La Resistenza ieri, oggi e domani

di aldocimmino

Il carattere che distingue la Resistenza da tutte le altre guerre, anche quelle fatte da volontari, […] è stato quello di essere più che un movimento militare, un movimento civile“. Cosi Piero Calamandrei, in un suo discorso che tenne nel 1955, sottolineava l’importanza della Resistenza sulla quale si costruì la nuova vita della nazione risorta alla democrazia. Nonostante i reiterati attacchi alla memoria storica del nostro paese, il 25 aprile continua ad essere il giorno della Liberazione dalla forze nazi-fasciste. Un movimento che in molte occasioni nacque spontaneamente come moto di sdegno e allo stesso tempo atto d’amore civile. L’ultimo attacco lo scorso marzo. Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, aveva “dimenticato” di inserire la Resistenza nei programmi didattici, per l’ultimo anno dei licei.

Dal fascismo alla crisi del ’29, passando per il nazismo fino alla shoah, ancora la guerra fredda ma la Resistenza, neanche impegnandosi a leggere fra le righe, non compare. D’altronde con tutte le cose a cui deve badare il Miur, ed il suo capo, poteva mai “ricordasrsi” della guerra partigiana? I partigiani? La Resistenza? Ma cosa importa e a chi importa, dare il dovuto rilievo ( e anche il dovuto rispetto) a quel fatto storico che ha posto le basi della nostra Repubblica e della nostra Costituzione? 

A chi importa raccontare che la nostra democrazia s’è fatta sul sangue dei partigiani che l’hanno protetta? Decisamente l’amore (l’ignoranza e l’approsimazione) vince sull’odio (cultura e approfondimento).

Senza tener conto che la Resistenza è uno di quei periodi storici che ancora conservano l’anima politica e civile di quanto accadde. Ancora è un monito, specialmente nella recente realtà storica in cui versa l’Italia, riseptto ad una pericolosa deriva del senso delle istituzioni e del cittadino, nonchè del ruolo della società civile, in breve una deriva della democrazia. La Resistenza ha voluto significare, innanzitutto, presa di coscienza e dunque di responsabilità.

Il popolo è insorto. Dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 il popolo si è sentito addosso il peso delle macerie della democrazia, ha cominciato a respirare la coltre della dittatura. Si è guardato attorno e ha visto nient’altro che un Paese devastato dalla inaudita violenza del terremoto del nazi-fascismo. Cosi, ad esempio, Napoli e le sue Quattro Giornate (27-30 settembre 1943), una delle prime grandi città dell’Europa a insorgere con successo contro le forze naziste, che grazie alle compiacenze fasciste, erano riuscite a piegare la città. Soltanto il coraggio e la forza dei napoletani assicurarono la libertà e la dignità alla propria terra. 

Sebbene siano passati ben 65 anni, Napoli, come l’Italia tutta, ha ancora bisogno di resistenza. La nostra democrazia ha ancora bisogno di essere difesa dagli squallidi attacchi che le rivolgono la criminalità organizzata e la mala politica. Invece assistiamo, inermi e assuefatti, al degradarsi dell’agire politico a mero realizzazione del favore. Assistiamo apatici alla corruzione che corrode le istituzioni democratiche del nostro Paese. Siamo semplici spettatori di fronte allo strapotere di organizzazioni criminali che, con accordi sottobanco e scellerata smania di potere economico e politico, concludono affari con deputati e senatori della nostra Repubblica. Decidono le sorti politiche dei territori, la legislazione nazionale, le regole della “nuova democrazia organizzata”.

Sarebbe appena il caso di reagire a quanti affronti offendono la nostra democrazia e dunque la nostra dignità di uomini. Sarebbe appena il caso di rivendicare il pieno rispetto e la piena attuazione dei diritti civili e politici che quotidianamente subiscono attentati da parte di proclama e slogan. Sarebbe appena il caso si capisse che il 25 aprile, festa della liberazione, non è semplicemente un fastidioso ricordo, specialmente per chi usa nel proprio vessillo di partito politico, proprio la parola “libertà”, ma l’insegnamento di una società civile e responsabile. Una luce che, dal passato, chiarisce il presente e presagisce il futuro.

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