Intervista a Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania

di aldocimmino

“Discariche, appalti, camorra: vi spiego l’emergenza rifiuti”

Le recenti proteste che si sono innalzate a Quarto, dopo che la Provincia di Napoli aveva individuato in questo comune flegreo un sito per l’apertura di un’ennesima discarica, sono state il pretesto per domandarci: come mai le discariche non sono la soluzione ne a Quarto ne altrove? Innanzitutto perchè la discarica ha un periodo di utilizzazione relativamente breve, dopo di che crea problemi riguardanti la sua gestione post-utilizzazione; due perché la discarica, concepita come le discariche attualmente utilizzate, non sono altro che fossi nei quali scaricare rifiuti tal-quale. Questo interrompe il ciclo integrato dei rifiuti. Non serve realizzare una discarica, serve piuttosto operare la riduzione e nelle discariche, che devono essere strutturate in un certo modo, secondo criteri previsti dal decreto 36, per esempio, deve essere messa solo una scarsissima tipologia di rifiuti con un tempo di utilizzazione (della discarica N.d.R.) di circa venti anni. Le discariche costruite nel periodo in cui Guido Bertolaso è stato commissario straordinario all’emergenza rifiuti, hanno tutte lo stesso difetto: scarsissima impermeabilizzazione, non ci sono indagini geo-morfologiche adeguate e, soprattutto, la captazione del percolato è sempre insufficiente. In tutte le discariche che io ho visto, hanno questo deficit progettuale.

Quali sorti hanno avuto queste discariche “fuorilegge”? Il problema è rappresentato dal fatto che in Campania vige il regime della legislazione straordinaria che conferisce a sua volta poteri straordinari che ti permettono di andare in deroga a qualsiasi tipo di legge: sanitaria, ambientale, la valutazione di impatto ambientale…il vero problema è “l’emergenza rifiuti”

Si spieghi meglio. Voglio dire che in virtù di questa proclamazione continua di un’emergenza rifiuti, grave, che è stata costruita ad arte in questi anni, si è data la possibilità, a pochissime persone, di approntare, di fretta e furia, fantomatiche soluzioni al problema.

Quando nasce “l’emergenza rifiuti” in Campania? L’emergenza rifiuti nasce nel ’94 quando lo Stato si rende conto che l’intera gestione della filiera dei rifiuti in Campania è gestita dalla camorra, fenomeno che in realtà risale alle ecomafie già degli anni ’70 e ’80. Lo Stato quindi requisisce queste vecchie cave e stabilisce che l’organizzazione del ciclo dei rifiuti in Campania passasse in mano ad un commissario straordinario con dei poteri particolari, che di anno in anno, dal ’94 ad oggi sono quasi 17 anni, gli vengono assegnati con efficacia maggiore ma solo per agevolarlo nella “violazione” di prassi e di norme ma ai fini della risoluzione del problema non c’è nessun valido apporto. Lo Stato poi, con l’organo del commissario straordinario, di fatto ha depotenziato i comuni rispetto alle loro responsabilità; non ha permesso a dipendenti comunali e dirigenti di formarsi sulla materia dei rifiuti, in quanto è tutto delegato al commissario, e questo ha depauperato la Regione di professionalità e si è andati avanti solo con i cosiddetti fossi.

E adesso? I fossi si sono riempiti, non c’è più spazio. Le ecomafie hanno scaricato, durante il corso degli anni, tonnellate e tonnellate di rifiuti, come dimostrano le varie indagini. Intanto la ditta che vinse la gara di appalto per la costruzione degli impianti di CDR (combustibile da rifiuti N.d.R), vale la pena ricordare che si tratta di una ditta del nord la Fibe, uno dei maggiori protagonisti del disastro dei rifiuti in Campania, ha realizzato degli impianti assolutamente non idonei con una tecnologia arretrata, i famosi sette impianti di CDR, che oggi sono denominati impianti Stir e quella specie di impianto ad Acerra che io definisco una specie di catorcio; tutto questo coacervo di omissioni e incompetenze, insieme all’assoluta assenza di impianti di compostaggio, tutti dimenticano che attualmente in Campania non esiste alcun impianto di compostaggio della frazione organica dei rifiuti, ha fatto si che in questi anni nessuno si ponesse mai il problema: le discariche, prima o poi, sarebbero finite e si è quindi andati avanti con proroghe senza mai porre al centro la questione della filiera. Ecco perché non la si può definire più semplicemente emergenza ma dobbiamo parlare di emergenza strutturata e organizzata sia per fini elettoralistici ma soprattutto per tutta una serie di compravendite di suoli, pubblici e non, e di appalti e sub appalti che adesso sono al vaglio della magistratura.

I commissario straordinari, in questo scenario, che ruolo hanno avuto? Sono stati Prefetti, uomini dello Stato, uomini della Protezione Civile, Presidenti di Regione e tutti hanno continuato a sfruttare quel modello emergenziale, nato in Campania, che di fatto ha militarizzato i territori ed io temo, ecco perché bisogna fare appello a tutti i cittadini e alle associazioni, che la stessa cosa possa riproporre con il nucleare. Perché questo modello che ferisce mortalmente la democrazia partecipativa e nel contempo far calare dall’alto soluzioni che dal punto di vista tecnologico sono assolutamente non valide, può essere una specie di “cavallo di troia” per far passare altri provvedimenti che non sarebbero in linea ne con la salvaguardia dell’ambiente ne tanto meno con la salute dei cittadini.

In che modo la camorra si è insinuata nel ciclo dei rifiuti?In questi anni la camorra ha organizzato e venduto un servizio nella totale disattenzione di chi doveva controllare, sostituendosi alla imprenditoria sana, sbaragliando la concorrenza mediante l’offerta di continui servizi a prezzi estremamente bassi. In secondo luogo, la collusione con il potere politico ha permesso l’ottenimento di autorizzazioni e permessi, anche quando non dovevano assolutamente essere concessi; in terzo luogo non va dimenticato l’apporto  dato da una piccola parte degli imprenditori del nord, ma che sono tra i maggiori produttori, e che hanno permesso, attraverso lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi, che le organizzazioni accumulassero capitali tali da investire poi in Campania sulla compravendita dei suoli e quindi la messa a disposizione di ampi spazi dove depositare rifiuti. Insomma, in questa fase, è come se ci fosse un sistema parallelo che interviene ogni qualvolta si acuisce lo stato d’emergenza con la messa a disposizione di suoli. Nella totale “distrazione” della politica e delle istituzionii-

Sulla distrazione delle “istituzioni” parla chiaro la nota della procura di Napoli sul caso del depuratore di Cuma. Nell’arco del 2005-2006, noi facemmo un dossier  “La mancata depurazione” nel quale lanciammo l’allarme proprio su Cuma. Ed è tutto collegato. In seguito ai controlli fatti sulle varie discariche ,mi accorsi che queste erano in grado di realizzare una super produzione di percolato, in quanto non veniva eliminata la frazione organica. Percolato, ed era del tutto evidente, privo di qualsiasi destinazione finale. Questo ci fece sorgere il sospetto. E infatti quel mare di veleno era convogliato, in maniera fraudolenta, negli impianti di depurazione che, in Campania, sono assolutamente inidonei. C’è infatti un contenzioso tra Regione e la ditta che dovrebbe assicurare la manutenzione ordinaria. In questo balletto di responsabilità, intanto gli impianti sono stati gravemente compromessi. Ci tengo a precisare che l’impiantistica dei depuratori in Campania è la spina dorsale del sistema di risoluzione dei problemi perchè crea un circolo virtuoso di controllo delle bellezze naturali da parte dei cittadini che si avvicinano alle coste, una volta depurate. 

Se alla magistratura spetta di indagare e giudicare i lati oscuri della immensa questione rifiuti ai cittadini e alla società civile spetta un giudizio forse politico…I cittadini, i comitati e le associazioni, hanno svolto un ruolo importantissimo in questi utlimi anni e devono continuare perchè è stato grazie ai nostri sopraluoghi presso le discariche che ci siamo accorti del percolato, grazie alle ronde dei cittadini che sono stati scoperti i camion fuorilegge e grazie alle pressioni dei comitati che in molti comuni si è dato avvio alla raccolta differenziata. Dunque il giudizio della magistratura dovra far luce su quello che ancora deve essere scoperto perchè la questione rifiuti non sarà chiusa qui.  Il giudizio dei cittadini dovrà invece essere da monito ma sopratutto scegliere  i rappresentanti politici tra quelli che hanno a cuore la questione rifiuti e non sia solo lo spot della campagna elettorale. È necessaria una nuova classe dirigente che abbia nelle proprie corde la questione ambientale. Indipendentemente dagli schieramenti. Perchè questo è un argomento che o abbraccia tutti oppure ci ritroveremo, secondo me, fra quattro o cinque anni, con seri problemi in Italia, perchè il resto dell’Italia non sta messa meglio.

Pubblicato sul n 41 de “L’Iniziativa” mensile di approfondimento e informazione indipendente dell’area flegrea, marzo
2011

Bookmark and Share