Impegno civile, ripartiamo da Auschwitz

di aldocimmino

Le scuole della Campania ricordano le vittime dell’Olocausto. Cento giovani partenopei, provenienti dalla quattro provincie, dopo aver preso parte ad una serie di incontri formativi nelle scuole di appartenenza, si sono uniti ai circa seicento loro compagni provenienti dal resto d’Italia.

Sono i ragazzi del “Treno della Memoria”, che ogni anno, l’associazione “Terra del Fuoco”, in collaborazione con l’associazione “Libera”, organizza per il ricordo delle vite negate della Shoah.

Quattro sono i treni che partono dalla stazione centrale di Torino Porta Nuova ma anche dal Trentino e dalla Puglia, con destinazione Polonia, Cracovia e quindi Auschwitz e Birkenau. È stata una settimana intensa, quella che ha atteso i ragazzi del treno dal 26 gennaio al 3 febbraio scorsi; visita ai luoghi dell’abiezione nazista e attività di riflessioni sono culminate in momento di assemblea generale nella restituzione di quanto visto e vissuto.

I campi di concentramento e sterminio polacchi rappresentano il punto di arrivo di questo viaggio ma straordinariamente anche il punto di avvio di un pellegrinaggio dell’anima di ogni singolo uomo vivo. Si è spesso morti pur essendo vivi e spesse volte vivi pur essendo morti. Auschwitz è questo; un luogo in cui si cammina per ore in silenzio, spesso immedesimandosi in quelle stanze, con porte sigillate, in cui i deportati erano costretti a dormire ammassati, l’uno sull’altro, nel loro sangue o vomito; ancora ci sono abiti e oggetti appartenuti ai prigionieri che testimoniano le storie di uomini e donne completamente annientate. Ecco i vivi, gli annientati.

Sei ancora in silenzio quando entri nelle stanze in cui sono ammassate centinaia e centinai di valige, centinaia e centinaia di scarpe, moltissime sono di bambini, ancora occhiali, spazzolini da denti e tutto ciò che ormai apparteneva non più ai deportati ma alle SS e al Reich. Poi Birkenau, ancora ci sono i binari che attraversano l’immenso campo per facilitare lo scarico dei “pezzi” in prossimità dei forni crematori; ce ne erano quattro attivi, sistematicamente utilizzati per lo sterminio.

La logica è quella di una grande fabbrica le cui materie prime erano le persone, gli ebrei, i dissidenti, gli zingari o gli omosessuali; utilizzati fino alla fine poi uccisi. Tutto intorno al campo nazista case ma tutto intorno alla Germania nazista, gli altri popoli. Ecco i morti, gli aguzzini e gli indifferenti. Quelli che, scriveva Primo Levi, sono nella “zona grigia”. Molti hanno lasciato che tutto accadesse credendo di essere assolti per il solo fatto di non partecipare attivamente alla deportazione e allo sterminio ma che nella loro noncuranza grava l’accusa del loro colpevole coinvolgimento e oggi della nostra responsabilità.

Scrive ancora Primo Levi: “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo” chiarificando la coltre di nubi che sempre,ora, offusca la strada delle responsabilità di ogni uomo. Auschwitz come Birkenau rappresentano una cicatrice insopportabile del tempo passato. Narrano di un appuntamento che la storia aveva con le persone e però, gli uomini sono giunti troppo tardi.

E oggi, paradossalmente, siamo in ritardo rispetto agli eventi che ci circondano; rispetto alle discriminazioni che si consumano contro gli immigrati; rispetto allo strapotere delle mafie e alle sue conseguenze: centinaia di familiari di vittime innocenti della criminalità. Ancora in tutte queste occasioni siamo nella “zona grigia” di Levi e quindi in una condizione di abbrutimento psicologico che esclude la nostra capacità di sentire la responsabilità di azioni collettive.

Allora si comprende che la memoria non può essere fine a se stessa ma intrisa dello spirito di impegno. Il ricordo non è il rimpianto ma il riscatto delle coscienze e la consapevolezza del valore di ogni singolo impegno concreto. Una resurrezione civile sulla “morte di dio”. Ecco cosa vuol dire che “occorre vedere e non guardare in aria, occorre agire e non parlare”.

pubblicato su www.liniziativa.net

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