Cosentino, “no” della Camera all’arresto del deputato Pdl

di aldocimmino

Ecco come la sua presunta reggenza criminale interessa i territori flegrei, a partire dagli anni ‘80

Sale ancora il debito di giustizia dell’Italia. La Camera dei Deputati ha respinto giovedì 12 gennaio la richiesta d’arresto nei confronti del deputato del Pdl, Nicola Cosentino. Il provvedimento, che era stato inviato dal Gip Egle Pilla lo scorso 5 dicembre 2011, non ha convinto, per usare un eufemismo, i 309 deputati che hanno votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Cosentino. E non è la prima volta che una richiesta di questo genere viene inoltrata al Presidente della Camera. Già nel Novembre del 2009 il Gip Raffaele Piccirillo inviava la richiesta di autorizzazione a procedere proprio nei confronti del deputato e coordinatore regionale campano del Pdl, nell’ambito di una più vasta inchiesta anche sulla società Eco4 s.p.a.

La storia si ripete. Dopo il voto favorevole della Giunta per le autorizzazioni, la Camera respinge quell’unico atto che potrebbe convincere i cittadini italiani di quanto si legge nell’articolo 3 della Costituzione. E cioè che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E sì, perché quello che i magistrati contestano a Cosentino, e cioè il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, comprendente svariate implicazioni del deputato del Pdl, in miriade di affari criminali, è tanto che nessun cittadino che non fosse deputato, forse, potrebbe mai uscirne indenne.

Ma la sua posizione di rappresentante delle Istituzioni è, forse, anche l’effetto di un potere accumulato nel tempo. Non bisogna dimenticare, infatti, che le definizioni che usano i giudici per qualificare il ruolo del Cosentino nell’organizzazione camorristica, sono esplicite e molto gravi. Nel Novembre 2009 il Gip Piccirillo scrive: “I rapporti di affinità familiare, comune estrazione territoriale e acclarata confidenza/gratitudine impediscono, allo stato, di ritenere credibili argomenti difensivi che siano incentrati sul tema dell’inconsapevolezza dell’indagato circa l’estrazione camorristica dei soggetti con i quali venne di volta in volta a relazionarsi”. A distanza di circa due anni il Gip Egle Pilla scrive addirittura che Cosentino sarebbe garante di un sistema di governo della camorra a Casal di Principe.

L’influenza dei casalesi sul territorio flegreo

Ma chi è davvero Nicola Cosentino e cosa significa essere garante del governo della camorra in alcuni territori? E fin dove si estende questo governo? A queste domande risponde certamente una vecchia sentenza del Tribunale di Napoli che nel lontano dicembre 2006 condannava per mafia, tra gli altri, Gennaro Longobardi a sedici anni di reclusione e tremilacinquecento euro di multa. Longobardi, definito dai giudici come il capo del clan camorristico di Pozzuoli, era referente di un territorio molto frequentato dagli esponenti del clan dei casalesi. Una terra di affari che è stata oggetto di molti incontri, raccontati dai collaboratori di giustizia del calibro di Dario De Simone.

Quest’ultimo, uomo di spicco del clan casalese, ha raccontato delle frequentazioni con Gennaro Longobardi e degli “ottimi rapporti” con la camorra di Pozzuoli. Ma racconta anche gli incontri di affari e le intercessioni “dei casalesi” presso gli affiliati ai clan puteolani perché lasciassero in pace le iniziative imprenditoriali di soggetti collegati alla mafia casertana. De Simone racconta ai giudici, infatti, di aver incontrato molte volte il boss di Pozzuoli. Di averlo fatto anche in relazione ad una richiesta di estorsione, ad opera del gruppo di Longobardi, ai danni di Raffaele Diana, uno dei casalesi, che stava svolgendo dei lavori sul territorio di Pozzuoli. Quello stesso Raffaele Diana inserito nell’elenco dei superlatitanti, considerato dalla magistratura un imprenditore mafioso e arrestato lo scorso 3 maggio 2009. Lo stesso che alcuni altri collaboratori di giustizia, come Domenico Frascogna, hanno raccontato di essere in rapporti proprio con Cosentino.

Assai interessanti appaiono anche le dichiarazioni di Carmine Schiavone in ordine a tentativi di estorsione da parte del Longobardi, e del suo gruppo, nei confronti della concessionaria “Fiat Azzurra” di Pozzuoli. La concessionaria, infatti, svolgeva un ruolo importante nell’ambito degli affari illeciti dei casalesi legati al movimento terra e costruzioni. Si legge nella stessa sentenza dei giudici della terza sezione penale del Tribunale di Napoli, che la concessionaria era legata al gruppo da rapporti di amicizia e forniva camion per il movimento terra. Un ulteriore elemento per ritenere che il clan Longobardi fosse in rapporti più che di amicizia, di sudditanza con il clan dei casalesi. Le dichiarazioni di Schiavone raccontano, dunque, del loro intervento perché Longobardi ritirasse le sue pretese estorsive, in quanto quelli della Fiat Azzurra “sono amici nostri”, e si accontentasse di un regalo.

Quello del movimento terra, di fatto lo rilevano tutti gli atti giudiziari prodotti contro il clan dei casalesi, ha rappresentato una delle attività più redditizie della camorra casertana a partire dagli anni ’80. Ed è singolare come intorno a quelle date tutto coincida. Sin dagli anni ’80 infatti Cosentino è ritenuto dai magistrati referente politico dei casalesi. Ed è sempre intorno agli anni del “post terremoto” che nascono le grandi iniziative imprenditoriali nel settore della ricostruzione e dunque della produzione e commercializzazione del cemento e del movimento terra. Anche nel territorio flegreo, il cui epicentro di questa propagazione imprenditorial-camorristica è certamente rappresentato dal complesso ex cementificio di Quarto ora confiscato alla criminalità organizzata. E sono proprio gli anni ’80 a rappresentare quello spartiacque tra la camorra di Raffaele Cutolo e i sodalizi della Nuova Famiglia. Quest’ultimi, cominciano ad intessere rapporti con il potere politico attraverso il pagamento di tangenti legate alla ricostruzione post terremoto.

Insomma, Nicola Cosentino, sulla cui reputazione pende una richiesta d’arresto per mafia, sarebbe dunque garante di un sistema di governo della camorra. Sistema che certamente si estende, e non da oggi, sui territori dei Comuni flegrei. Ma nonostante questo la Camera dei Deputati, oggi, ha ancora una volta detto no al suo arresto.

pubblicato su www.liniziativa.net