Bacoli, un altro bene confiscato non utilizzato

di aldocimmino

Il bene sarebbe ancora nelle disponibilità di Salvatore Di Meo. Edificio abusivo ma terreno recuperabile.

 

Sempre la stessa storia. Un bene confiscato a Bacoli che non viene riutilizzato. Villa Ferretti ? No, questa volta, si tratta di un fabbricato sottratto alla disponibilità di Salvatore Di Meo , altro braccio destro diRosario Pariante, entrambi arrestati nel settembre del 2002. Il fabbricato di via Silio Italico è oggi un bene confiscato dallo Stato me nelle mani dei congiunti di Di Meo, quest’ultimo ritenuto dai giudici “indiziato di appartenere ad associazione mafiosa” e dunque socialmente pericoloso.

Questi, infatti, sono i requisiti necessari per poter sottrarre i patrimoni alle organizzazioni mafiose. Requisiti che i giudici hanno riconosciuto esistenti, tanto da pronunciare un decreto di confisca ai danni di Di Meo che però indirettamente o forse anche direttamente, continua a godere di quel bene sottoposto a confisca. Singolare, infatti, quanto si legge in una relazione di servizio della polizia locale di Bacoli, risalente al maggio del 2011, nella quale si scrive che “è di tutta evidenza che l’immobile è nella disponibilità del Sig. Di Meo, avendo egli stesso dichiarato di poter consentire l’accesso alla sola presenza del legale di fiducia”. Secondo dati ufficiali delle istituzioni preposte, infatti, il bene sarebbe occupato dalla moglie di Salvatore di Meo e dal figlio Luigi.

In verità l’unico a dover consentire l’accesso a chicchessia, a rigor di norma prima che di logica, dovrebbe essere ormai la sola Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, almeno fin quando il bene non passi nella disponibilità del comune di Bacoli. Passaggio questo che non sembra ancora essere avvenuto per vari motivi.

Dell’aprile del 2011, è infatti datata una richiesta dell’Agenzia Nazionale rivolta all’amministrazione comunale di “manifestare con cortese sollecitudine il proprio interesse all’utilizzazione” del bene in questione; bene confiscato in primo grado nel 2004 e definitivamente sottratto al clan nel 2010.

Ma l’amministrazione, nella persona del sindaco Ermanno Schiano, avrebbe dichiarato di non volersene occupare. Le forze politiche d’opposizione della città hanno riportato, con un comunicato stampa dello scorso settembre, un confronto avuto con il primo cittadino, che avrebbe dichiarato l’indisponibilità dell’amministrazione a manifestare interesse per l’acquisizione del bene confiscato a patrimonio indisponibile del comune. Il motivo sarebbe l’abusività del bene stesso edificato senza i necessari titoli di legge e dunque destinato alla demolizione.

In effetti la zona, in cui insiste il bene confiscato, è sottoposta ad alcuni vincoli ambientali. In particolare ilPiano Territoriale Paesistico (Ptp) che comprende l’intero territorio dei comuni di Bacoli, Pozzuoli e Monte di Procida, e che tutela il territorio circostante, oltre che vietare l’ampliamento di volumi esistenti.

Secondo la legge, dunque, non è possibile costruire ulteriormente rispetto alle strutture edilizie esistenti che non siano previste dal Piano Regolatore Generale (Prg), che non può subire alcuna variazione approvabile in consiglio comunale dato che il Ptp dei Campi Flegrei rappresenta norma vincolante e prevalente rispetto al Prg.

Ben tre ordinanze di demolizione hanno infatti colpito il bene confiscato a Salvatore Di Meo. Una nel 1999 all’atto della costruzione dell’immobile, l’altra nel 2000 ed infine l’ultima del febbraio 2002 nella quale si legge che i lavori erano stati proseguiti nonostante le precedenti ordinanze mai attuate.

Un bene confiscato abusivo è certamente un bene da abbattere, specialmente se sottoposto a vincoli paesistici, ma una volta abbattuto l’immobile abusivo, resta pur sempre un suolo confiscato del quale l’amministrazione dovrebbe occuparsi. Se è vero che il vincolo di legge non è certamente interpretabile diversamente, il decreto ministeriale  del 1999, che approva il Ptp dei Campi Flegrei, consente determinati usi del suolo. Nella zona definita “P.I.R.” che ricomprende anche via Silio Italico, per esempio, la legge permette l’uso agricolo dei terreni. Quante esperienze di riutilizzo sociale, infatti, dei beni confiscati vedono impegnate cooperative sociali che oltre a restituire dignità all’economia locale, martoriata dai vari affari camorrisitici, diventano opportunità di lavoro e di reinserimento sociale.

Ma oggi, allo stato dei fatti ed in estrema sintesi, sul territorio comunale di Bacoli insistono due beni confiscati che rappresentano la sconfitta dell’amministrazione Schiano nella lotta contro la camorra. Da un lato Villa Ferretti con circa tre milioni di euro spesi tra fondi europei e somme provenienti dalle casse comunali e che giace ancora inutilizzata senza nessuna prospettiva di riutilizzo per fini sociali.

Dall’altro il comodo rurale di via Silio Italico completamente abusivo e occupato dai familiari di un appartenente al clan Pariante del quale il sindaco e il governo cittadino non dimostrano nessun interesse ad occuparsene.

Se il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenta il vero contrasto sociale alle mafie, quello più importante perché sottrae loro consenso e accresce la fiducia nelle istituzione, oltre che restituire alla cittadinanza ciò che è stato sottratto con la violenza mafiosa, a questo punto sorge spontaneo domandarsi se l’amministrazione Schiano sia in grado, politicamente e amministrativamente, di dare segnali forti di contrasto e discontinuità con la realtà camorristica che inquina il territorio di Bacoli.

 

pubblicato su www.liniziativa.net