Vandalizzato il Parco dedicato a don Peppino Diana

di aldocimmino

È il terzo episodio in un mese, il presidio di Libera a Casal di Principe invierà una lettera al prefetto

Scritte ingiuriose, panchine distrutte, un intero parco vandalizzato. Accade a Casal di Principe, nel casertano. Per la terza volta, in poche settimane, l’unico punto di incontro e socializzazione della città casertana, subisce i gesti vandalici di ignoti. Segnali inquietanti che offendono la memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata. E si perché il parco, l’unico parco di Casal di Principe, è intitolato a Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Non solo, ma accanto alla targa in memoria di Salvatore Nuvoletta, carabiniere anch’egli vittima innocente della criminalità camorristica, sono stati disegnati kalashnikov.

Dunque danni materiali, certamente, ma che hanno un preciso valore simbolico di offesa all’antimafia e all’antimafia sociale. Immediata la risposta della società civile che non retrocede. Non è di molto tempo fa, accadeva a luglio scorso, la notizia di beni confiscati riutilizzati ma vandalizzati a Casal di Principe. Anche in quell’occasione la reazione sociale fu netta e precisa. Al di là delle possibili ipotesi di un’unica regia che dia un senso unitario e complessivo a tutti questi atti gravissimi, sta di fatto che le associazioni, le cooperative e i cittadini comuni, resistono e puntuali fanno sentire la loro risposta. Sebbene in queste circostanze la domanda più frequente diventa: Come leggere tali atti in terra di camorra?, posto che in tali contesti urbani nulla accade per caso e sarebbe un grave errore leggere tali atti come semplici bravate, c’è un dato che deve essere sottolineato e che deve far pensare. La illegalità diffusa non trova più quel terreno fertile di un tempo. Non c’è più inerzia e rassegnazione di fronte ad atti del genere che suscitano tutto lo sdegno possibile. Non solo in coloro che hanno scelto di battersi per questo da tempo, ma anche in quei cittadini che non fanno parte di nessuna associazione o cooperativa o movimento che sia. Ed è quello che accaduto, per due volte, al Parco Don Diana.

Due volte violato, due volte risanato. Come a sottolineare che la città ormai non è più terra di nessuno ma appartiene hai legittimi proprietari. Le cittadine e i cittadini, i bambini che avevano tutto il diritto di giocare con le giostre installate nel parco, anch’esse distrutte. Verranno adesso riacquistate grazie all’impegno dell’associazione “Jerry Essan Masslo”. Ma non è l’unica ad assumersi l’impegno economico del risanamento del parco. Tutti noi, a turno, contribuiremo economicamente alla risistemazione del Parco – dichiara Mirella Letizia responsabile del coordinamento di Libera a Casal di Principe – che ha già visto un intervento di pulizia da parte di ragazzi, scout e cittadini” E si perché il Coordinamento, al quale aderiscono cooperative ed associazioni afferenti alla rete di Libera Caserta, ha deciso di programmare una serie di interventi a difesa dello spazio pubblico e di conseguenza della memoria a cui il parco e dedicato. Non solo ma sarà inviata anche una lettera al Prefetto, sempre a firma di Libera, per chiedere coinvolgimento e per far riflettere su un dato chiaro ed evidente. Nonostante il territorio sia militarizzato non è per niente garantito l’ordine pubblico ne tanto meno l’azione sociale portata avanti con fatica e coraggio. Forse è davvero necessario che le istituzioni preposte cambino l’approccio al tema legalità in certi territori.

Oltre a mostrare i muscoli lo Stato, le amministrazioni locali e le istituzioni cittadine, mostrino la reale volontà di gettare le premesse per la possibile trasformazione sociale dei territori.

pubblicato su: www.liberainformazione.org