Contro i patrimoni mafiosi, un’azione credibile

di aldocimmino

A Napoli il seminario nazionale sulla sottrazione dei beni alle mafie

Una bella giornata. Così Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, ha definito, all’esito dei lavori, quella dello scorso sette maggio. Una giornata dedicata alla riflessione approfondita dello stato e delle prospettive sul tema della sottrazione dei patrimoni alle mafie. Il seminario nazionale, fortemente voluto ed organizzato da Libera e Magistratura Democratica, tra gli organizzatori Francesco Menditto, giudice della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli e Geppino Fiorenza, referente regionale di Libera Campania, ha visto susseguirsi molteplici sessioni di lavoro. Da un report delle varie esperienze giudiziarie a confronto, fino al tema della riutilizzazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata, la tavola rotonda, che si è svolta presso la Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, rappresenta un punto importante destinato a modificare e a migliorare gli indirizzi del contrasto ai clan, sia sul versante economico-patrimoniale sia su quello sociale.

Costellata da una serie di azioni stragiste, che hanno caratterizzato una stagione particolarmente triste della storia del nostro paese, la legislazione antimafia, in tema di sequestro e confische, nasce a partire dal 1982. Fu proprio l’omicidio dell’Onorevole Pio La Torre, prima e del Generale e Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, poi, a far approvare la legge destinata a rivoluzionare il contrasto giudiziario alle mafie. Non solo la previsione del reato di associazione mafiosa, introdotto dal noto articolo 416bis del codice penale italiano, che per la prima volta introduceva un concetto fondamentale, non ancora previsto nelle legislazione degli altri paesi europei, e cioè la punibilità per il solo fatto di appartenere ad un’associazione di tipo mafioso, ma in particolare prevedeva il contrasto e l’aggressione ai patrimoni delle organizzazioni. Si capì dunque, l’onorevole La Torre capì, che era necessario affiancare alle indagini sulle persone mafiose, quelle sui loro capitali. Si comprese quindi che la vera forza, il vero contrasto alla criminalità organizzata non potesse prescindere dall’attacco diretto alle economie illegali. Da queste considerazioni e dalle novità legislative introdotte di recente dal governo Berlusconi è nata l’esigenza, da parte della società civile e della magistratura, di confrontarsi su un terreno decisivo per un reale impegno antimafia.

«Sicuramente l’aggressione ai patrimoni mafiosi è un punto nevralgico – ha dichiarato Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto di Palermo – da un trentennio, da quando è entrate in vigore la legge “Rognoni – La Torre”, che credo sia stato il vero salto di qualità nell’approccio alla questione mafia sia dal punto di vista giudiziario che economico-sociale». Ingroia sottolinea però che lo stato attuale di contrasto patrimoniale e dunque sociale, segna un periodo di stasi dovuto soprattutto ad un irrobustimento dell’azione repressiva sottolineata, nel dibattito politico, enfatizzando i successi dovuti alla cattura dei latitanti. Ma sul fronte del contrasto economico-patrimoniale, i mezzi a disposizione delle forze di polizia e delle procure non sono sufficienti. Se dovesse essere approvata la recente riforma sulle intercettazioni lo saranno ancora meno.

Contro la inadeguatezza dei mezzi a disposizione dell’autorità giudiziaria, punta il dito anche Filippo Beatrice, sostituto procuratore presso la Procura Nazionale Antimafia, sottolineando anche la difficoltà di doversi confrontare con procedure sempre più complesse e sofisticate, che non agevolano il percorso di riutilizzazione dei beni a fini sociali e dunque non sempre si riesce a dare il segnale forte di contrasto attraverso il riuso. Beatrice sottolinea anche come sia fondamentale, in questo settore, la coordinazione e la cooperazione giudiziaria, necessaria specialmente per garantire il contrasto contro quei beni e quelle attività che rappresentano il cuore pulsante del sistema di potere economico-mafioso.  Proprio sul binomio coordinazione e cooperazione realizzerà una funzione fondamentale la neo costituita Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose.

Il neo direttore Mario Morcone ha infatti preso parte al seminario prendendo nota dei molteplici suggerimenti che gli sono stati rivolti garantendo massima collaborazione e coordinazione con magistratura, società civile e mondo del volontariato. Morcone ha inoltre ribadito che l’agenzia avrà delle sedi distaccate, una anche in Campania. Sulle funzioni dell’Agenzia nazionale interviene Menditto, sottolineando soprattutto quella di studio delle criticità che inizialmente erano proprio dei giudici e degli amministratori giudiziari e che adesso ricadranno sull’Agenzia.

Criticità che dovranno essere assolutamente eliminate «perché – ha sottolineato Rita Sanlorenzo, segretario nazionale di Magistratura Democratica – le mafie devono essere colpite nel possesso dei beni, ossia nella dimostrazione visiva della loro potenza». Proprio quest’azione di contrasto così forte e decisa, segna il passaggio da una società assuefatta ad una società democratica. Un passaggio fondamentale che non può prescindere però dal rispetto delle istituzioni e dei compiti propri di ogni organo costituzionale del nostro paese. Sanlorenzo torna quindi sul tema della difesa della indipendenza della magistratura ribadendo come sia fondamentale la compartecipazione della società civile e di quanti lavorano per garantire e difendere lo stato di diritto.

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