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La società civile in corteo nella XVII giornata nazionale di Libera. Don Ciotti, “il vero problema è la zona grigia del Paese”
Oltre centomila persone ieri alla “Porta d’Europa”. Associazioni, scuole, istituzioni e cittadini hanno marciato per le vie di Genova nella “XVII Giornata nazionale della memoria e dell’Impegno” ogni anno promossa da Libera e Avviso Pubblico.
Un lungo corteo che da piazza della Vittoria ha raggiunto dopo circa due chilometri piazza Caricamento, dove dal palco si sono alternate le testimonianze dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Circa novecento nomi. Cinquecento i familiari presenti che ogni anno, da quando Libera è nata, accompagnano costantemente la società civile in un percorso di verità e giustizia.
Le scuole della Campania ricordano le vittime dell’Olocausto. Cento giovani partenopei, provenienti dalla quattro provincie, dopo aver preso parte ad una serie di incontri formativi nelle scuole di appartenenza, si sono uniti ai circa seicento loro compagni provenienti dal resto d’Italia.
Sono i ragazzi del “Treno della Memoria”, che ogni anno, l’associazione “Terra del Fuoco”, in collaborazione con l’associazione “Libera”, organizza per il ricordo delle vite negate della Shoah.
Quattro sono i treni che partono dalla stazione centrale di Torino Porta Nuova ma anche dal Trentino e dalla Puglia, con destinazione Polonia, Cracovia e quindi Auschwitz e Birkenau. È stata una settimana intensa, quella che ha atteso i ragazzi del treno dal 26 gennaio al 3 febbraio scorsi; visita ai luoghi dell’abiezione nazista e attività di riflessioni sono culminate in momento di assemblea generale nella restituzione di quanto visto e vissuto.
I campi di concentramento e sterminio polacchi rappresentano il punto di arrivo di questo viaggio ma straordinariamente anche il punto di avvio di un pellegrinaggio dell’anima di ogni singolo uomo vivo. Si è spesso morti pur essendo vivi e spesse volte vivi pur essendo morti. Auschwitz è questo; un luogo in cui si cammina per ore in silenzio, spesso immedesimandosi in quelle stanze, con porte sigillate, in cui i deportati erano costretti a dormire ammassati, l’uno sull’altro, nel loro sangue o vomito; ancora ci sono abiti e oggetti appartenuti ai prigionieri che testimoniano le storie di uomini e donne completamente annientate. Ecco i vivi, gli annientati.
Dal 19 al 21 giugno si avvierà la seconda edizione del Festival nei beni confiscati dell’agro aversano.
È stata presentata alla Camera dei deputati, la scorsa settimana, la seconda edizione del Festival dell’Impegno Civile che si terrà tra il 19 ed il 21 giugno prossimi sulle terre dell’agro aversano. Le terre di don Peppe Diana, il sacerdote barbaramente ucciso quindici anni fa dalla camorra a Casal di Principe, ospiteranno la festa nei beni confiscati alla criminalità organizzata, promossa dal Comitato don Peppe Diana e dall’asociazione Libera. Proprio quei beni, prima simbolo di un potere economico e politico criminale e violento, saranno laboratori di idee e di progetti che alimenteranno in modo significativo l’azione di antimafia sociale. Quello del Festival è quindi un percorso che continua e non si ferma e che ha visto diverse ed importantissime tappe realizzarsi sui territori del casertano; il 19 marzo scorso, a Casal di Principe, nel quindicesimo anniversario della morte di don Peppe Diana, i continui corsi di cittadinanza attiva (l’ultimo sul giornalismo di inchiesta) ma anche la importantissima costituzione, tra Cancello e Arnone e Castelvolturno, della prima cooperativa “Terre di don Diana”, dove sui svolgerà anche il prossimo campo di volontariato sui beni confiscati, che produrrà la “mozzarella giusta” e sarà risorsa lavorativa alternativa a quella della camorra. La sede della cooperativa sarà ospitata nell’ex masseria Zaza di Castelvolturno. Il Festival sarà l’occasione per aprirà alla collettività i beni confiscati nell’agro aversano ma anche l’occasione di porre le basi di una comunità alternativa e basata sulla cultura ed il lavoro. «La mattina di giovedì 19 giugno – ricorda infatti Pietro Nardiello, direttore artistico del Festival – quando avverrà la pulitura e la semina dei terreni, rappresenterà un momento dall’alto valore simbolico e operativo perché, finalmente, i terreni che fino a qualche tempo fa sono appartenuti alla camorra saranno veramente restituiti alla collettività». L’arte, la musica ed il teatro saranno i mezzi che veicoleranno i messaggi dell’impegno civile. «Si tratta di un festival che cresce anche dal punto di vista artistico – ricorda ancora Nardiello – visto che possiamo sottolineare come alcuni attori e cantanti hanno preferito presentare proprio da noi le loro ultime produzioni: da Peppe Barra, che presenterà, con la prima tappa campana il suo disco, gli A 67 che presenteranno il loro video e Giulio cavalli che porterà in scena un testo scritto proprio per l’occasione dedicato a Don Peppe Diana».










