Se non ora quando?

di aldocimmino

230 le piazze italiane per recuperare la dignità del paese

Da Tokyo a New York, passando anche per l’Italia ovviamente, le donne del Belpaese sono scese in piazza per dire basta. Insieme a loro tanti uomini che hanno dimostrato che un’altra Italia è possibile. Lo scandalo “Ruby”, che vede, tra gli altri, indagato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per i reati di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, ha fatto esplodere l’indignazione di tante donne che oggi dicono no ad un sistema di potere maschilista e senza nessuna dignità. In 230 piazze italiane, da stamattina, sono moltissimi gli italiani che chiedono le dimissioni di un Premier che in quest’ultimo periodo, come emerge dalle inchieste, è stato molto occupato a risolvere spinosi problemi che affliggevano alcune ragazze “bisognose”. Un premier generoso, è stato detto, cosi generoso che, invece di risolvere questioni di natura politico-amministrativa, insomma governare, a palazzo Grazioli si festeggiava animatamente.  “Innocenti cene” hanno dichiarato i vari giullari di corte, pronti a proteggere il sovrano sprofondato nello scandalo.

Ma l’immagine di principesche cene a palazzo dove non si faceva altro che desinare e parlare di politica, risulta davvero difficile. Specialmente se si considerano le caratteristiche dei commensali. Tutte donne giovani (minorenni), molto belle e con nessuna esperienza di tipo politico o professionale che potesse giustificare una visita alla corte del re. Dunque dalle inchieste, portate avanti dai pubblici ministeri delle Procura di Milano ( è stato chiesto, da ultimo, il giudizio immediato per Berlusconi indagato insieme al direttore del tg4 Emilio Fede, Lele Mora e la consiglere regionale della Lombardia Nicole Minetti per i quali si procederà in via ordinaria) emerge uno scenario impressionante, almeno per una Repubblica democratica. Al di là del perbenismo e del falso moralismo, le inchieste ci raccontano di un Presidene del Consiglio senza scrupoli. Utilizzatore finale, come egli stesso ama definirsi, di un vero e proprio giro di prostituzione, che  impegna potere e soldi pubblici per ottenere favori sessuali a danno di minorenni. Se cosi non fosse sarà l’autorità giudiziaria a dimostrarlo, fatto sta che un uomo pubblico che ricopre una carica cosi importante come quella di Capo del Governo nazionale di un paese, può permettersi tutto e anche di più? Può mandare allo sfacelo una democrazia compromettendo tutti gli equilibri costituzionali? Può far degradare l’immagine dell’Italia nel mondo a paese di puttane e utilizzatori finali? Può urlare politicamente contro un altro fondamentale potere dello Stato creando conflitti istituzionali gravissimi? Sono questi gli interrogativi a cui dovranno rispondere gli italiani. A cui dovrà dare risposta quel popolo sovrano tanto invocato dallo stesso Premier. Popolo che deve prender coscienza del fatto che è veramente sovrano nella misura in cui riprende in mano le sorti del Paese. La democrazia di Berlusconi (che vuole tanti uomini buoni e speranzosi, lo diceva Mario Monicelli che la speranza è una brutta parola, perchè usata dai potenti per far stare buoni i sudditi “lavorate, state buoni e abbiate speranza, le cose cambieranno”) è quella delle campagne pubblicitarie, delle veline e di usi e costumi che siano per la gente come le paludi. Si sprofonda a poco a poco fino a quando sarà troppo tardi per reagire.

E intanto mentre si realizza questo immobilismo, tra sarete goliardiche e barzellette, la vera democrazia muore lentamente. Per sopravvivere ha bisogno proprio di quella reazione vitale del popolo sovrano che è tale se insorge e va ad occupare quel vuoto politico, quel nulla assoluto, lasciato da una classe dirigente che ha dimenticato il suo ruolo fondamentale, quello di rappresentare il popolo. E’ il popolo che conferisce potere alla classe dirigente e quello stesso popolo che si deve sostituire ad essa quando non è più in grado di esercitarlo. Il mondo arabo ce l’ha insegnato proprio di recente. Il popolo non deve dimenticare di essere sovrano, non deve dimenticare di essere depositario di un potere politico formidabile. 

Lo dice la Costituzione in ogni sua parte, qusi come se fosse un’ossessione; lo dice nell’art.1 “la sovranità appartiene al popolo”, lo dice nell’art. 71 “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi” ancora all’art.75 “è indetto referendum popolare” il che vuol dire che il popolo può abrogare le leggi fatte dal Parlamento e anche all’art.101 “la giustizia è amministrata in nome del popolo”. Insomma il popolo ha il dovere costituzionale di ribellarsi garantendo il rispetto della nostra Carta Fondamentale. Ecco perchè oggi si scende in piazza accanto alle donne la cui immagine è stata deturpata pubblicamente da comportamenti irresponsabili di chi detiene il potere. Perchè si è deturpata l’immagine delle donne e con essa, della politica, della giustizia, della democrazia. Si scende in piazza per destituire un governo che tiene in ostaggio le buone pratiche democratiche. Si protesta oggi e si protesta in questo presente perchè “se non ora quando?”

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