L’urlo imploso delle regionali

di aldocimmino

E le regionali urlano il nome di Caldoro, o forse quello di Cosentino. Ebbene si, il centro-destra, da oggi, governa la Regione Campania.

Considerazione amara soprattutto se si pensa che l’attuale presidente della regione non solo è espressione di una politica del fare decisamente discutibile, che non potendo offrire garanzie nella gestione del governo nazionale, ancor di meno potrà farlo nella gestione del governo locale.

Specialmente perchè, ed è l’aspetto più grave su cui riflettere,  questo futuro governo regionale si baserà su un sistema di potere che graviterà attorno alla figura di Nicola Cosentino. Diciamocelo, Caldoro è un presidente “fantoccio”. 

Dunque proprio lui, quel Cosentino che, per delle sue noie giudiziarie, lo stesso presidente della Camera, Fini, aveva detto essere impresentabile per queste regionali e che invece era stato definito da Mario Landolfi, vice coordinatore regionale del Pdl in Campania, indagato per corruzione e truffa con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan camorristico La Torre, il candidato ideale.

In effetti, uno che è indagato per concorso in associazione camorristica sembra avere tutti i requisiti per candidarsi a Presidente della Regione. E infatti Berlusconi non ce l’ha messo. Ha seguito il consiglio di Fini e l’ha messo a fare il sottosegretario, per giunta all’economia. 

Nell’ordinanza di custodia cautelare del 7 novembre 2009 il giudice scrive: “I rapporti di affinità familiare, comune estrazione territoriale e acclarata confidenza/gratitudine impediscono, allo stato, di ritenere credibili argomenti difensivi che siano incentrati sul tema dell’inconsapevolezza dell’indagato circa l’estrazione camorristica dei soggetti con i quali venne di volta in volta a relazionarsi“. E già perchè Nicola Cosentino, detto ” ‘O merican “, di frequentazioni ne ha avute parecchie e per svariate ragioni. Una per tutte, lo riferisce il pentito di camorra Gaetano Vassallo, le elezioni amministrative provinciali del 2005.

Vassallo riferisce infatti che conobbe Cosentino proprio grazie a Francesco Bidognetti (detto cicciott ‘e mezzanott’) perchè si sostenesse  ‘O merican alla presidenza della provincia di Caserta. Ma la scelta di ritirare Cosentino come candidato alla presidenza della regione non deriva dal fatto che tali dichiarazioni sono a dir poco vergognose, bensi dall’esigenza – lo riferì Berlusconi in occasione delle dimissioni presentate da Cosentino e poi respinte dallo stesso Presidente Berlusconi- di evitare, in campagna elettorale qualsiasi strumentalizzazione. Ma come? Con un pentito che parla a suo carico, le indagine della magistratura e un’ordinanaza di custodia cautelare di quasi 400 pagine, la preoccupazione maggiore è quella della strumentalizzazione?

Ma Berlusconi ebbe a dichiarare che Cosentino avrebbe dovuto continuare il suo lavoro (da politico corrotto) per il bene del partito (di corrotti) e del Paese ( almeno per quella parte della mafia che ne fa parte). Insomma sembra proprio che l’amore (verso le mafie) vinca decisamente sull’odio e lo si capisce non solo dalle scelte legislative, le migliori per non combattere le mafie, ma anche da quelle che ricadono sulle persone da candidare; antica storia che dà sempre sconcerto. Insomma la Campania da oggi porterà il nome di Caldoro “per evitare strumentalizzazioni” ovviamente e non perchè si sia presentato un candidato sostanzialmente diverso.

Sul sito pdlcampania.it, infatti, all’indomani della visita di Berlusconi a Napoli per sostenere la candidatura di Caldoro, si legge: “Il coordinatore Nicola Cosentino sarà sul palco assieme al presidente del Consiglio, per la kermesse del Popolo della Libertà (…)”, poi dichiarazioni di Cosentino e Landolfi ma neanche un rigo su di lui, sul futuro presidente della regione, insomma sulla presenza di Caldoro (un caso eccezionale, dunque, di elezione inconsapevole o in contumacia). Uno dei tanti attegiamenti che dimostrano la inconsistenza di una vittoria certamente non genuina.

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