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L’ultimo boss della camorra casalese è espressione di intrecci politico-affaristici che durano dal 1980

La cronaca

Casapesenna, 6.20 del mattino del 7 dicembre. Il piccolo comune casertano è invaso da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. La notizia comincia a diffondersi. Arrestato Michele Zagaria. Dopo 16 anni di latitanza finalmente si conclude la storia criminale dell’ultimo boss casalese.“Mi arrendo, ha vinto lo Stato”, sono state le uniche parole del superboss che di cose da raccontare ai magistrati ne avrà sicuramente parecchie. Queste sue parole lasciano presagire ad una collaborazione sicura con lo Stato. In ogni caso il suo arresto mette la parola fine alla sua reggenza criminale.

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De Raho: «Anche la politica spezzi le connivenze»

 Casapesenna, bene confiscato al boss Zagaria                                                                                                                                                                                                                                                                                                                «L’economia è il tasto dolente delle indagini». A dichiararlo è il procuratore Federico Cafiero De Raho che stamane ha partecipato al dibattito su “economia libera dalle mafie, economia etica” nell’ambito del “Festival dell’Impegno Civile”. Questa seconda tappa, che ha visto anche la partecipazione di esponenti del mondo politico come Pina Picierno, deputata del Pd e Fortunato Zagaria, sindaco di Casapesenna, ha avuto come scenario un appartamento, a Casapesenna, confiscato al boss Zagaria. uno dei simboli di quell’economia criminale che lo Stato, grazie alla legge 109/96 restituisce alla collettività mediante il riutilizzo sociale, anche se parte di questo bene sia stato destinato ad una filiale di banca.

 Il pm Cafiero De Raho ha spiegato l’importanza, per la società civile, di un’economia che sia sana e che miri allo sviluppo delle comunità locali. Sviluppo che la camorra, e in particolare la mafia casertana, blocca attraverso l’inquinamento della sana imprenditoria con infiltrazioni che sono reiterate e sempre più evolute. Le indagini, infatti, hanno dimostrato come nei primi anni ’90 i casalesi avevano “scoperto” il meccanismo consortile che permetteva loro di trarre un duplice beneficio: da un lato la continua richiesta di tangenti dall’altro l’inserimento, all’interno del consorzio, di imprenditori strettamente legati ai clan.

Leggi tutto su: http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=7973

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