Contrastare i patrimoni mafiosi, un impegno istituzionale e sociale

di aldocimmino

Incontro di formazione presso la Corte d’Appello di Roma sulla prevenzione patrimoniale, tra gli aspetti giudiziari e sociali

Contrastare i patrimoni mafiosi. È questo, oggi, uno degli snodi cruciali nella lotta alle mafie che impegna tanto il versante dell’antimafia giudiziaria quanto quello dell’antimafia sociale. Questo è quanto emerso dall’incontro organizzato dal settore Formazione decentrata della Corte d’Appello di Roma e l’associazione Libera. Al tavolo dei lavori hanno preso parte, infatti, esperti e tecnici, presente il presidente della corte d’Appello di Roma, Giorgio Santacroce, che hanno illustrato alla platea, per lo più giovani magistrati, gli aspetti giuridici del sequestro e della confisca dei patrimoni alle organizzazioni criminali, ma anche esponenti dell’associazione Libera, presenti Davide Pati dell’ufficio di presidenza, e don Tonino Palmese, referente regionale di Libera per la Campania, che sin dal 1996 raccolse circa un milione di firme, in tutta Italia, per far approvare la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Dunque azione della magistratura di prevenzione e degli organi di polizia giudiziaria ma anche mondo dell’associazionismo e del volontariato che va a chiudere quel circolo virtuoso che comincia con il sequestro di un bene e si conclude con la sua riutilizzazione a fini sociali. Da un lato quindi si cerca di isolare e inaridire il terreno economico e finanziario sul quale fioriscono le mafie, dall’altro, perché tutto l’impegno giudiziario sia concretamente operante e si abbia una reale prevenzione antimafia, consegnare alla cittadinanza ciò che le mafie hanno sottratto alla collettività con la violenza e la sopraffazione. «D’altronde – ha detto Guglielmo Muntoni, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, le associazioni mafiose non sono associazioni ideologiche ma operano a fini di lucro, dunque sottrarre i loro patrimoni significa ridurre le finalità delle associazioni stesse».

Ma se tutto questo risulta di fondamentale importanza, ancor di più se i beni confiscati sono imprese ed aziende, per le quali non può essere ignorato nè il profilo produttivo nè quello occupazionale, è Franco La Torre, figlio dell’onorevole Pio La Torre al quale si deve la famosa legge che porta il suo nome e che ha introdotto, nel nostro ordinamento, oltre al reato di “associazione di tipo mafioso” anche il sistema delle misure di prevenzione patrimoniali, che solleva un interrogativo su come sia possibile che «dopo oltre dieci anni di impegno “Italia Lavoro”, agenzia tecnica del Ministero del Lavoro, chiude tutte le attività di assistenza tecnica mirate allo sviluppo e alla salvaguardia dell’occupazione nella gestione dei beni confiscati alle mafie?». Tutto questo, rileva ancora La Torre, impone di domandarsi se non sia il caso quanto meno di modificare l’impianto normativo attuale che imponga un approccio alle imprese confiscate, che nella maggior parte dei casi versano in situazioni debitorie gravi con la conseguenza di perdita di posti di lavoro, alla stregua di imprese in pre-crisi.

La Torre sottolinea, dunque, un aspetto assolutamente fondamentale nel quale si sostanzia in modo evidente il contrasto alle organizzazioni mafiose. Realizzare infatti l’inversione di un impresa e metterla in condizioni di produrre, facendola rientrare nell’ambito dei circuiti legali dell’economia, significa operare una profonda trasformazione sociale ed economica con effetti immediati tanto sul territorio locale quanto su quello nazionale. Oltre che sfatare il mito per il quale le mafie garantirebbero lavoro. Non è stato trascurato neanche il profilo di un fondamentale diritto che oggi il nostro Paese non può non garantire. Ed è il diritto alla memoria che oggi l’Italia deve difendere alla stregua di quei principi sanciti dalla Carta Costituzionale, se non fosse altro perchè per la difesa di quella Costituzione sono molti i servitori dello Stato che hanno perso la vita. Non solo ma anche tante persone comuni che hanno pagato con la loro vita la presenza di una dittatura criminale sul territorio. E se su quel territorio oggi possiamo scorgere e vivere ville, fabbricati, ed edifici molti dei quali intitolati alla memoria delle vittime innocenti, ecco che si chiude quel cerchio di memoria e impegno che passa attraverso l’opera delle istituzione e forze sociali.

pubblicato su  www.liberainformazione.org  (http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=14500)

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