Chi è Michele Zagaria, arrestato dopo 16 anni di latitanza

di aldocimmino

L’ultimo boss della camorra casalese è espressione di intrecci politico-affaristici che durano dal 1980

La cronaca

Casapesenna, 6.20 del mattino del 7 dicembre. Il piccolo comune casertano è invaso da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. La notizia comincia a diffondersi. Arrestato Michele Zagaria. Dopo 16 anni di latitanza finalmente si conclude la storia criminale dell’ultimo boss casalese.“Mi arrendo, ha vinto lo Stato”, sono state le uniche parole del superboss che di cose da raccontare ai magistrati ne avrà sicuramente parecchie. Queste sue parole lasciano presagire ad una collaborazione sicura con lo Stato. In ogni caso il suo arresto mette la parola fine alla sua reggenza criminale.

La storia

Ma chi è Michele Zagaria? Il suo nome, infatti, è legato a tutte quelle operazioni criminali che vanno dalla distribuzione dei prodotti Parmalat, in Campania, ai grandi affari dei centri commerciali più grossi d’Italia. Zagaria, insieme al clan napoletano Moccia, era uno dei maggiori soci campani di Parmalat e Cirio. Ma la famiglia dei Zagaria è anche legata agli appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie dell’alta velocità tra Napoli e Roma. Addirittura, secondo le indagini della Dda di Napoli, il clan legato ai Zagaria aveva fatto accordi preventivi con le ‘ndrine calabresi per spartirsi eventuali appalti e subappalti per la costruzione delle linee ferroviarie fino a Reggio Calabria.

Per non parlare delle infiltrazioni nel mercato del movimento terra e del calcestruzzo che ha rappresentato una dei maggiori strumenti di accumulazione di capitali e di controllo del territorio. Siamo nei primi anni ’80 a ridosso del terremoto in Irpinia che sconvolse la Campania. E quelle crepe, generate dalla violenza del terremoto, rappresentarono gli spazi fisici entro i quali la camorra si insinuò. Quelle crepe volevano dire affari nella ricostruzione post-terremoto, agganci politici, appalti, controllo del territorio. Di certo non si poteva pretendere che l’organizzazione camorristica rimanesse estranea a quella pioggia di finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione delle zone distrutte dal sisma. Così nacque la “Bitum Beton”, direttamente collegabile al boss Lorenzo Nuvoletta dell’omonimo clan; e poi nacque la General Beton riferibile ad Antonio Bardellino ed infine l’ “Annunziata Calcestruzzi” riconducibile a Mario Iovine. È singolare la coincidenza delle iniziative di queste società che traduce, di fatto, la coincidenza degli interessi camorristici del clan dei Casalesi. Non dimentichiamoci che in quegli anni sono proprio i Nuvoletta a stringere un patto d’acciaio con i capi della camorra casertana Carmine Alfieri e Antonio Bardellino.

Dunque, l’ombra di questi tre colossi mafiosi del cemento armato si allungava fino all’area flegrea, in particolare fino al comune di Quarto. Ebbene quest’ombra comincia a dilatarsi partendo dalle fondamenta della società “Sogeme” che parte con un fatturato stimabile oggi in circa 400 milioni delle vecchie lire. Siamo nel 1980. La “Sogeme” diventa poi la “Bitum Beton” che cambia l’oggetto della sua attività imprenditoriale per occuparsi di gestione di appalti, costruzioni, calcestruzzi. Cosi si passa dai 400 milioni ai 6 miliardi di vecchie lire in un solo anno. Com’è possibile che, in breve periodo, il fatturato aumenti di circa cinque miliardi di lire? Basta citare i nomi che balzarono alle cronache di quei tempi. Siamo nel 1988 e le inchieste portano a collegare nomi di colletti bianchi alle alte sfere della camorra. Sono nomi del calibro dell’ex Dc Enzo Scotti e Paolo Cirino Pomicino che meglio esprimono il senso di quel patto scellerato tra politica e camorra.

Stando, infatti, alle accuse delle inchieste datate 1988, sarebbero state le complicità di questi soggetti a garantire la gestione criminale delle risorse pubbliche finalizzate alla ricostruzione che interessava anche Pozzuoli, colpita dal bradisismo in quegli stessi anni. E quando non era la “Bitum Beton” ad agire direttamente entravano in scena le società collegate come la “Puteolana Calcestruzzi” passata poi con il nome di Co.Na.C S.r.l. (Compagnia Puteolana Calcestruzzi).La società, come chiarisce la Corte d’Appello di Napoli, trae origine, appunto, dalla Puteolana Calcestruzzi fondata nel 1982 dai tre figli maschi di Lorenzo Nuvoletta, da Gaetano Iacolare, da Domenico Romano e da Umberto Ilardi, oltre che prevedere la partecipazione degli imprenditori Agizza. Ed è sempre la Corte d’Appello di Napoli a specificare che l’intesa raggiunta tra Nuvoletta e Romano per costituire la Co.Na.C. S.r.l. era finalizzato a bissare il successo economico della “Bitum Beton” S.p.A. utilizzando metodi di penetrazione nel mercato del calcestruzzo, basati sulla forza dell’intimidazione camorristica. Oggi della Co.Na.C. S.r.l. non restano che ruderi industriali e un terreno di circa 13 mila metri quadrati situati a via Marmolito (ex via Vectigalia) nel comune di Quarto (flegreo), confiscati dalla magistratura di prevenzione e in attesa di essere destinato per fini sociali cosi come previsto dalla legge.

Intrecci e condizionamenti

Tutto questo mette in luce non soltanto la dimensione economica affaristica del clan dei casalesi della quale certamente Michele Zagaria si è avvalso, e per la quale oggi nel suo curriculum criminale compare come imprenditore del movimento terra anche in Emilia Romagna, ma evidenzia anche una fitta rete di collusioni e corruzioni che determinano un controllo del territorio che, si avvia con le grandi imprese mafiose degli anni ’80 e arriva fino ai giorni nostri interessando anche l’area flegrea. E d’altronde la storia dei movimenti terra e delle costruzioni non è solo storia di ieri. Ne è la prova la nuova richiesta d’arresto (appena un giorno prima dell’arresto di Zagaria), da parte della Dda di Napoli, nei confronti dell’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl in Campania, Nicola Cosentino. L’accusa, secondo i magistrati napoletani, è quella di essere stato il protagonista della gestione degli affari del clan dei casalesi e quindi essere la causa del condizionamento delle scelte elettorali a Casal di Principe visto che, è la stessa Procura di Napoli a definirlo cosi pesantemente, Cosentino è ritenuto il referente politico della mafia casalese. In questa stessa inchiesta, inoltre, è stato raggiunto da un avviso di garanzia, per violazione delle norme relative alla materia bancaria, l’attuale Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. Lo stesso Cesaro che poco tempo fa è apparso a Pozzuoli la stessa notte nella quale alcuni consiglieri comunali sfiduciavano, di fatto, con le loro dimissioni, l’ex sindaco puteolano Agostino Magliulo.

Oltre la dietrologia, alla luce di questi importanti risultati di magistratura e forze dell’ordine, è tangibile una certa pressione politico/economica/amministrativa, che sta svelando intrecci e reti criminali che certamente interessano anche il territorio flegreo.

 

pubblicato su: www.liniziativa.net