Osservatorio sui beni confiscati

di aldocimmino

Vandalizzato Capannone a Mondragone

229 mila euro i finanziamenti per la ristrutturazione completamenti sfumati

Via Domitiana, km 21. Circa 476 metri quadrati, il Capannone confiscato nel Comune di Mondragone. 229 mila euro i fondi spesi per i progetti di riqualificazione del bene. Attualmente completamente vandalizzato. Questa è la tragica condizione di un bene posto in un territorio simbolo continuamente massacrato dalla violenza camorristica. Le strutture industriali furono confiscate a Carlo Di Meo nel 1995 e sono passata al patrimonio indisponibile del Comune di Mondragone già nel 1999.

La destinazione d’uso dichiarata è quella di creare spazi di aggregazione per persone svantaggiate. Dunque partono i lavori di ripristino del bene che furono consegnati il 21 novembre 2007 e terminati, a seguito di sospensione, il 2 agosto 2008. Furono spesi complessivamente circa 225 mila euro a fronte di un finanziamento Pon sicurezza di 229 mila euro.

Lavori , a suo tempo, che sono consistiti in riqualificazione e ristrutturazione del Capannone ad uso industriale, compresi anche alcuni corpi di fabbrica situati in quest’area, ma anche interventi di bonifica volti all’eliminazione, tra l’altro, di coperture in amianto. Un’azione dunque, quella della riqualificazione, che ha restituito funzionalità al bene anche se la zona che lo circonda versa in condizioni di estremo degrado.

Ma a distanza di circa 3 anni da tutto questo, il Capannone di Via Domitiana non è altro che uno scheletro di cemento. Completamente distrutto, sono stati portati via dai sanitari agli infissi interni ed esterni, dall’impianto elettrico al tetto. Non solo permangono le difficoltà riscontrate dal soggetto gestore del bene, che in questo caso è lo stesso Comune di Mondragone, ad affidare il bene ad associazioni di volontariato, ma adesso si aggiunge il maggiore aggravio della devastazione che ha colpito il bene che annulla tutti gli sforzi fin ora fatti e riporta tutto al punto di partenza. L’azione spregevole che è stata compiuta su questo bene è di chiara firma camorristica. Evidente segnale che il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie vada davvero a colpire gli interessi economici delle organizzazioni.

Pubblicato sul n 39 de “L’Iniziativa” mensile di approfondimento e informazione indipendente dell’area flegrea gennaio 2011

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