Osservatorio sui beni confiscati

di aldocimmino

Ex Cementificio di Quarto, nuovo progetto della Giunta Secone, resta l’incognita della bonifica

Un progetto di riqualificazione dell’area che prevede la realizzazione di diversi spazi da destinare ad attività ludiche, ricreative, culturali e sportive. Questo è quanto si legge nel progetto di riqualificazione dell’ ex Cementifico, bene sottratto alla camorra nel 1998, presentato dal comune di Quarto nell’ambito del Piano Operativo Nazionale Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PON FESR) obiettivo Convergenza dal 2007 al 2013. Un book-cafè, la piazza con l’auditorium e le sale mostre, area giochi e verde attrezzato, un piccolo teatro sono alcune delle progettualità che ancora sono scritte in questi documenti. Ma lo stato dell’area dell’ex Cementificio, situato in Via Marmolito, resta, ad oggi, in stato di abbandono.

Un pò di storia

Il complesso venne confiscato, dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, definitivamente nel 1998. Il suo proprietario era Lorenzo Nuvoletta, boss potente dell’omonimo clan egemone sul  territorio di Marano di Napoli. Un immobile costituito da un vasto fondo di circa 13 mila metri quadrati che era utilizzato dalla camorra per la produzione di calcestruzzo cementizio impiegato nelle attività dell’abusivismo edilizio. Nel verbale di consegna dell’ottobre 2002, con il quale l’Agenzia del Demanio consegnava e trasferiva al Comune di Quarto il complesso ex Cementificio, si legge che nel fondo sorgono “alcuni corpi di fabbrica e altri manufatti”.

Si rendeva infatti subito necessario un intervento volto a bonificare l’area che nel frattempo era anche diventata deposito di rifiuti di ogni genere. È questo uno dei punti critici e ancora non ben chiari che avvolgono nell’ombra l’area di Via Marmolito. Già nel febbraio 2009, in occasione della visita al bene confiscato della scuola media state di quarto “De Filippo” l’allora assessore al Lavoro e alle Politiche Sociali, Dario Morisco, dichiarò che l’amministrazione locale era in attesa degli interventi di bonifica e recupero ma soprattutto dei dati che sarebbero risultati dalla caratterizzazione ambientale, in sostanza capire quali materiali, anche pericolosi, giacessero su quel territorio e in particolare se fosse presente o meno amianto. Dati la cui rilevazione comporta anche costi ingenti, che ancor oggi non sembrano essere mai pervenuti alle autorità competenti. Un’azione dunque assolutamente preliminare, ancor prima di mettere mano ai progetti per la realizzazione della destinazione sociale del bene come vuole la legge 109/96. La società (“Recam S.p.a.”) che avrebbe dovuto realizzare questi interventi sembra inoltre essersi dissolta nel nulla. La storia della “Recam S.p.a” inizia con la delibera della Giunta Regionale della campania n. 942 del Marzo 2003 che la costituiva come società mista con partecipazione della Regione Campania con una quota del 51% e da ITALIA LAVORO per la restante parte.  L’iter prosegue con delibera della Giunta Regionale n. 928 del 2008 con la quale la Regione Campania delibera le proposte di intervento che la stessa “Recam” presenta, tra cui anche “ l’intervento sul sito dell’area ex cementificio nel Comune di Quarto per un valore pari a euro 34.133,64”. Dunque ingenti somme previste per opere di bonifica, recupero e caratterizzazione ambientale che però non sembrano mai essere state effettuate. La Recam, destinataria del finanziamento di questi interventi, è però oggi una società fantasma, addirittura i contatti sembrano corrispondere a numeri telefonici inesistenti.

Le prospettive

Sebbene sia  chiara ed evidente la volontà dell’attuale competente assessore alle Politiche Sociali del Comune di Quarto di impegnarsi con tutte le forze al fine di smuovere le problematiche sorte intorno al complesso dell’ex Cementificio, occorre chiarire da parte dell’amministrazione la posizione della società che si sarebbe dovuta occupare della caratterizzazione ambientale,  nonché la possibilità che su quel territorio potesse giacere materiale pericoloso come l’amianto. Aspetti che dovrebbero essere messi in luce al fine di garantire sempre la realizzazione di quegli interessi collettivi che fanno dei beni confiscati la più concreta realizzazione dell’impegno antimafia.

Pubblicato sul n 38 de “L’Iniziativa” mensile di approfondimento e informazione indipendente dell’area flegrea dicembre 2010

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