Facebook, istigazione alla violenza o alla democrazia?

di aldocimmino

Il gruppo Fb "Uccidiamo Berlusconi"In 12.000 per uccidere Berlusconi. Forse ce ne vorrebbero molti di meno, ma quello è il numero degli iscritti al gruppo di Facebook che fino a qualche giorno fa si intitolava proprio “Uccidiamo Berlusconi”. Attualmente il gruppo conta 28.000 iscritti e ha cambiato nome in: “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione…RISPONDI ALLE NOSTRE DOMANDE”. Il titolo originario aveva infatti scatenato le reazioni addirittura del Governo, attraverso le dichiarazioni dei ministri Maroni ed Alfano  auspicando l’oscuramento della pagina che rappresentava una seria minaccia per l’incolumità del Presidente del Consiglio. Anche la Procura della Repubblica di Roma aveva aperto, immediatamente, un’inchiesta le cui ipotesi sono  istigazione al reato (o alla democrazia?) e apologia di reato.

La questione appare grave e nello stesso tempo ridicola. E’ grava perche la rete subisce l’effetto negativo di questa vicenda che certamente diventa pretestuosa per provvedimenti politici che, attraverso la legislazione, allungano le mani sulla libertà di espressione in rete (ultimo baluardo di libertà di informazione per la stragande maggioranza di giovani e non che intendono ancora sapere la verità dei fatti che accadono); A dimostrarlo, infatti, ci sono le dichiarazioni di Gabriella Carlucci, che dopo aver proposto una legge che intende vietare pubblicazioni anonime in rete di qualunque genere e forma (quindi anche semplici commenti) ha affermato che: “coprendosi dietro l’anonimato molti utenti commettono reati gravissimi”. Anche il senatore Udc D’Alia, ha ribadito una sua proposta più volte fatta, di adottare un “provvedimento organico di disciplina della rete”. Non mancano le reazioni del Pd, “É giusto che ci sia il massimo livello di attenzione” aveva affermato Enrico Letta.

Ma la storia è anche ridicola dato che Berlusconi non è certo l’unica vittima di Facebook. In 2500, infatti chiedono la soppressione di Franceschini, 86 membri per chiedere “la testa” di Travaglio ma non sono stati risparmiati neanche Bassolino, Capezzone, Gelmini, ma anche Federico Moccia, Giampiero Mughini, il Papa, la cantante Arisa, il pilota Hamilton, il giornalista Enrico Varriale, Anna Tatangelo, Britney Spears, Josè Altafini e addirittura il vecchio Topo Gigio. I ministri Maroni ed Alfano nonchè la Procura della Repubblica di Roma dovrebbero prendere provvedimenti anche nei confronti di questi gruppi perchè, come ha ribadito ultimamente la Corte Costituzionale, siamo davvero tutti uguali davanti alla legge, nel bene o nel male, compreso Berlusconi.

Tornando alle varie reazioni vanno sottolineate quelle di Totò Cuffaro, ex governatore della Regione Sicilia che si è dimesso dopo la condanna in primo grado per favoreggiamento ad alcuni mafiosi. L’ex governatore Cuffaro, ha inafatti denunciato tutti quelli che avevano commentato un famoso video su YouTube; un noto “spezzone” della trasmissione condotta da Maurizio Costanzo nel 1991. Serata in cui era presente Giovanni Falcone e Cuffaro, raggiunto dal microfono di Michele Santoro, aggredisce Falcone accusandolo di essere corrotto e di infangare la buona classe dirigente della Sicilia (infatti talmente buona che oggi lo stesso Totò Cuffaro è condannato, in primo grado, per favoreggiamento alla mafia).

Cuffaro, oggi si giustifica dicendo che quello “sfogo” non era certo rivolto al giudice Falcone ma non sono di questa opinione, i milioni di cittadini italiani che hanno visto quel video e le tantissime persone che hanno lasciato commenti su You Tube. Le molte decine di giovani e non, che stanno ripubblicando il video di Cuffaro, affermano, con questo gesto, che la rete è libera ed è diventata lo spazio di moltissimi che vogliono ancora capire e confrontarsi; uno spazio che quindi non può essere messo a rischio censura a causa di pochi.

 

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