Estate liberi a Castellammare di Stabia

di aldocimmino

Dalla loggia camorristica all’alloggio per migranti, l’Ashram Santa Caterina accoglie i volontari del quarto campo di lavoro di Libera Campania

 

Ashram Santa CaterinaI beni confiscati alla camorra sono tornati ai cittadini e alle istituzioni. È questo il sentimento che si è diffuso tra i volontari di questo quarto campo di volontariato, dal 28 luglio al 6 agosto, organizzato da Libera Campania. Lo scenario è stato quello del quartiere di Santa Caterina, che a Castellammare di Stabia era sinonimo di camorra, spaccio di droga e prostituzione. Nell’appartamento della donna del clan, “Lady Cocaina” oggi sorge l’Ashram Santa Caterina, una casa alloggio per la popolazione immigrata del quartiere gestita dalla Casa della Pace e della Non Violenza. La palazzina che si erge su via Santa Caterina, un tempo roccaforte degli affari illeciti del clan D’Alessandro, ancora sovrasta gli stretti vicoli con tutta la sua imponenza ma come simbolo di accoglienza e legalità. La realtà dell’Ashram è come un faro sul territorio stabiese. Una realtà che meglio rappresenta, in Campania, la naturale prosecuzione di un percorso che tutti i beni confiscati dovrebbero seguire. Dalla confisca al suo riutilizzo sociale l’appartamento, del locale clan camorristico, ha realizzato la sua completa trasformazione sociale. Ciò si è manifestato anche attraverso la pronta disponibilità dei gestori del bene che subito hanno accolto la richiesta di realizzare presso di loro il campo di volontariato. Un edificio che si estende su tre piani e al culmine un terrazzo dal quale si può vedere ad ovest il mare e ad est il castello medioevale. Un luogo panoramico di rara bellezza invaso dai volontari che, in occasione del campo di lavoro, ne hanno ripristinato e ridipinto le mura. Dieci giorni all’insegna del lavoro e della formazione. A metà strada tra lavoratori edili e divulgatori, i volontari hanno costruito un muro della legalità i cui mattoni si chiamano comprensione, cultura, memoria ed impegno.

Questo campo di lavoro, come quelli che Libera organizza nel resto d’Italia, è stata l’opportunità, per i volontari che vi hanno partecipato, di vivere a pieno una realtà difficile, come quella di Castellammare di Stabia, e di comprendere realmente la complessità del fenomeno camorristico come quello anticamorristico. Cosa significa camorra ma anche cosa significa confiscare ad un camorrista il proprio appartamento. Sulla confisca infatti gli esperti di Libera si sono soffermati durante i momenti dedicati alla formazione, anche con visite alle sedi della Fondazione Polis e della Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità. I giovani volontari sono stati impegnati anche in attività esterne, come la prima mietitura del grano delle terre del casertano, confiscate al clan Nuvoletta nel 1998. Terre destinate a veder nascere un altro tipo di economia che sono state ribattezzate “di don Peppino Diana” e sulle quali nascerà la prima cooperativa “Libera Terra” in Campania. Successivamente c’è stato l’incontro con don Cotti, presidente nazionale di Libera, che ha dedicato, un momento di memoria al sacerdote di Casal di Principe, don Peppino Diana, ucciso dalla camorra per il suo impegno, come reazione alle dichiarazioni del parlamentare Gaetano Pecorella,nelle quali bene si evince il dubbio sul movente della morte del sacerdote. La partecipazione a tali eventi unifica l’Italia dell’antimafia che con il lavoro, l’impegno e la memoria vuole testimoniare con forza la voglia di invertire la rotta.

 

LA PAROLA AI VOLONTARI:

«L’esperienza di volontariato nel “Campo della legalità” di Castellamare di Stabia che si è tenuto a cavallo tra luglio e agosto è stata molto divertente e altamente formativa. Ho avuto modo di approfondire molti temi strettamente legati al fenomeno mafioso e di vedere la realtà per come è. Ci sono stati moltissimi momenti di discussione seria e costruttiva e altrettanti di risate e di canzoni accompagnate dalla chitarra. Un compito importante che mi sono sentito in dovere di portare avanti nella mia città, Reggio Emilia, come gli altri volontari nelle loro rispettive, è di rompere il silenzio su questo fenomeno piaga sociale tanto radicato quanto taciuto. Per fare ciò mi terrò informato su tutto ciò che lo circonda e racconterò a più gente possibile la mia esperienza e le storie di tutte quelle persone che sono morte e che continuano a morire, a colpi di pistola o per il silenzio della stampa, su tutto il terrirtorio nazionale. “I cento passi” non è più un film su “una vecchia storia siciliana” ma è la realtà in cui tutti quotidianamente viviamo e con la quale dobbiamo fare obbligatoriamente i conti.»

Riccardo Versari

 

«Se dovessi raccogliere in un unico termine tutto ciò che questo campo mi ha trasmesso, la parola che sceglierei è Ricchezza. Ricchezza di informazioni: ci sono stati trasmessi moltissimi concetti, dati e nozioni su quello che è il fenomeno della camorra, della sua storia passata e della sua attuale attività. Ricchezza di iniziative: è stato stupefacente scoprire non solo quanto la gente sia attiva, ma quanto eterogenee siano le iniziative atte al contrasto del fenomeno della camorra, in particolare per quello che riguarda il riutilizzo a scopo sociale dei bene confiscati. Ricchezza di risorse, umane e del territorio. L’incontro con persone vitali, solari e soprattutto innamorate della terra in cui vivono, in cui desiderano stare, nonostante le problematiche che presenta. Persone da cui non ho mai sentito proferire una parola o trapelare una sensazione di rancore o di vendetta, ma solo desiderio di lottare, agendo nella trasparenza e all’insegna della legalità. Persone che abitano una terra della quale si cerca di mostrare solo gli aspetti peggiori, come la questione dei rifiuti, ma che intanto ha un paesaggio marino e montano semplicemente mozzafiato e che avrebbe solo da insegnare alle nostre città del Nord, dove l’inquinamento non è certo un problema secondario, grazie anche alle mille industrie e fabbriche che crescono come funghi. Tutto questo mi ha trasmesso un desiderio di attivarmi e di dare il mio piccolo contributo al contrasto di tutte le mafie, consapevole ora che si tratta di un fenomeno la cui manifestazione non deve essere necessariamente eclatante, ma che si verifica anche nelle più piccole azioni quotidiane: ed è da lì che noi possiamo partire.»

Silvia Piardi