Centomila a Genova contro le mafie

di aldocimmino

La società civile in corteo nella XVII giornata nazionale di Libera. Don Ciotti, “il vero problema è la zona grigia del Paese”

Oltre centomila persone ieri alla “Porta d’Europa”. Associazioni, scuole, istituzioni e cittadini hanno marciato per le vie di Genova nella “XVII Giornata nazionale della memoria e dell’Impegno” ogni anno promossa da Libera e Avviso Pubblico.

Un lungo corteo che da piazza della Vittoria ha raggiunto dopo circa due chilometri piazza Caricamento, dove dal palco si sono alternate le testimonianze dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Circa novecento nomi. Cinquecento i familiari presenti che ogni anno, da quando Libera è nata, accompagnano costantemente la società civile in un percorso di verità e giustizia.

Un corteo colorato e comunicativo, specialmente per lo spezzone costituito dalla rete di Libera in Campania. Caserta, Napoli, Salerno e Benevento compatte nel ricordare le vittime innocenti del proprio territorio. Un immagine di una rete campana unita nella lotta contro le mafie. “È la prospettiva della memoria che cambia la realtà” ha affermato, ieri uno dei partecipanti in marcia. Proprio la giornata nazionale di Libera, infatti, vuole dare un messaggio forte di alternativa. Mutare la prospettiva dalla quale si guarda l’impegno civile contro le mafie.

Non solo polizia e forze dell’ordine, ma cittadini corresponsabili e impegnati nella costruzione di un cambiamento che parta proprio dalla memoria e dalla testimonianza di queste storie. Il cerchio si chiude allora. “Non c’è giustizia senza verità” sottolinea don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, che ieri ha tenuto il discorso dal palco a conclusione della manifestazione.

Don Ciotti, rivolgendosi ai familiari, punta il dito contro gli ostacoli che non mettono la parola fine ad alcuni omicidi mafiosi di donne e uomini innocenti di cui ancora non si conosce la verità. “Un Paese che si definisce civile – ha detto Ciotti – deve cercare la verità e garantirla per tutti i cittadini evitando che le Istituzioni ristagnino nella zona grigia”. La “zona grigia” però è anche nella Chiesa. E contro questa don Ciotti non si risparmia. “Ci vuole più radicalità, più fermezza – ha dichiarato Ciotti – i mafiosi sono fuori dalla comunione con la Chiesa ma lo sono anche le facce d’angelo”.

Dal palco di piazza Caricamento, il presidente nazionale di Libera, si scaglia contro chi ha sostenuto, a livello politico e tecnico, l’inutilizzabilità e l’inutilità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Proprio dopo l’annullamento della Cassazione, nei giorni scorsi, della sentenza d’Appello che condannava il senatore Marcello Dell’Utri (Pdl) a nove anni di carcere, appunto, per concorso esterno in associazione mafiosa: “non siamo qui per giudicare nessuno – ha detto don Ciotti – ma il concorso esterno in associazione mafiosa esiste ed è stato utile alla magistratura per incidere nella zona grigia – aggingendo – negare, cancellare il concorso esterno in associazione mafiosa potrebbe far parte di una strategia”.

Libera si è spesa contro la corruzione sin dal 1996 con quella petizione popolare che raccolse un milione di firme, per chiedere al Parlamento l’approvazione di una legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e la confisca ai corrotti.

La legge sul riutilizzo sociale dei beni fu approvata ma di norme anti corruzione neanche l’ombra. Quello di don Ciotti, però, non è certo un monito isolato.

Il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha infatti sottolineato la necessità di un impegno della politica a garantire trasparenza e moralità.

Anche il Governo di Mario Monti ha previsto un’accelerazione del dibattito politico in vista della totale attuazione della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, sottoscritta dall’Italia già nel ’99 ma mai ancora recepita dalla legge italiana.

pubblicato su www.liniziativa.net