Processo Dell’Utri, sotto accusa il sistema di potere politico-mafioso

di aldocimmino

Il processo Dell’Utri è ormai al termine. Undici anni sono stati chiesti dalla procura generale che ha previsto, sulla base degli atti, un aggravanento della pena che era stata inflitta al senatore in primo grado. Oggi i giudici della Corte d’Appello di Palermo si chiuderanno in camera di consiglio per emanare quella che è stata definita dal Procuratore Generale Nino Gatto, una “decisione storica”. Ed ha ragione il Pg Gatto, specialmente perchè questa sentenza riguarderà non un uomo isolato, ma quello che rappresenta l’architrave di un sistema politico e mafioso fatto di intrecci, accordi, incontri ed amicizie.

Su queste ultime infatti ha ancora espresso considerazioni lo stesso Procuratore Generale che ha avvertito: “Qui non processiamo il reato di amicizia ai mafiosi: non è contestato al senatore Dell’Utri di essere andato al bar con il mafioso Gaetano Cinà, o a pranzo con Vittorio Mangano, ma il significato di questi incontri. Se io bazzico con avvocati e magistrati ciò avviene perché questo è il mio mondo”, dice ancora Gatto. Se io bazzico con mafiosi come Virga, Fauci, Bontade, Teresi, Graviano bisogna chiedersi quale sia il mio mondo. Ognuno risponda come crede ma con razionalità”.

Sono parole che rendono chiaro il clima in cui questa sentenza verrà data, tenendo presente anche le pesantissime intimidazioni che anche indirettamente sono state rivolte al collegio giudicante. Una tra tutte, quelle dovute dalla decisione della commissione centrale del Viminale per l’applicazione delle misure speciali di protezione, che ha respinto la richiesta di inserire il pentito Gaspare Spatuzza, nel programma di protezione. Richiesta che era stata avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta, Palermo e dalla Procura Nazionale Antimafia. La commssione, in particolare il sottosegretario che la coordina e se ne occupa, Alfredo Mantovano,  ha giustificato la sua decisione rilevando la scadenza dei termini previsti dalla legge che fissa in sei mesi il tempo massimo per rendere tutte le dichiarazioni. Le cose raccontate da Spatuzza circa i fatti che riguarderebbero Dell’utri e Berlusconi sono dunque state rese oltre i termini stabiliti dalla legge. E sono state rese successivamente da Spatuzza per una scelta, che lo stesso pentito ha fatto, al fine di sottolineare la genuinità della sua dichiarazione. Di fatto Spatuzza ha parlato prima delle cose che ha fatto lui, e in particolare le cose da lui dichiarate hanno addirittura scardinato il processo di Via D’Amelio, e dopo quelle che riguardano i big della politica nostrana.

Per cui la valutazione sulla sua attendibilità dovrebbe riguardare innanzitutto le dichiarazioni che attestano le sue proprie responsabilità. In realtà c’è un’autorevole interpretazione della Cassazione che ha sottolineato come in quel termine di sei mesi sia necessario che il pentito, all’inizio della collaborazione viene concordato un indice rispetto ai temi di cui intende parlare, tratti innanzitutto delle cose che sono state da lui compiute e che lui conosce di scienza propira. Per le altre cose di cui viene a conoscenza da altri ne può parlare anche dopo purchè indicate almeno nell’indice redatto all’inizio della collaborazione.

Dunque la vicenda può essere cosi analizzata. Spatuzza, dopo essere stato ritenuto attendibile da ben tre procure e la Procura Nazionale Antimafia, non viene inserito nel programma di protezione perchè il Governo non lo ritiene attendibile (per altro queste valutazioni non spettano certamente alle istituzioni governative), Governo che è presieduto proprio da colui che Spatuzza chiama in causa. Quando si dice le coincidenze. Di certo questa mossa realizza una pressione unica sulla corte chiamata a giudicare anche sulla base delle deposizioni di Spatuzza. Ma l’importanza di questo processo, lo rilevano le riflessioni di Nino Gatto, è che Dell’Utri è sotto accusa non solo per le dichiarazioni dei pentiti. Questo è infatti un processo che si fonda specialmente su prove documentali che accertano i fatti e i rapporti politico-mafiosi intrattenuti dalla classe dirigente di questo paese. E’ ancora una volta quello che possiamo definire il giorno della verità. Quella dei fatti che sono contestati al senatore Dell’Utri e cioè quella  che racconta un intero spaccato della vita politica italiana sporca del sangue di quanti caddero in quelle stragi avvenute tra il ’92 e il ’94.

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