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Arrestato l’ autore dell’ intimidazione, molti gli attestati di solidarietà dalle organizzazioni di volontariato
Accade ad Ercolano, in provincia di Napoli. Intimidazioni e minacce di morte sono state rivolte ai volontari di Radio Siani. I ragazzi della web radio della legalità, che ha sede in un appartamento confiscato a Giovanni Birra l’ex boss della locale cosca camorristica, sono stati anche oggetto di volgari insulti da parte di un uomo che è risultato essere pregiudicato e che gli inquirenti ritengono vicino proprio al clan Birra. Subito denunciato dai volontari della web radio, l’uomo è stato immediatamente arrestato dai carabinieri della tenenza di Ercolano guidati dal comandante Gianluca Candurra.
L’intimidazione si è consumata mentre una scolaresca, proveniente da Taranto, era in visita alla radio. L’aggressore, probabilmente sotto effetto di alcolici, dopo aver più volte minacciato di morte i giovani della web radio, è riuscito ad introdursi, armato di un’asta con anima in ferro,nella sede della redazione.
Trascinato via da un suo conoscente ha continuato ad inveire contro la radio urlando “Guarda sti scemi, fanno parte dell’antiracket… vi devo uccidere tutti”. I militari, che hanno sempre dimostrato attenzione e vicinanza alle attività di Radio Siani, sono infatti intervenuti subito, tranquillizzato i ragazzi e hanno arrestato l’uomo.
Il recente arresto di Polverino in Spagna, pone interrogativi sulle sorti del potere camorristico nei campi flegrei anche alla luce delle dichiarazioni di nuovi pentiti
Un’operazione congiunta dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e dell’Uco (Unidad Central Operativa) della Guardia Civil spagnola, ha portato, nella giornata del sette marzo, all’arresto di Giuseppe Polverino. Il cinquantatreenne, boss dell’omonimo clan, era latitante da circa cinque anni.
Non sorprende che sia stato arrestato proprio in Spagna, sia perché la “latitanza iberica” è una caratteristica di molti boss della camorra, sia perché proprio la relazione della Dna (Direzione Nazionale Antimafia), dello scorso dicembre, aveva messo in luce come gli affari relativi all’organizzazione dello spaccio di stupefacenti, avevano determinato la scelta del boss di stabilirsi in Spagna. Dalla penisola ispanica il padrino di Marano e di Quarto, territori ritenuti dalla stessa Dna feudi del potere camorristico di Polverino, intrecciava i fiorenti affari dello spaccio di droga con quelli del reinvestimento immobiliari sviluppatosi, quest’ultimo, specialmente in Catalogna.
Dallo spaccio di droga all’estorsione, al controllo nel settore della ristorazione e del turismo, la Direzione nazionale antimafia traccia il profilo della camorra flegrea
Sono otto i riferimenti all’area flegrea su circa 736 pagine. Forse pochi, forse non specifici. Ma accanto ad ognuno di questi si racconta di una camorra imprenditrice fortemente radicata sul territorio dei Campi Flegrei. È quanto emerge dalla relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia che traccia il profilo di una camorra che investe e che fa affari e che in silenzio, anche se non sempre, intreccia legami con i poteri politico-istituzionali locali.
Insomma per niente una camorra di basso profilo, ma la stessa consorteria criminale che è presente sul resto del territorio campano e nazionale. Una relazione, quella della Procura nazionale antimafia, particolarmente interessante, per il territorio flegreo, in quanto maggiormente dettagliata rispetto agli ultimi due anni. Si legge, ora, di una camorra e di una classe politica e imprenditoriale locale, e non solo, che sottrae occasioni di sviluppo economico e sociale nei Campi Flegrei.
Due i comuni interessati dall’analisi effettuata dai magistrati antimafia; il comune di Quarto e quello di Pozzuoli. Ma andiamo con ordine.
Dal business dei rifiuti alle amministrazioni locali. L’analisi della procura nazionale antimafia racconta gli affari criminali dei clan in Campania prima e dopo l’arresto di Michele Zagaria, l’ultimo dei latitanti Casalesi catturato nel 2011

“È ormai manifesta una camorra che non solo mortifica le iniziative economiche che lecitamente si cerca di intraprendere in determinati territori a rischio di infiltrazione mafiosa, ma che con il suo agire determina effetti perniciosi per la salute della collettività.” Questa la sintesi della relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia che fotografa la situazione campana.
Il consueto rapporto della Procura nazionale, quest’anno, traccia una descrizione assai composita di quello che la camorra rappresenta sul territorio campano, oltre le influenze che questa ha sia internamente che esternamente.
Ma un dato è finalmente lampante. Quello del business dei rifiuti. Un affare, quello dello smaltimento illecito, che la Procura Nazionale Antimafia non esita a definire come la principale fonte illecita di risorse economiche per la camorra che risulta essere l’unica vera organizzazione criminale operante in tale settore. Non solo; secondo la DNA la camorra è l’unica organizzazione criminale che tende al controllo del territorio non solo per gestire il circuito di smaltimento ma per renderlo “ricettacolo dei rifiuti”
Corona, associazione (R)esistenza: questa non è “terra di nessuno” proviamo a riprendercela ogni giorno con i cittadini onesti e le istituzioni
La notizia di un coprifuoco imposto dalla camorra sul tristemente noto quartiere di Scampia ha scatenato una reazione a catena sul web. Un Tweet della deputata del Pd, Pina Picierno, invita ad occupare il territorio per liberarlo dalla camorra. Sulla questione abbiamo chiesto a Ciro Corona, presidente dell’associazione “(R)esistenza”, cosa ne pensa. Corona è anche espressione di realtà associative e cooperative che da tempo sono presenti sul territorio e lavorano sui temi della legalità e della integrazione sociale. Sono li giorno dopo giorno collaborando con i cittadini onesti e con le istituzioni dando impulso, da tempo, ad un percorso di riscatto di questo lembo di terra della periferia nord di Napoli.
Intervista a Michele Spina, dirigente del Commissariato di Scampia
Le cronache ormai la definiscono terra di camorra. Oggi si inaugura il primo sportello anticamorra. Ma che cos’è la camorra a Scampia e chi difende questo quartiere dalla criminalità?
Si tratta di una minoranza criminale che è tale rispetto alla popolazione del quartiere ma è comunque una minoranza consistente perché la percentuale di persone con pregiudizi penali, in questo quartiere, è alta. Ma questa non la fa da padrone, vorrebbe farla da padrone cioè vorrebbe usare, strumenti di prepotenza e di protervia per tentare di dominare sugli altri. In realtà da un po di anni a questa parte, c’è una risposta molto forte da parte nostra, per quello che ci compete, ma non basta, perché naturalmente l’azione repressiva, da sola, non è sufficiente per risanare un quartiere, e dunque da parte di tutte le associazioni di volontariato, di tutta la cittadinanza attiva, della Municipalità e delle chiese, insomma di tutte le migliori realtà che insistono sul territorio, perché le cose cambino.
L’ultimo boss della camorra casalese è espressione di intrecci politico-affaristici che durano dal 1980
La cronaca
Casapesenna, 6.20 del mattino del 7 dicembre. Il piccolo comune casertano è invaso da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. La notizia comincia a diffondersi. Arrestato Michele Zagaria. Dopo 16 anni di latitanza finalmente si conclude la storia criminale dell’ultimo boss casalese.“Mi arrendo, ha vinto lo Stato”, sono state le uniche parole del superboss che di cose da raccontare ai magistrati ne avrà sicuramente parecchie. Queste sue parole lasciano presagire ad una collaborazione sicura con lo Stato. In ogni caso il suo arresto mette la parola fine alla sua reggenza criminale.









