Camorra, politica ed economia: giro di vite sul territorio flegreo

di aldocimmino

Il recente arresto di Polverino in Spagna, pone interrogativi sulle sorti del potere camorristico nei campi flegrei anche alla luce delle dichiarazioni di nuovi pentiti

Un’operazione congiunta dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e dell’Uco (Unidad Central Operativa) della Guardia Civil spagnola, ha portato, nella giornata del sette marzo, all’arresto di Giuseppe Polverino. Il cinquantatreenne, boss dell’omonimo clan, era latitante da circa cinque anni.

Non sorprende che sia stato arrestato proprio in Spagna, sia perché la “latitanza iberica” è una caratteristica di molti boss della camorra, sia perché proprio la relazione della Dna (Direzione Nazionale Antimafia), dello scorso dicembre, aveva messo in luce come gli affari relativi all’organizzazione dello spaccio di stupefacenti, avevano determinato la scelta del boss di stabilirsi in Spagna. Dalla penisola ispanica il padrino di Marano e di Quarto, territori ritenuti dalla stessa Dna feudi del potere camorristico di Polverino, intrecciava i fiorenti affari dello spaccio di droga con quelli del reinvestimento immobiliari sviluppatosi, quest’ultimo, specialmente in Catalogna.

Di fatto l’operazione coordinata dai pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera, hanno portato anche al sequestro di un patrimonio dal valore di circa un miliardo di euro.

Appezzamenti di terreno, ville, box auto, tutti beni che rappresentano certamente il risultato di operazioni di riciclaggio di denaro. Soldi ottenuti non soltanto con lo spaccio di droga, ma anche con le attività estorsive che, come specificato dai magistrati dell’antimafia, opprimono soprattutto i territori di Pozzuoli e di Quarto.

Oggi Polverino è stato arrestato ma le attività criminali, che facevano capo alla sua reggenza, continuano ad essere gestite dai suoi luogotenenti.

Una circostanza non da poco, che gli stessi magistrati dell’antimafia sentirono l’esigenza di sottolineare.

Si legge infatti, nella relazione annuale della Procura nazionale antimafia, che i gregari di Polverino, nell’erronea convinzione di un boss troppo lontano per occuparsi del territorio, avevano cominciato la scalata al potere contendendosi una leadership effettiva.

Se, dunque, questo appare lo scenario prima dell’arresto di Polverino, viene da chiedersi, oggi, con un clan decapitato, quali equilibri potrebbero saltare, rispetto al controllo del territorio e degli affari criminali fin ora comunque governati da Polverino.

Una guerra intestina? Probabilmente. Potrebbe essere la conseguenza più facilmente immaginabile, se si volesse seguire un percorso logico, ma che non tenga conto di una serie di elementi che pure devono essere ricollegati all’arresto di questi giorni. Di fatto, le manette scattate ai polsi di Polverino sono sicuramente il risultato di un lavoro eccellente di magistratura e forze dell’ordine, ma che non può essere considerato come avvenimento a se stante.

La cattura del boss deve essere letto congiuntamente ad una certa instabilità dell’attuale amministrazione comunale di Quarto che, già gravata dalla vicenda politica, degli ultimi giorni, relativa alla discarica del Castagnaro, si ritrova a fare i conti anche con questioni giudiziarie, che ne hanno segnato la nascita.

Come gli arresti per camorra che scattarono nei confronti del candidato alle scorse elezioni comunali, Salvatore Camerlingo (Noi Sud), cugino di Salvatore Liccardi, capo-zona del clan a Quarto, e nei confronti del capogruppo del Pdl nel Consiglio comunale quartese, Armando Chiaro, che è risultato, dalle indagini della magistratura, molto vicino proprio a Giuseppe Polverino, anch’egli candidato.

A chiudere il cerchio, poi, ci sarebbero le dichiarazioni dei pentiti.

Quelle rese dal collaboratore di giustizia, Roberto Perrone, che starebbe raccontando ai magistrati i segreti del malaffare quartese, e riferendo informazioni sulle collusioni politiche ed imprenditoriali del territorio. Le dichiarazioni di Gaetano D’Ausilio e quelle che saranno rese da Biagio Di Lanno in seguito alla sua recentissima scelta di collaborare con la giustizia.

E a questo punto, più che di una guerra intestina al clan, che potrebbe scatenarsi in seguito all’arresto di Giuseppe Polverino, i poteri occulti quartesi, come sembra risultare anche dall’opinione pubblica, potrebbero temere la possibilità di un maxiblitz che recida le probabili connessioni tra politica – mafia – economia sul territorio flegreo.

“L’arresto di Polverino – dichiara Luigi Cuomo, coordinatore nazionale di “Sos Impresa” – è una notizia straordinaria che getta una luce di speranza sul territorio, ma non basta. È necessario – continua Cuomo – che la società civile sia pronta ad occupare tutti gli spazi che si verranno a creare”.

Uno di questi è senza dubbio l’informazione. “Timida – ha sottolineato ancora Cuomo – è stata quella locala nei confronti della notizia dell’arresto del boss. Segno che si ha paura”. Un ulteriore elemento, questo, che fa pensare ad una “malapinata” ben radicata sui territori dell’area flegrea.

Pubblicato sul numero 51 de “L’Iniziativa” Mensile di approfondimento, cultura e informazione indipendente