Brindisi, il clima è pesante

di aldocimmino

Quaderni e zainetti. Per terra, insieme a scarpe e frammenti di tessuti e di abiti. Saranno stati jeans di qualche giovanissimo. Appartenevano agli studenti dell’istituto “Francesca Morvillo Falcone” di Brindisi.

Ora sono di tutti. Dopo l’esplosione del 19 maggio scorso, quei quaderni e quegli zainetti che nelle foto divulgate giacciono per terra, mezzi bruciati e dilaniati, sono di tutti i cittadini italiani. La responsabilità è di tutti gli italiani onesti che hanno perso il coraggio di parlare e di denunciare. Ma di fronte ad una bomba esplosa in una scuola. Di fronte a studenti rimasti feriti e uccisi, in seguito ad un gesto che ripiomba il Paese in anni bui della nostra storia, di fronte al terrore e all’ennesima ferita aperta in seno alla democrazia. Come è possibile tacere? Qual è il senso di un gesto terroristico come questo?

Molti hanno rievocato il fantasma della stagione stragista e terroristica. Gli inquirenti, per adesso, sono sulle tracce del bombarolo e dei suoi complici. Le ipotesi sono tante. Dal delitto passionale, quasi immediatamente escluso, alla matrice mafiosa, a quella politica. Oppure un gesto di uno sconsiderato.

Esperti procuratori della Repubblica, magistrati antimafia, hanno escluso che dietro questo vile gesto ci sia la mafia. “La mafia cerca consenso – si dice – e questo gesto lo allontana”. Ma quali attività della mafia possono creare consenso? Quale discorso convincente, possono sostenere i mafiosi sperando che alla fine qualcuno applauda? I fatti stessi, certo, smentiscono la risposta, quasi ovvia, che sottende a queste domande. Ma per un attimo pensiamoci. Non è sempre stata la mafia che nel ’96 sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima di una vendetta trasversale?

Qualcuno potrebbe obiettare che il piccolo Di Matteo, era pur sempre figlio di un affiliato alla cosca e che, data la collaborazione con la giustizia da parte del padre, Santino, l’uccisione del figlio rientrasse nelle normali “buone pratiche” della mafia. Fare pulizia interna, insomma. Tipico della mafia. Se sia tipico o meno non importa. Di certo sciogliere nell’acido un ragazzino di circa dodici anni, non attira più consensi di quanto possa fare una bomba piazzata all’ingresso di una scuola e fatta esplodere, nell’istante preciso in cui i ragazzi si apprestavano a varcare i cancelli dell’istituto. E poi, in questo anno in cui ricorre il ventennale delle stragi del ’92. Ma scusate, come può la mafia creare consensi facendo saltare in aria pezzi d’autostrada? Creando crateri di metri nel bel mezzo delle strade di una città?

La mafia non crea consenso. Ma impone una dittatura attraverso la logica del terrore e la compiacenza di uomini sedicenti dello Stato. Gli stessi che poi, quando chiamati a rispondere della loro scelta di concludere patti scellerati, affermano “io non sono stato” e dicono il vero. Non sono Stato. Sono altro dallo Stato che di fatto hanno indegnamente sfruttato, disonorato. L’esplosione di Brindisi è, certo, un atto terroristico, indipendentemente dalla matrice che dovrà essere accertata dagli inquirenti

E poi è un attacco alla scuola. Uno spregevole attacco ad uno dei pilastri della democrazia del nostro Paese. La scuola, questa straniere nella sua terra, subisce ogni giorno colpi durissimi. Se da un lato le varie riforme, che sono state varate in quest’ultimo ventennio da varie forze politiche e di governo, ne hanno indebolito, se non, in certi casi, annullato, l’essenziale funzione di presidio di legalità e di democrazia sul territorio, l’attentato di qualche giorno fa va oltre.

La scuola, da sempre zona franca, luogo di sviluppo della personalità umana e delle relazioni sociali, oggi viene attaccato fisicamente. In un contesto di forti tensioni sociali, dovute ad un’incessante crisi economica e della politica, il quadro è desolante. Se a cadere sono tutte le formazioni sociali, nelle quali dovrebbe svilupparsi la persona umana, allora ci si rende conto che la posta in gioco, in questo momento è davvero alta. Se da un lato la politica partitica, nella maggior parte dei casi, ha fallito. Se il fenomeno partitico maggiormente accreditato tra le genti è quello con slogan a “cinque stelle” contro i partiti e la politica in generale. Se lo stato sociale, o come si dice Welfare State, ha fallito anch’esso facendo dilagare l’ingiustizia sociale, allora l’attentato di Brindisi si inserisce in un contesto di delegittimazione dello stato democratico.

Anche in questo caso sarà stato un danno collaterale e qualcuno dirà che i ragazzi stavano al posto sbagliato nel momento sbagliato?

Di certo il Paese dei cittadini onesti e innamorati della tradizione democratica e costituzionale del loro Paese, dovranno riprendere a parlare. Dovranno riprendere ad occupare gli spazi di democrazia che spettano loro di diritto. E non quello “divino” che consente di adagiarsi sulla via delle fatalità “perché cosi deve andare”. Quello è un diritto che faticosamente altri italiani onesti, prima di noi, si sono conquistati. E non permette di adagiarsi ma pretende di essere difeso strenuamente. Chiama tutti alla proprie responsabilità.

Pubblicato su www.liniziativa.net