Annamaria Cancellieri: “Quarto come nel `92”

di aldocimmino

Ci risiamo. “L`infiltrazione camorristica all`interno degli organi elettivi del comune di Quartosoprattutto per quanto attiene al controllo del settore edilizio nella zona, ha da tempo determinato una serie di attività amministrative palesemente illecite, che si sono concretizzate nell`adozione di deliberazioni consiliari strumentalmente collegate al rilascio di concessioni edilizie illegittime”.

Ministro Cancellieri? No, Vincenzo Scotti. Era il 9 aprile 1992 quando l’allora ministro degli interni, chiedeva che il consiglio comunale di Quarto venisse sciolto per infiltrazioni camorristiche. Oggi è cambiato il titolare del dicastero (attualmente affidato ad Angelino Alfano) ma non la sostanza. Lo stesso meccanismo criminale del ’92 lo ha descritto Annamaria Cancellieri nella sua relazione al Presidente della Repubblica, poche settimane fa quando era al Ministero degli Interni (oggi è a quello della Giustizia).

A Quarto la camorra controlla il mercato immobiliare. E lo fa con disinvoltura. Almeno, fa notare la relazione del prefetto Musolino, nel 1990 ancora non era stato approvato il piano regolatore che venne adottato solo nel 1991 e nel 1996 modificato. E sebbene la pianificazione urbanistica dell’amministrazione si sia fermata molto probabilmente al ’96, non sì è mai fermata l’evoluzione del fenomeno dell’abusivismo edilizio che da oltre 20 anni ha rappresentato la maggiore fonte di potere economico e di controllo del territorio del clan Nuvoletta – Polverino.

Oggi infatti – si legge nella relazione prefettizia del febbraio 2013 – non si procede più alla realizzazione ex novo di fabbricati in dispregio di qualsiasi norma urbanistica, ma nel rispetto formale della normativa, risultano, negli anni aumentate a dismisura le richieste di condono, nonché le istanze di licenza per la costruzione di case coloniche” per utilizzo agricolo e puntualmente senza alcuna connotazione agricola. 

A questo poi si aggiunge lo stratagemma del “piano casa” grazie al quale i proprietari di tali strutture chiedono il cambio di destinazione d’uso con un ampliamento del 20 per cento o l’abbattimento e la ricostruzione con un aumento del 35 per cento. Tutto questo è stato possibile, e lo ha scritto il Ministro Cancellieri nella sua relazione al capo dello stato, perché è stata sempre assicurata una continuità di certa politica sin dal 2001.

Dato, questo, che si è palesato chiaramente quando nel mese di maggio del 2011 la direzione distrettuale antimafia di Napoli richiese un’ordinanza di custodia cautelare per 39 persone ritenute affiliate, a vario titolo, al clan Polverino.

Tra queste, appunto, Armando Chiaro, candidato alle elezioni del 2011 tra le file del PDL, e Salvatore Camerlingo, esponente della lista “Noi Sud” collegata alla coalizione del candidato sindaco del Pdl, Massimo Carandente Giarrusso, poi effettivamente eletto. E non fu il solo. Anche Armando Chiaro fu eletto con ben 400 preferenze, nonostante fosse in carcere. Voti che andarono tutti alla coalizione del centro-destra guidata da Giarrusso.

Ecco allora che il ministro scrive ancora che “nella   tornata elettorale del 2011 l`interessamento della locale organizzazione criminale è  giunto fino alla  presentazione  di  una lista collegata al sindaco poi effettivamente eletto e quindi all`individuazione dei candidati  da far votare”.

Insomma la camorra  occupò letteralmente i posti di amministrazione della città, come peraltro sottolineò già la direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale del 2011. Non a caso in altro passaggio del documento ministeriale, la Cancellieri ha attribuito al primo cittadino (che nell’inchiesta del maggio 2011 a tutt’oggi non risulta indagato) un ruolo attivo nella realizzazione degli interessi “altri” rispetto a quelli collettivi dei cittadini.

Ma la relazione ministeriale si spinge oltre toccando la struttura burocratica dell’amministrazione quartese. In un passaggio del documento, infatti, il ministro dice che “in particolare è emerso, con riguardo al settore dell`urbanistica, come la criminalità organizzata attraverso  propri referenti abbia potuto fare affidamento sulla collaborazione offerta da alcuni funzionari, i quali hanno sempre operato fattivamente  per la risoluzione delle istanze della menzionata associazione”.

Il coinvolgimento dei funzionari dell’ufficio tecnico comunale chiude il cerchio: politica – imprenditoria – tecnico infedele. 

Schema che risale ai tempi di Tangentopoli e che in alcune realtà permane ancora oggi, tanto da far discutere ancora sulla effettività della legge che disciplina la materia dello scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose, che non attacca adeguatamente anche la struttura tecnico-burocratica dell’amministrazione colpita dal provvedimento di rigore.

Non a caso, infatti, la Commissione d’accesso disposta dal prefetto ha fatto emergere chiaramente gravi illegittimità nel settore degli appalti di lavori pubblici: affidamenti diretti, procedure di somma urgenza, eccessivi ribassi fino al 50 per cento, assegnazione di lavori ad imprese già destinatarie di interdittiva antimafia.

Insomma se la vicenda amministrativa pare ora risolta con il decreto del Presidente della repubblica che ha disposto l’amministrazione straordinaria del comune di Quarto, pare proprio che l’operazione “polvere” del maggio 2011 sia stata solo l’inizio dell’attuale romanzo criminale quartese.

 

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