La Procura Antimafia, la camorra imprenditrice nei Campi Flegrei

di aldocimmino

Dallo spaccio di droga all’estorsione, al controllo nel settore della ristorazione e del turismo, la Direzione nazionale antimafia traccia il profilo della camorra flegrea

Sono otto i riferimenti all’area flegrea su circa 736 pagine. Forse pochi, forse non specifici. Ma accanto ad ognuno di questi si racconta di una camorra imprenditrice fortemente radicata sul territorio dei Campi Flegrei. È quanto emerge dalla relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia che traccia il profilo di una camorra che investe e che fa affari e che in silenzio, anche se non sempre, intreccia legami con i poteri politico-istituzionali locali.

Insomma per niente una camorra di basso profilo, ma la stessa consorteria criminale che è presente sul resto del territorio campano e nazionale. Una relazione, quella della Procura nazionale antimafia, particolarmente interessante, per il territorio flegreo, in quanto maggiormente dettagliata rispetto agli ultimi due anni. Si legge, ora, di una camorra e di una classe politica e imprenditoriale locale, e non solo, che sottrae occasioni di sviluppo economico e sociale nei Campi Flegrei.

Due i comuni interessati dall’analisi effettuata dai magistrati antimafia; il comune di Quarto e quello di Pozzuoli. Ma andiamo con ordine.

Il territorio del Comune di Quarto

Molti i riferimenti al territorio del comune di Quarto legato, si legge nella relazione della DNA, alla leadership di Giuseppe Polverino. Quest’ultimo, ritenuto dalla magistratura, boss anche di Marano di Napoli, è attivamente operante in Spagna.

La sua lontananza avrebbe determinato una serie di tensioni tra i suoi luogotenenti, in questi territori dove l’omonimo clan è egemone, per affermare una nuova leadership criminale nella erronea convinzione, si legge ancora nella relazione, che il boss fosse troppo lontano.

E a quanto pare, la distanza non è davvero un ostacolo alla realizzazione delle attività illecite se nella relazione si continua a leggere che, i territorio di Quarto e di Marano di Napoli restano tradizionalmente i feudi del potere camorristico facente capo a Polverino.

Ma si sottolinea, inoltre, che l’azione del boss è protesa da un lato verso la penisola iberica, dall’altro volta ad esercitare una consistente pressione estorsiva su quei territori dov’è egemone e dunque anche su Quarto, a danno dei commercianti e dei costruttori.

Torna ancora una volta il tema dell’edilizia e l’attenzione che il potere camorristico continua ad esercitare per garantire un controllo assoluto nel settore delle costruzioni. Dal movimento terra alla produzione e distribuzione del calcestruzzo. Ed è proprio questo il settore privilegiato dai clan, anche in terra flegrea, forse per la capacità che ha di attivare, specialmente nel meridione, finanziamenti tanto privati quanto pubblici.

Del resto i primi passi di questo potentato economico furono mossi nel 1982 con la “SO.GE.ME.” poi trasformatasi in “Bitum Beton” fino a giungere alla Co.Na.C. S.r.l., impresa che operava direttamente sul territorio di Quarto e rappresentava punto di snodo degli interessi economico-criminali degli imprenditori Agizza, del clan Nuvoletta di Marano e del clan dei Casalesi.

Ma tornando alla pressione estorsiva, è proprio tale attività criminale, esercitata anche nel territorio di Quarto, rileva dunque la relazione, ad essere stata la maggiore voce di entrata illecita che ha permesso al boss Polverino di pianificare una strategia degli affari criminali, che prevedeva l’allargamento delle rotte dello spaccio appunto in Spagna.

Del resto il clan Polverino è ritenuto, dalla magistratura, in una posizione di evidente monopolio nell’ambito del traffico di hashish.

Non solo lo distribuisce sui territori di Marano e di Quarto, sui quali ha il pieno controllo criminale, ma riesce anche a rifornire gli altri clan operanti in Campania e non solo.

Tutto questo è stato possibile, ed è questa una delle componenti sociali che va maggiormente evidenziata, grazie ad un reticolo di soggetti che sul territorio sono in grado di costituire realtà imprenditoriali organiche alla stessa consorteria camorristica.

Un colpo mortale alle potenzialità di sviluppo di un territorio che non genera lavoro ma sfruttamento delle risorse umane ed economiche a vantaggio di affari illeciti, la cui rilevanza è certamente extraterritoriale.

Ed infine la politica. Su tale profilo la Direzione nazionale antimafia usa espressioni decisamente in contrasto con chi sostiene l’eccezionalità di fenomeni di collusione politica. Si legge infatti, nel documento della DNA, che “sono gli stessi esponenti del clan (Polverino) a decidere di candidarsi alle elezioni comunali di Quarto, dando cosi corpo ad un’ancor più inquietante occupazione criminale delle istituzioni, allo scopo di poter assumere direttamente alcune decisioni politico – amministrative”.

La relazione si riferisce, in particolare, agli arresti che hanno caratterizzato la campagna elettorale dell’attuale sindaco di Quarto Giarrusso. Le manette, infatti, sono scattate ai polsi di un candidato del Pdl alle elezioni comunali, Salvatore Camerlingo e del capogruppo del Pdl nel consiglio comunale di Quarto.

In entrambi i casi si sono accertati rapporti di parentela e privilegiati con il boss Polverino.

Il territorio del Comune di Pozzuoli

Quanto al Comune di Pozzuoli, la Procura nazionale rileva una pressante attività estorsiva da parte delle organizzazioni camorristiche facenti capo, ancor oggi, al clan Longobardi.

La consorteria criminale puteolana si è inoltre affacciata al redditizio affare dei videopoker.

Risulta infatti dalle indagini che il clan ha affiancato, alle pretese estorsive, anche l’imposizione circa l’installazione di videopoker.

Ma ciò che desta maggiori preoccupazioni e l’analisi condotta dalla magistratura antimafia circa la capacità di reinvestire i proventi illeciti nella realizzazione di attività imprenditoriali cosiddette legali.

Non solo la capacità di reinvestire ma anche quella di coinvolgere professionisti come avvocati, commercialisti, imprenditori, che mettono a disposizione delle cosche il loro Know-how per la realizzazione di imprese specialmente nel settore della ristorazione e nel turismo.  Preoccupa ciò che si legge nella relazione in riferimento a questo tipo di insediamenti che sarebbero estremamente presenti sul territorio di Pozzuoli.

pubblicato su www.liniziativa.net