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…a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare? -Giuseppe Fava-

Tag: appello

Contrastare i patrimoni mafiosi, un impegno istituzionale e sociale

by aldocimmino

Incontro di formazione presso la Corte d’Appello di Roma sulla prevenzione patrimoniale, tra gli aspetti giudiziari e sociali

Contrastare i patrimoni mafiosi. È questo, oggi, uno degli snodi cruciali nella lotta alle mafie che impegna tanto il versante dell’antimafia giudiziaria quanto quello dell’antimafia sociale. Questo è quanto emerso dall’incontro organizzato dal settore Formazione decentrata della Corte d’Appello di Roma e l’associazione Libera. Al tavolo dei lavori hanno preso parte, infatti, esperti e tecnici, presente il presidente della corte d’Appello di Roma, Giorgio Santacroce, che hanno illustrato alla platea, per lo più giovani magistrati, gli aspetti giuridici del sequestro e della confisca dei patrimoni alle organizzazioni criminali, ma anche esponenti dell’associazione Libera, presenti Davide Pati dell’ufficio di presidenza, e don Tonino Palmese, referente regionale di Libera per la Campania, che sin dal 1996 raccolse circa un milione di firme, in tutta Italia, per far approvare la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Dunque azione della magistratura di prevenzione e degli organi di polizia giudiziaria ma anche mondo dell’associazionismo e del volontariato che va a chiudere quel circolo virtuoso che comincia con il sequestro di un bene e si conclude con la sua riutilizzazione a fini sociali. Da un lato quindi si cerca di isolare e inaridire il terreno economico e finanziario sul quale fioriscono le mafie, dall’altro, perché tutto l’impegno giudiziario sia concretamente operante e si abbia una reale prevenzione antimafia, consegnare alla cittadinanza ciò che le mafie hanno sottratto alla collettività con la violenza e la sopraffazione. «D’altronde – ha detto Guglielmo Muntoni, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, le associazioni mafiose non sono associazioni ideologiche ma operano a fini di lucro, dunque sottrarre i loro patrimoni significa ridurre le finalità delle associazioni stesse».

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Processo Dell’Utri, sotto accusa il sistema di potere politico-mafioso

by aldocimmino

Il processo Dell’Utri è ormai al termine. Undici anni sono stati chiesti dalla procura generale che ha previsto, sulla base degli atti, un aggravanento della pena che era stata inflitta al senatore in primo grado. Oggi i giudici della Corte d’Appello di Palermo si chiuderanno in camera di consiglio per emanare quella che è stata definita dal Procuratore Generale Nino Gatto, una “decisione storica”. Ed ha ragione il Pg Gatto, specialmente perchè questa sentenza riguarderà non un uomo isolato, ma quello che rappresenta l’architrave di un sistema politico e mafioso fatto di intrecci, accordi, incontri ed amicizie.

Su queste ultime infatti ha ancora espresso considerazioni lo stesso Procuratore Generale che ha avvertito: “Qui non processiamo il reato di amicizia ai mafiosi: non è contestato al senatore Dell’Utri di essere andato al bar con il mafioso Gaetano Cinà, o a pranzo con Vittorio Mangano, ma il significato di questi incontri. Se io bazzico con avvocati e magistrati ciò avviene perché questo è il mio mondo”, dice ancora Gatto. Se io bazzico con mafiosi come Virga, Fauci, Bontade, Teresi, Graviano bisogna chiedersi quale sia il mio mondo. Ognuno risponda come crede ma con razionalità”.

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NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI

by aldocimmino

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

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