“Resistere, resistere, resistere”, oggi come ieri

di aldocimmino

L’Antifascismo. Questa parola indica una componente gentica della nostra Democrazia. La nostra Carta Costituzionale si genera proprio da quell’esperienza che ha portato tantissimi partigiani alla morte e alla gloria. L’Antifascismo è qualcosa di concreto e reale che, a distanza di 68 anni, ancora lo si può percepire perchè principio ispiratore di tutto il nostro assetto costituzionale ed istituzionale. Ma oggi è necessaria una grande sensibilità. Quell’8 settembre 1943 rappresenta l’inizio della fondamentale esperienza della Resistenza che terminerà il 25 aprile 1945 quando i partigiani liberarono Milano e Torino dall’occupazione nazifascista. Non è solo un momento storico di fondamentale importanza, dal quale trarre la genesi di tutto il nostro essere Stato di diritto e democratico, o almeno cosi dovrebbe essere. Ma si tratta di soffermarsi sullo spirito della Nazione Italia.

Sullo spirito stesso degli italiani che mossi dalla passione civile e dall’esigenza di sviluppare la propria personalità, hanno contribuito a rovesciare le sorti di un destino di schiavitù e occupazione degradante. Non riconoscere questo significa essere complici di un delitto intollerabile. Significa disconoscere tutto quel sangue di quanti credettero in un Paese unito e libero, tanto da sacrificare la propria vita. Non riconoscere il coraggio e il ruolo fondamentale di tutti quelli che, con onore sono oggi ricordati come i partigiani della nostra nazione, significa ancora compiere un delitto di inaudita violenza ed ignoranza. Nessuno vorrebbe macchiarsi di tali crimini eccetto quanti, anche quest’anno, hanno dimostrato di non essere altro che uomini, ma solo per le loro fattezze d’uomo, che vivono nel nulla assoluto. Non sono italiani quanti hanno affermato che la Liberazione è solo una “pseudofesta nazionale” o quanti hanno gettato “ombre e dubbi tra i partigiani”. E questo non solo perchè si offenderebbe l’immagine dei partigiani. Ma sopratutto perchè significa essere implicitamente possibilisti e complici di quello che ha rappresentato l’occupazione nazifascista in Italia.

Negare infatti l’impegno dei partigiani e adombrare il loro fondamentale ruolo, che si svolse anche in modo strutturale allorchè il 9 settembre 1943 venne fondato il Comitato di Liberazione Nazionale, significa dire implicitamente che è tutta una farsa. Significa negare quella carica distruttiva che ebbe il fascismo sulla nostra democrazia. Significa autorizzare tante menti non pensanti di questo paese ad immaginare un fascismo buono e accettabile. Un fascismo che faceva bene al Paese e che tutto sommato “che cosa volevano questi partigiani”? D’altronde è questo il messaggio, diffuso in questi giorni, con dei manifesti che al suono del 25 aprile inneggianvano alla “pasquetta”.

Ecco la liberazione delle destre e delle correnti reazionarie. La liberazione di “casatielli e pastiere”. La liberazione dell’oscenità del potere e delle persone di potere. Un delirio di onnipotenza che ripropone un fascismo nuovo e di potenza rinnovata. La dittatura del pensiero si, ma questa volta attraverso l’ostentazione della più gretta e indecente tracotanza umana. Una violenta e furiosa regressione della mente umana come capace di concepire il potere solo in connessione alle esigenze fisiche di un corpo. Se ci pensate bene è il corpo e le sue esigenze che stanno trasformando il nostro Stato in un coacervo di ingiustizie, corruzioni, razzismi, mafiosità e degenerazioni continue. Non mi riferisco soltanto alle vicende ultime del cosiddetto “Ruby Gate”, processo che vede imputato il presidente del Consiglio per i reati di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, ma anche in riferimento a tutte quelle vicende processuali che dovrebbero implicare la limitazione della libertà personale di Berlusconi.

Questo perchè egli è indagato e imputato in molti procedimenti e processi che hanno come effetto non l’affermazione della giustizia ma l’irrobustimento di un’assetto dittatoriale che vede Berlusconi sempre più chiudersi in quel fortino di leggi “ad personam” sperando che la bufera passi in fretta e le mura del fortino restino in piedi. E per difendere e rafforzare queste mura illegittime, Berlusconi e i sui sferrano attacchi mortali alla magistratura, alla Corte Costituzionale, al Presidente della Repubblica, al Parlamento, ormai ridotto ad un organo di mero passaggio formale dei provvedimenti dittatoriali del Governo, insomma a tutte quelle istituzioni democratiche che assicurano la separazione dei poteri e scongiurano, o almeno avrebbero dovuto scongiurare, un nuovo ventennio. Che di fatto staimo vivendo pienamente.

Dal ’94 ad oggi, infatti, da quando l’imprenditore Silvio Berlusconi si è dato alla politica, è vero, è cominciata una persecuzione ma ai danni della democrazia e dei diritti umani. Una condanna a morte per la giustizia e la moralità, intesa come etica del pubblico potere. Un massacro di libertà fondamentali e dei principi di solidarietà politica, economica e sociale. Un eccidio di arte, cultura e formazione che ha come conseguenza il blocco della personalità umana e di quel progresso dell’anima che spinge gli uomini a vivere anche di principi e passioni civili. Che li fa affezionare ad un’identità nazionale ed umana. Che li spinge alla rabbia e dunque a combattere contro il pericolo di un imbarbarimento della loro essenza umana. Ecco allora cosa deve essere l’Antifascismo oggi. Non solo un momento storico, neanche tanto passato, ma quella consapenvolezza che ora, come allora,  è necessario resistere e combattere.

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