Osservatorio sui beni confiscati

di aldocimmino

Villa Ferretti, verso la firma dell’accordo di programma

Sarà firmata l’intesa tra Comune di Bacoli e consorzio “Interuniversitario” ma con molti interrogativi

Con l’appuntamento del prossimo 5 luglio si chiude un ennesima tappa della questione riutilizzo sociale di Villa Ferretti. Almeno cosi sembra. Si perché il progetto del Comune adesso arriva alla fase della firma del concordato tra il primo cittadino di Bacoli e il presidente del Consorzio Interuniversitario “Civiltà del Mediterraneo”. L’amministrazione comunale di Bacoli, dunque, continua a procedere spedita per la sua strada. Neanche l’opposizione dei consiglieri del Pd può nulla perché, in effetti, la questione Villa Ferretti pare che metta d’accordo tutti. “Finalmente” un caso di linee politiche condivise. Ma torniamo al progetto, dal nome “Un cammino verso l’integrazione”, varato dall’amministrazione per tentare di rispettare quanto la legge 109/96 impone alle amministrazioni comunali, in tema di riutilizzo sociale dei beni confiscati alla camorra. Un progetto lussuoso nei contenuti e che fa onore al più alto intento di diffusione e promozione della cultura, almeno sulla carta.

Tre le azioni previste dal progetto. “Sotto il mare” relativa alle attività subacquee. Poi c’è la sezione “Sopra il mare” che riguarda invece l’allestimento di un Museo Civico della pesca e della mitilicoltura e delle arti marinare. Infine la sezione “Sulle Rive del Mediterraneo” per affrontare un discorso culturale improntato all’integrazione anche interreligiosa. Tutto molto interessante peccato che nell’intero documento di presentazione del progetto stesso non vi sia la voce “costi”. Ebbene si, non si sa a quanto ammonta l’importo per realizzare questo progetto ne tanto meno con quali finanziamenti il Comune intende far fronte alle spese legate alla realizzazione del progetto. Non solo. Andiamo con ordine. È interessante proseguire nella lettura del progetto approvato, dal Consiglio comunale di Bacoli, lo scorso 18 maggio. Innanzitutto a dir poco imbarazzante la prima parte relativa ai “Cenni Storici” di Villa Ferretti. Si può infatti leggere che la Villa sarebbe stata confiscata grazia ad “un’ordinanza emessa dal Tribunale di Napoli ai sensi della legge 7 marzo 1996 n. 109”. Ecco come si spiega il perché, Ermanno Schiano sindaco di Bacoli, fa tanta confusione sulla questione del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali se non si sa neanche quale legge obbliga il comune al riutilizzo sociale dei beni stessi.

E infatti la legge, grazie alla quale il Tribunale può emettere decreti di confisca (e non ordinanze), è la numero 575 del 1965, cosi come fu modificata da quell’importantissima legge nota con il nome del suo massimo ispiratore, Pio La Torre, che per la prima volta, nel 1982, introduceva il sequestro e la confisca antimafia dei beni dei mafiosi. Tutto questo la dice lunga, quantomeno,  sulla capacità e la preparazione dell’amministrazione bacolese in fatto di riutilizzo sociale dei beni sottratti alle mafie. Ma continuando a sfogliare le pagine del progetto ci si imbatte in alcune grosse contraddizioni. Nel documento si legge, infatti, che le finalità sono quelle di avviare finalmente discorsi volti all’integrazione, alla cultura della diversità come risorsa e alla promozione della cittadinanza attiva. Belle prospettive, certamente, che il sindaco Schiano, nei fatti, ha già smentito. In che modo? Sbattendo, com’è noto, la porta in faccia ad associazioni che lavorano quotidianamente per la legalità e la solidarietà dimostrando, quantomeno, intolleranza e poca sensibilità.

Ma la parte più sorprendente è nella sezione del documento dedicata agli obiettivi che si vorrebbero raggiungere, attuando le linee programmatiche denominate “Sopra il mare”. E, udite udite, si legge che si intende “favorire l’integrazione nel tessuto sociale – tra le altre cose – di soggetti disabili”. E, allora, i ragazzi disabili delle associazioni “Tutti a Scuola” e “Nuovi Orizzonti”? Quegli stessi ragazzi che, grazie alla barca confiscata destinata all’associazione “Asgam – Onlus”, vivevano Villa Ferretti e le acque che bagnano la sua spiaggia? Perché questi giovani con disabilità sono stata cacciati via? Non avrebbero potuto coesistere con le intenzioni dell’amministrazione e fare di Villa Ferretti un polo d’eccellenza di cultura e solidarietà? O forse quei ragazzi disabili sono di serie B? E, invero, gli interrogativi continuano.

Si può leggere, sempre nel progetto di “riutilizzo sociale” del Comune, laddove descrive l’allocazione delle sezioni, che una parte del fabbricato della Villa, lo ricordiamo confiscata alla camorra e quindi necessariamente vincolata al riutilizzo sociale, sarà destinato a “Shop” e “Bar”.  Ma uno shop e un bar quali finalità sociali possono perseguire? Saranno gestiti da volontari che gratuitamente si daranno al commercio? E la stessa attività dello Shop avverrà sulla base dell’antico istituto del baratto per sfuggire alle obiezioni circa il carattere lucroso dell’attività? Insomma la prossima settimana il Comune firmerà quest’accordo di programma con il Consorzio Interuniversitario.  Insieme a questo dovrà gestire le attività in progetto. Ma a legger quanto scritto c’è da essere, a dir poco perplessi, su quale fine farà Villa Ferretti.  

Pubblicato su www.liniziativa.net 

(http://www.liniziativa.net//news/?id_news=797&INCHIESTA&path=10 )

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