Soldi pubblici sul territorio, obiettivo comune: tenere lontana la camorra

di aldocimmino

Intervista al Procuratore Aggiunto Federico Cafiero De Raho, capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli

Il Capo della DDA Cafiero De RahoPrevenire e contrastare le mani e gli appetiti della camorra sulle opportunità di sviluppo e di finanziamento pubblico è una questione sulla quale sono intervenuti recentemente diversi rappresentanti delle Istituzioni locali e ella società civile. Ne abbiamo parlato con il Capo della Dda di Napoli.

Procuratore De Raho, una serie di ingenti fondi pubblici, soprattutto europei, sta interessando il territorio flegreo, quali pericoli si potrebbero intravedere?

L’esperienza giudiziaria insegna che, ogni qualvolta ci siano flussi finanziari consistenti, le mafie tendendo ad intercettarli e a convertire, a loro favore, una quota di questi flussi. Di volta in volta il settore in cui è possibile inserirsi è determinato proprio dalle circostanze di investimento dei flussi stessi.

Questa è una vecchia storia …

Infatti. Pensiamo per esempio ai fondi che servirono per la ricostruzione del post-terremoto ‘80. La camorra intercettò quei fondi infiltrandosi nei lavori che vennero eseguiti e, laddove vi erano gli appalti pubblici, riuscì ad affermarsi ottenendone l’affidamento e assicurandosi una fetta consistente, facendo lavorare le proprie imprese attraverso un patto trilaterale: camorra – imprese – politica.

Non sembra essere cambiato molto da allora …

Oggi però esistono, anche nella società civile, strumenti validi come osservatori sulla camorra, ed esistono, per le amministrazioni che effettivamente sono interessate a contrastare il fenomeno, delle reti di approfondimento e di conoscenza. Ma la prima cosa che deve fare un’amministrazione effettivamente diligente è verificare quali siano i soggetti economici che si avvicinano e intendono intercettare questi grossi flussi finanziari.

Si spieghi meglio

Io credo, per fare un esempio, che sia necessario inviare alle prefetture e alle stesse procure gli elenchi delle imprese che aspirano a conseguire i lavori, fare osservare in modo molto attento le regole del subappalto ed è opportuno anche che  la stessa amministrazioni controlli effettivamente i cantieri.

In questi contesti come funziona il meccanismo estorsivo?

La camorra oggi non è più una banda di persone che si sono avventurate nel campo criminale, ma si tratta di un’organizzazione a tutti gli effetti. È evidente che di fronte ad un flusso finanziario così imponente l’organizzazione camorristica non interviene con l’estorsione sull’impresa. Non prevedo che la camorra si comporti cosi. Il pericolo maggiore è che la stessa impresa, che si presenta alle gare d’appalto, sia formata da soggetti interni all’organizzazione criminale o espressione di essa. Che l’impresa utilizzi uomini o mezzi che provengono dalla camorra.

È la nota questione  dei cosiddetti noli a freddo o a caldo, insomma …

Certo, stiamo parlando di tutte quelle forme di insidiose infiltrazioni della camorra nei lavori e l’esperienza dovrebbe insegnarci che bisogna tentare di controllarli nel miglior modo possibile.

Qual è il migliore modo possibile secondo lei?

Controlli costanti sui cantieri. Non è sufficiente che venga sottoposta sotto i riflettori soltanto la fase di conferimento dell’appalto, è necessario poi controllare di frequente l’esecuzione dell’appalto, anche perché non sempre il soggetto che riceve l’appalto corrisponde a quello che lo esegue, soprattutto quando i subappalti vengono autorizzati o avvengono senza alcuna autorizzazione.

Che ruolo ha la corruzione in tutta questa storia? 

La corruzione c’entra in quanto è il primo canale d’illegalità, nel senso che le regole vengono innanzitutto violate quando il soggetto preposto al controllo è esso stesso addomesticato all’esigenze della camorra. Anche nell’ambito delle indagini sviluppate in altri territori è emerso, infatti, che non vi è intimidazione perché il soggetto pubblico sia addomesticato, vi è piuttosto la dazione di danaro o di altre utilità perché poi il lavoro dell’impresa camorrista venga svolto in assenza di controllo o fastidi.

E il mondo delle imprese?

La grande impresa è quella che rischia di più in questo momento perché è quella che ha portato avanti, almeno nel Sud, la nostra economia ed è quella impresa che deve evitare di essere infiltrata, acquisita, costretta e occupata dalla camorra.

I cittadini possono avere un ruolo in questo scenario?

I cittadini hanno certamente un ruolo, forse marginale in quanto è difficile identificare dall’esterno il soggetto economico-imprenditoriale della camorra infiltrato. Pur tuttavia, vi sono segnali evidenti che possono essere riferiti agli appartenenti alle forze dell’ordine e io direi soprattutto ai gradi più elevati. Credo, inoltre, che ci sia nel futuro una prospettiva migliore, che presuppone l’unione di tutte le forze migliori della società, nella quale la camorra resterà sempre più isolata e costretta ad allontanarsi sempre più da questi territori.

pubblicato su www.liniziativa.net