il territorio per liberarlo dalla camorra. Sulla questione abbiamo chiesto a Ciro Corona, presidente dell’associazione “(R)esistenza”, cosa ne pensa. Corona è anche espressione di realtà associative e cooperative che da tempo sono presenti sul territorio e lavorano sui temi della legalità e della integrazione sociale. Sono li giorno dopo giorno collaborando con i cittadini onesti e con le istituzioni dando impulso, da tempo, ad un percorso di riscatto di questo lembo di terra della periferia nord di Napoli.

Pare che ritorni il coprifuoco a Scampia, non è cosi?

La parola coprifuoco è stata ripresa ed enfatizzata. Ma è saltata fuori in questi giorni, tra l’altro, con riferimento al quartiere di Secondigliano e al rione Monterosa. Certo c’è poca gente la sera in giro per le strade. Ma da qui ad affermare che la camorra ha imposto un coprifuoco ce ne passa.

Come mai puoi dire che non c’è in questo preciso periodo un coprifuoco a Scampia?

Sembra chiaro che quando la camorra va a decretare un coprifuoco in un quartiere come Scampia, le conseguenze sono davvero pesanti. In questo periodo le associazioni di questo territorio sono, per fare un esempio, impegnate nei preparativi del Carnevale di Scampia. I ragazzi di tutte le associazioni come “Chi Rom…e chi no” sono spesso impegnati fino alle 20.00 nella preparazione dei carri carnevaleschi. Io stesso vado via dopo le 19.00 dallo Sportello Anticamorra ospitato nei locali della Municipalità e questa tensione, cosi descritta, non mi pare di viverla. E poi, se ci fosse un coprifuco, non mi avrebbero già chiesto di chiudere lo sportello? Questo, ovviamente, non vuol dire negare l’esistenza della camorra sul territorio, semplicemente affermare l’esistenza di un quartiere che non è solo succube della criminalità ma esprime una certa vitalità civile e responsabile.

E’ stato chiesto a gran voce nuovamente l’esercito nelle strade; lo Stato non è presente a Scampia?

Proprio in questi giorni, a dire il vero, è in corso un’occupazione del Municipio da parte del movimento dei disoccupati, in Viale della Resistenza a Scampia, strada nota per il suo esser “off limit”. Fatto, questo, che determinato una presenza evidente delle forze dell’ordine su questa parte del quartiere. Mi chiedo se, a questo punto, un vero e proprio coprifuoco avrebbe permesso questa presenza e lo svolgimento della manifestazione. E poi va detto assolutamente che, specialmente in quest’ultimo periodo, non solo le forze dell’ordine sono presenti, anche con una azione repressiva evidente, ma sono in un rapporto di dialogo con tutte le realtà associative che vivono Scampia e ne conoscono le dinamiche. Non me la sento, insomma, di dire che questa è una “terra di nessuno”.

Contro questo “coprifuoco” si è scatenata la rete e i cinguettii di Twitter che propone la manifestazione “OccupyScampia” promossa dalla deputata del Pd Pina Picierno…

Si tratta, a mio avviso, di una manifestazione che punta a strumentalizzare il degrado e le condizioni di illegalità che pure sono presenti in questo territorio. E spiego perché. Innanzitutto è una manifestazione, anche mediatica, a dire il vero, che non si è per niente preoccupata di interrogare le moltissime e storiche realtà del territorio che lavorano da anni, in condizioni di obiettive difficoltà, tentando di avviare un processo di normalizzazione della realtà. Non credo che questi proclami, come quelli di “Occupyscampia”, contribuiscano a rendere questo territorio più normale e civile. Inoltre tengo a sottolineare che anche questa campagna nasce da una logica emergenziale e non aderente alla vita di un quartiere nel quale c’è sicuramente degrado, criminalità, mala amministrazione, ma ci sono anche cittadine e cittadini onesti che contribuiscono a costruire, giorno dopo giorno, una Scampia civile e vivibile.

Dunque, la manifestazione è stata calata dall’alto?

A Scampia ci sono realtà come “Il Gridas”, il centro territoriale “Il Mammut”, l’associazione “Chi rom…e chi no” e “l’Associazione Resistenza”, le istituzioni scolastiche e molte altre realtà, anche sportive, che ultimamente si sono pure coordinate per dare vita ad un presidio territoriale di Libera. Tutto questo presuppone che sul territorio ci siano forze che portano avanti un discorso di giustizia e corresponsabilità. Mi sarei aspettato un coinvolgimento da parte di chi organizza tali manifestazioni.

Secondo te bisogna coinvolgere necessariamente le associazioni che lavorano sul territorio? Un deputato non è libero di organizzare una manifestazione in autonomia?

Non abbiamo, infatti, l’esclusiva sulle iniziative di antimafia sociale, ci mancherebbe. Ma quando si vuole parlare di un territorio bisogna conoscerlo. E quando si ha voglia di fare qualcosa forse bisognerebbe allontanare quei riflettori che, insistentemente, vogliono mettere in luce solo l’aspetto emergenziale di un problema. Vogliamo accenderli questi riflettori? Bene allora concentriamoci anche sulle buone pratiche che vive questo territorio e che sono messe in atto dagli stessi cittadini del quartiere. Provi, questa parte della politica, quella dei proclami e delle emergenze, a diventare servizio e a mettere le radici su quei territori troppo spesso utilizzati e violentati da campagne momentanee. Perché i cinguettii di Twitter poi volano via e sul territorio non resta nulla se non un’ulteriore marchio.

pubblicato su www.liberainformazione.org