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…a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare? -Giuseppe Fava-

Tag: mafie

Impresa e mafie, intervista ad Angelo Lancellotti

by aldocimmino

Il presidente dell`associazione costruttori edili di Napoli illustra rischi, meccanismi e conseguenze delle infiltrazioni mafiose nel mercato

Contrastare le infiltrazioni camorristiche in economia non è un compito solo di forze dell’ordine e della magistratura. Una precisa responsabilità riguarda gli operatori economici che inevitabilmente si scontrano con il fenomeno mafioso, dalla partecipazione alle gare d’appalto, ai contratti di forniture, alla messa in opera di progetti molto spesso milionari. Il mondo delle imprese può agire d’anticipo ed essere un baluardo importante di sviluppo e legalità. Ne abbiamo discusso con Angelo Lancellotti, vice presidente dell’associazione costruttori edili napoli (ACEN)

Ing. Lancellotti, quali sono i meccanismi economici delle infiltrazioni camorristiche nella imprenditoria?

Ormai abbiamo imparato che molteplici sono i fattori che favoriscono o consentono alle mafie di penetrare il tessuto economico di un territorio. Il più noto e datato ma, purtroppo, sempre attuale è quello dell’usura. Le organizzazioni criminali acquisiscono lentamente il controllo di imprese in difficoltà attraverso prestiti onerosissimi che gli imprenditori non riescono a restituire. Alcuni di questi sono, persino, obbligati a restare nell’azienda affinché questa conservi la sua credibilità. È così che matura il dramma di imprenditori onesti che per carenza di credito o forse perché lasciati troppo soli restano imprigionati in un percorso in cui dopo aver fatto il primo passo non è più possibile tornare indietro se non a rischio della propria stessa vita.

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Centomila a Genova contro le mafie

by aldocimmino

La società civile in corteo nella XVII giornata nazionale di Libera. Don Ciotti, “il vero problema è la zona grigia del Paese”

Oltre centomila persone ieri alla “Porta d’Europa”. Associazioni, scuole, istituzioni e cittadini hanno marciato per le vie di Genova nella “XVII Giornata nazionale della memoria e dell’Impegno” ogni anno promossa da Libera e Avviso Pubblico.

Un lungo corteo che da piazza della Vittoria ha raggiunto dopo circa due chilometri piazza Caricamento, dove dal palco si sono alternate le testimonianze dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Circa novecento nomi. Cinquecento i familiari presenti che ogni anno, da quando Libera è nata, accompagnano costantemente la società civile in un percorso di verità e giustizia.

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Crisi economica in tempo di mafia

by aldocimmino

Oltre 330 miliardi all’anno i costi delle mafie in Italia. Ecco dove prendere i soldi

È certamente evidente lo stato di crisi economico-finanziaria che dagli Stati Uniti d’America sta attraversando le borse di mezzo mondo. Lo tsunami finanziario americano, che sta investendo l’economia mondiale, ha certamente messo in luce una serie di contraddizioni ma soprattutto ha reso irrinunciabile l’esigenza di affrontare reali problemi dell’economia italiana. Del tutto anomala. Le anomalie così evidenti nascono da quell’unica grande anomalia dal nome mafia. Non molto tempo fa si sentiva già parlare della cosiddetta “mafia s.p.a” e cioè di un fenomeno che da sociale è diventato senz’altro economico e finanziario. “La mafia è entrata in borsa” affermò circa vent’anni fa Giovanni Falcone. La sua fu una diagnosi lungimirante e attenta al processo di sviluppo del fenomeno mafioso e quindi di sottosviluppo della società civile. Ecco perché, probabilmente, non è da folli affermare che è proprio nella lotta alle economie illegali che può essere ritrovata la strada del risanamento economico del nostro paese. Certamente afflitto da una crisi, conseguenza di un capitalismo globalizzato, ma già martoriato dai costi delle mafie e della corruzione tipicamente italiani. Dunque ci si sarebbe aspettati, dalle manovre economiche del Governo, una seria presa di posizione al fine di, ad un tempo, segnare, finalmente, un punto fermo nella lotta alle mafie oltre che assumere provvedimenti sicuramente importanti per far fronte a questo crollo economico globale. E invece la manovra economica d’Agosto, approvata dal Governo Berlusconi con decreto legge numero 138 del 2011, di tutto questo non tiene conto. Non tiene conto che l’economia illegale costa, all’Italia, circa 330 miliardi di euro all’anno a fronte di un’operazione, quella del Governo, che prevede taglie e prelievi per circa 45,5 miliardi di euro. A sottolinearlo è l’appello, lanciato al Governo, da Avviso Pubblico, l’Associazione, nata nel 1996, con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici impegnati a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nelle pubbliche amministrazioni e sui territori da essi governati. Un appello che mette in evidenza che la reale ragione di sottosviluppo del Paese, certamente aggravata dalla crisi, sia proprio, “forse”, da ricercare in quei 330 miliardi.

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Contro i patrimoni mafiosi, un’azione credibile

by aldocimmino

A Napoli il seminario nazionale sulla sottrazione dei beni alle mafie

Una bella giornata. Così Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, ha definito, all’esito dei lavori, quella dello scorso sette maggio. Una giornata dedicata alla riflessione approfondita dello stato e delle prospettive sul tema della sottrazione dei patrimoni alle mafie. Il seminario nazionale, fortemente voluto ed organizzato da Libera e Magistratura Democratica, tra gli organizzatori Francesco Menditto, giudice della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli e Geppino Fiorenza, referente regionale di Libera Campania, ha visto susseguirsi molteplici sessioni di lavoro. Da un report delle varie esperienze giudiziarie a confronto, fino al tema della riutilizzazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata, la tavola rotonda, che si è svolta presso la Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, rappresenta un punto importante destinato a modificare e a migliorare gli indirizzi del contrasto ai clan, sia sul versante economico-patrimoniale sia su quello sociale.

Costellata da una serie di azioni stragiste, che hanno caratterizzato una stagione particolarmente triste della storia del nostro paese, la legislazione antimafia, in tema di sequestro e confische, nasce a partire dal 1982. Fu proprio l’omicidio dell’Onorevole Pio La Torre, prima e del Generale e Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, poi, a far approvare la legge destinata a rivoluzionare il contrasto giudiziario alle mafie. Non solo la previsione del reato di associazione mafiosa, introdotto dal noto articolo 416bis del codice penale italiano, che per la prima volta introduceva un concetto fondamentale, non ancora previsto nelle legislazione degli altri paesi europei, e cioè la punibilità per il solo fatto di appartenere ad un’associazione di tipo mafioso, ma in particolare prevedeva il contrasto e l’aggressione ai patrimoni delle organizzazioni. Si capì dunque, l’onorevole La Torre capì, che era necessario affiancare alle indagini sulle persone mafiose, quelle sui loro capitali. Si comprese quindi che la vera forza, il vero contrasto alla criminalità organizzata non potesse prescindere dall’attacco diretto alle economie illegali. Da queste considerazioni e dalle novità legislative introdotte di recente dal governo Berlusconi è nata l’esigenza, da parte della società civile e della magistratura, di confrontarsi su un terreno decisivo per un reale impegno antimafia.

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