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	<description>...a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?  -Giuseppe Fava-</description>
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		<title>Castel Volturno: a &#8220;Casa di Alice&#8221; la legalità si veste d`Africa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 18:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Osservatorio permanente sui beni confiscati alla camorra. Pubblicato su www.liniziativa.net Tessile ed economia partecipata: un bene confiscato diventa sartoria sociale Castel Volturno, Viale del Correggio. Uno di quei posti che potrebbe essere facilmente bollato come “dimenticato da Dio”. E invece, al civico 13, in una villetta confiscata alla camorra, oggi si alimentano sogni. È la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1199&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Osservatorio permanente sui beni confiscati alla camorra. Pubblicato su www.liniziativa.net</em></h4>
<h2>Tessile ed economia partecipata: un bene confiscato diventa sartoria sociale</h2>
<div id="attachment_1200" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1200" title="socie della Coop" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2012/01/iniziativa_1153.jpg?w=300&#038;h=204" alt="" width="300" height="204" /><p class="wp-caption-text">foto di Daniele Rippa</p></div>
<p>Castel Volturno, Viale del Correggio. Uno di quei posti che potrebbe essere facilmente bollato come “dimenticato da Dio”. E invece, al civico 13, in una villetta confiscata alla camorra, oggi si alimentano sogni. È la “Casa di Alice”, costola della ben nota associazione “Jerry Essan Masslo” guidata dall’ex sindaco di Casal di Principe Renato Natale, e da anni impegnata sul fronte dello sfruttamento camorristico di immigrati. I sogni, nella “Casa di Alice”, sono tangibili e hanno la consistenza di stoffe pregiate, provenienti dall’Africa, e i colori di quelle terre a sud del mondo. Il bene confiscato, infatti, è riutilizzato socialmente dal 2010 ed è sede di una sartoria sociale che produce abiti e gadget.</p>
<p><span id="more-1199"></span></p>
<p><strong>Storie di clan e di camorra</strong></p>
<p>La villetta fu confiscata definitivamente, tredici anni fa, alla disponibilità diretta di Pupetta Maresca al cui nome è legata una parte assai folcloristica della storia della camorra. Pupetta Maresca apparteneva alla famiglia malavitosa dei Maresca di Castellammare di Stabia. L’incontro con Pasquale Simonetti fu decisivo perché si consolidasse un connubio inscindibile tra le due note famiglie camorristiche. Simonetti, o meglio noto come “Pascalone ‘e Nola”, era un esponente di spicco dell’organizzazione all’inizio degli anni ’50. I suoi interessi gravitavano intorno al mercato ortofrutticolo, in quegli stessi anni di straordinario sviluppo economico del Paese, che gli valsero l’appellativo di “Presidente dei prezzi” proprio per la sua notevole influenza nella stabilire i prezzi delle merci nel settore dell’ortofrutta. La sua posizione di rilievo, com’è facilmente immaginabile, lo contrapposero alla famiglia Maisto con la quale si contendeva la spartizione delle aree metropolitane per il predominio negli scambi commerciali. Dopo la morte di “Pascalone &#8216;e Nola”, freddato in un conflitto a fuoco tra camorristi, fa il suo ingresso nell’onorata società proprio la moglie di Simonetti, Pupetta Maresca, la quale decise di vendicare il marito sparando a colui che era stato ritenuto il mandante dell’omicidio del “Presidente dei prezzi”. La vicenda camorristica e il processo che ne seguì imposero evidenti spunti di riflessione su un fenomeno non ancora chiaro. Uno spaccato importante sulla camorra rurale, in un contesto storico, quello tra gli anni ’50 e ‘60, nel quale ancora lo Stato non aveva le idee chiare di che cosa fosse la camorra. O meglio ancora non era stato inserito, nell’Ordinamento italiano, il reato di associazione di tipo mafioso.</p>
<p>Oggi quella villetta di Pupetta Maresca, probabilmente simbolo di un’antica ricchezza che proveniva dalla commercializzazione abusiva, certamente non rispettosa di alcuna legge di mercato, è un luogo di azioni sociali, di recupero e di riduzione del danno. Un nuovo modo di immaginare un’attività di impresa che si traduce in lavoro onesto e integrazione. È questa la scommessa della cooperativa sociale “Altri orizzonti by p.a. Jerry E. Masslo” che nasce da un gruppo di volontari della Jerry Masslo stessa. La posta in gioca è altissima. Si tratta della vita e della dignità di moltissime donne che sul territorio di Castel Volturno, tra le altre cose, sono vittime di reati contro l’umanità, come la tratta delle persone. Principalmente donne nigeriane ma anche ghanesi e di moltissime altre etnie se si pensa che in tutto sono ottanta quelle presenti sul territorio di Castelvolturno. Ora a garantire la qualità della vita di queste donne e la loro dignità c’è un marchio; “Made in Castelvolturno”. È questa l’etichetta, infatti, che viene cucita su tutti i capi prodotti nella sartoria sociale. Un marchio che garantisce il rispetto dei diritti umani, integrazione e un progetto di economia sociale che punti ad invertire le logiche del lavoro in terra di camorra; da favore a diritto inalienabile delle persone.</p>
<p><strong>Gli attacchi da parte dell’allora sindaco Scalzone</strong></p>
<p>Chi, allora, se questi sono i presupposti, potrebbe mai essere contro un simile progetto? C’è tutto quello che serve per fare davvero antimafia sociale e combattere tutte quelle logiche di cui si nutrono i comportamenti mafiosi. Eppure non è così. Sebbene oggi i volontari della “Casa di Alice” vengono lasciati in pace e riescono a fare il loro lavoro, non bisogna dimenticare che gli stessi volontari sono stati vittime, non molto tempo fa, a luglio del 2011, di attacchi da parte dell’ex sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone. Le motivazioni con cui l’amministrazione aveva tentato di revocare l’uso del bene confiscato sono, per usare un eufemismo, banali. Si legge nella missiva, infatti, a firma dell’allora assessore al Commercio e al patrimonio, Raffaele De Crescenzo, che “il bene è stato revocato perché i vigili recatisi sul posto non hanno trovato nessuno e hanno ritenuto che non sia usato”. In verità ad ingannare gli “scrupolosi” agenti della polizia municipale deve essere stata l’altezza dell’erba che ai tempi di questo fantomatico sopralluogo era troppo alta da ritenere che quel bene venisse riutilizzato.</p>
<p>Prima di adottare un atto così drastico e grave, per le conseguenze sociali che comporta, il sindaco non avrebbe dovuto, quanto meno, accertarsi circa le “intuizioni” dei vigili urbani, autori di quell’attentissimo sopralluogo? E non è davvero troppo chiedere, a coloro che gestiscono un bene confiscato e, dunque un bene dello Stato, che già mettono in conto che dovranno scontrarsi con una realtà e un sentire camorristico, scontrarsi anche con le Istituzioni che sembrano fare il doppio gioco per eventuali secondi fini? “Se non avessi avuto ideali forti &#8211; confessa Anna Cecere, volontaria dell’associazione “Jerry Masslo” &#8211; o persone come Renato Natale, che combattono in prima linea la camorra, non avrei mai potuto pensare che al di là degli attacchi e delle intimidazioni che provengono anche da chi non te lo dovresti aspettare, quello che stai costruendo è un progetto molto più grande e non sei sola perché c’è un “noi” che costruisce insieme a te”. È questo il modo, di portare avanti la lotta contro la camorra e le sue logiche. Un modo anche per rieducare, se fosse necessario, l’amministratore di turno che per paura, incapacità o collusioni fa il gioco di chi sfrutta il bene comune per il proprio profitto. Un impegno certamente gravoso, quello di solcare nuovi percorsi di democrazia partecipata e corresponsabilità, ma che ritrova una resistenza eccezionale negli ideali in cui si crede.</p>
<p>pubblicato su <a href="http://www.liniziativa.net//news/?id_news=1153&amp;Castel+Volturno:+a+%22Casa+di+Alice%22+la+legalit%E0+si+veste+d`Africa+&amp;path=13">www.liniziativa.net</a></p>
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		<title>Politica e magistratura, un fantomatico scontro che dura dal ‘94</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[intervista a Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo di Torino Gian Carlo Caselli: «c&#8217;è il dilagare di un’insofferenza nei confronti della magistratura e della legalità che ha intaccato anche parte della politica» «La cosa più imbarazzante è stato doverlo spiegare perfino a mia madre. A un certo punto ho fatto un po&#8217; di fatica a convincerla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1192&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>intervista a Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo di Torino</h4>
<h2>Gian Carlo Caselli: «c&#8217;è il dilagare di un’insofferenza nei confronti della magistratura e della legalità che ha intaccato anche parte della politica»</h2>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1193" title="Assalto alla Giustizia" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2012/01/assalto-alla-giustizia.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" />«<em>La cosa più imbarazzante è stato doverlo spiegare perfino a mia madre. A un certo punto ho fatto un po&#8217; di fatica a convincerla che suo figlio, tutto sommato, era un persona per bene</em>». Un aneddoto personale metafora di un assalto alla giustizia che in questi ultimi 18 anni ha cambiato gran parte della storia di questo Paese. Con questa premessa inizia il libro &#8220;Assalto alla giustizia&#8221; presentato il 17 gennaio a Napoli. In compagnia del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, autore del libro (scritto insieme al figlio, il giornalista Stefano Caselli) ripercorriamo motivi e conseguenze di questo assedio alla toga, raccontato in prima persona dal magistrato.</p>
<p><span id="more-1192"></span></p>
<p><strong>Sembra che oggi il magistrato senta l’esigenza di specificare tra le pagine di un libro il proprio impegno per la giustizia. Come se la sua azione fosse messa in discussione</strong></p>
<p>Io credo che nel nostro paese l’azione della magistratura abbia ancora spazi importanti e possa ottenere risultati significativi nonostante ( il libro è incentrato su tanti “ nonostante”…) l’assalto furibondo che si è articolato dal ‘94 ad oggi. Il vulnus della delegittimazione del controllo di legalità è ormai radicato e non scomparirà con l’uscita di scena di Berlusconi, ammesso che si possa parlare di uscita di scena, perché nessuna forza politica resiste all’attrazione fatale, quando la magistratura indaga sulla pubblica amministrazione, per esempio, di evocare un fantomatico scontro tra politica e magistratura. Non c’è scontro. C’è la magistratura che continua a fare il suo dovere nonostante che qualcuno non accetti di essere sottoposto come tutti gli altri alla giurisdizione. E dunque l’atteggiamento di intolleranza nei confronti della magistratura è troppo diffuso perché finisca con la caduta di un Governo. Comincia nel ’94, l’assalto alla giustizia, e non è finito. Dunque il libro ha lo scopo di fare memoria per impedire che l’idea tipicamente italiana di una giustizia à la carte, valida per gli altri e mai per se stessi, dilaghi ulteriormente.</p>
<p><strong>L’assalto alla giustizia, o come lei definisce meglio, il sabotaggio della giustizia, è ad opera di una determinata parte politica o non è forse espressione di una classe dirigente che è intollerante alla magistratura in quanto istituzione?</strong></p>
<p>Le varie parti dello schieramento politico sono diversissime tra loro, così come sono diversissime le cose che si possono dire dell’atteggiamento di ciascuna sul versante della giustizia. C’è una parte , per intenderci il Centro Destra, che ha le maggiori responsabilità per quanto riguarda questo assalto alla giustizia: nel libro sono dimostrate una per una. Dalle leggi ad personam, ai progetti di legge contro l’indipendenza della magistratura, agli insulti, alle aggressioni. E poi c’è questa diffusione, a macchia d’olio, di un’insofferenza nei confronti della magistratura e della legalità che ha intaccato anche settori politici diversi dal Centro Destra. Ci sono pagine dedicate anche alla timidezza del Centro Sinistra nel contrapporsi all’assalto alla giustizia. Si tratta dunque di una politica che nel nostro Paese tende trasversalmente a conservare i proprio privilegi, pochi o tanti, giusti o sbagliati. Si tratta di un’anomalia rispetto alle democrazie occidentali.</p>
<p><strong>Il sabotaggio della giustizia oggi si consolida su due fronti. Da un lato progetti di legge per la protezione di interessi particolari e spesso illegittimi, dall’altra i voti contrari alle autorizzazioni a procedere nei confronti di deputati accusati di reati gravissimi come la partecipazione alle associazioni mafiose come è accaduto per il caso Cosentino…</strong></p>
<p>In Italia la giustizia non funziona ma a qualcuno interessa che funzioni sempre meno. Le strade per raggiungere questo risultato sono molteplici. Per esempio il reato di falso in bilancio è stato depenalizzato, sostanzialmente, così i processi che erano cominciati per un fatto costituente reato, devono concludersi con assoluzione perché il fatto non costituisce più reato, essendo state cambiate le regole a partita aperta. E qualcuno può vantarsi di essere stato assolto, di essere pulito anche se è stato “graziato” da una strumentale variazione in corso d’opera. Ma siccome è stato assolto, molte volte arriva persino a dire di essere stato… perseguitato. Ed ecco, ancora una volta, l’assalto alla giustizia. Cosi come è assalto alla giustizia dire che c’è un fumus persecutionis contro un parlamentare, si chiami Cosentino o in qualunque altro modo, quando questo fumus persecutionis non c’è assolutamente. Anzi.</p>
<p><strong>Dunque esponenti della classe dirigente che certamente avallano logiche di tipo mafioso</strong></p>
<p>Diffondono il teorema di uno scontro tra politica e giustizia, e quindi di una giustizia che invece di fare il suo dovere fa altro. Si tratta di una falsità che indebolisce e delegittima la magistratura e sicuramente questo indebolimento non aiuta la lotta a qualunque forma di illegalità, mafia compresa.</p>
<p><strong>Ricordo le parole di Borsellino quando affermava che mafia e politica sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio; o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.</strong></p>
<p>Questa è la storia della mafia, almeno fino ad oggi, e le parole di Borsellino vanno confermate in quanto ci sono pezzi consistenti della politica ( ormai presenti in tante parti d’Italia) che considerano i rapporti con la mafia soltanto un modo per accrescere i propri affari. Al Sud come al Nord del nostro Paese.</p>
<p>pubblicato su <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16524" target="_blank">www.liberainformazione.org</a></p>
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		<title>Cosentino, &#8220;no&#8221; della Camera all’arresto del deputato Pdl</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 12:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco come la sua presunta reggenza criminale interessa i territori flegrei, a partire dagli anni ‘80 Sale ancora il debito di giustizia dell’Italia. La Camera dei Deputati ha respinto giovedì 12 gennaio la richiesta d’arresto nei confronti del deputato del Pdl, Nicola Cosentino. Il provvedimento, che era stato inviato dal Gip Egle Pilla lo scorso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1185&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Ecco come la sua presunta reggenza criminale interessa i territori flegrei, a partire dagli anni ‘80</h2>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1186" title="il voto alla Camera" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2012/01/arresto-cosentino.jpg?w=300&#038;h=194" alt="" width="300" height="194" />Sale ancora il debito di giustizia dell’Italia. La Camera dei Deputati ha respinto giovedì 12 gennaio la richiesta d’arresto nei confronti del deputato del Pdl, Nicola Cosentino. Il provvedimento, che era stato inviato dal Gip Egle Pilla lo scorso 5 dicembre 2011, non ha convinto, per usare un eufemismo, i 309 deputati che hanno votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Cosentino. E non è la prima volta che una richiesta di questo genere viene inoltrata al Presidente della Camera. Già nel Novembre del 2009 il Gip Raffaele Piccirillo inviava la richiesta di autorizzazione a procedere proprio nei confronti del deputato e coordinatore regionale campano del Pdl, nell’ambito di una più vasta inchiesta anche sulla società Eco4 s.p.a.</p>
<p><span id="more-1185"></span></p>
<p>La storia si ripete. Dopo il voto favorevole della Giunta per le autorizzazioni, la Camera respinge quell’unico atto che potrebbe convincere i cittadini italiani di quanto si legge nell’articolo 3 della Costituzione. E cioè che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E sì, perché quello che i magistrati contestano a Cosentino, e cioè il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, comprendente svariate implicazioni del deputato del Pdl, in miriade di affari criminali, è tanto che nessun cittadino che non fosse deputato, forse, potrebbe mai uscirne indenne.</p>
<p>Ma la sua posizione di rappresentante delle Istituzioni è, forse, anche l’effetto di un potere accumulato nel tempo. Non bisogna dimenticare, infatti, che le definizioni che usano i giudici per qualificare il ruolo del Cosentino nell’organizzazione camorristica, sono esplicite e molto gravi. Nel Novembre 2009 il Gip Piccirillo scrive: “I rapporti di affinità familiare, comune estrazione territoriale e acclarata confidenza/gratitudine impediscono, allo stato, di ritenere credibili argomenti difensivi che siano incentrati sul tema dell’inconsapevolezza dell’indagato circa l’estrazione camorristica dei soggetti con i quali venne di volta in volta a relazionarsi”. A distanza di circa due anni il Gip Egle Pilla scrive addirittura che Cosentino sarebbe garante di un sistema di governo della camorra a Casal di Principe.</p>
<p><strong>L&#8217;influenza dei casalesi sul territorio flegreo</strong></p>
<p>Ma chi è davvero Nicola Cosentino e cosa significa essere garante del governo della camorra in alcuni territori? E fin dove si estende questo governo? A queste domande risponde certamente una vecchia sentenza del Tribunale di Napoli che nel lontano dicembre 2006 condannava per mafia, tra gli altri, Gennaro Longobardi a sedici anni di reclusione e tremilacinquecento euro di multa. Longobardi, definito dai giudici come il capo del clan camorristico di Pozzuoli, era referente di un territorio molto frequentato dagli esponenti del clan dei casalesi. Una terra di affari che è stata oggetto di molti incontri, raccontati dai collaboratori di giustizia del calibro di Dario De Simone.</p>
<p>Quest’ultimo, uomo di spicco del clan casalese, ha raccontato delle frequentazioni con Gennaro Longobardi e degli “ottimi rapporti” con la camorra di Pozzuoli. Ma racconta anche gli incontri di affari e le intercessioni “dei casalesi” presso gli affiliati ai clan puteolani perché lasciassero in pace le iniziative imprenditoriali di soggetti collegati alla mafia casertana. De Simone racconta ai giudici, infatti, di aver incontrato molte volte il boss di Pozzuoli. Di averlo fatto anche in relazione ad una richiesta di estorsione, ad opera del gruppo di Longobardi, ai danni di Raffaele Diana, uno dei casalesi, che stava svolgendo dei lavori sul territorio di Pozzuoli. Quello stesso Raffaele Diana inserito nell’elenco dei superlatitanti, considerato dalla magistratura un imprenditore mafioso e arrestato lo scorso 3 maggio 2009. Lo stesso che alcuni altri collaboratori di giustizia, come Domenico Frascogna, hanno raccontato di essere in rapporti proprio con Cosentino.</p>
<p>Assai interessanti appaiono anche le dichiarazioni di Carmine Schiavone in ordine a tentativi di estorsione da parte del Longobardi, e del suo gruppo, nei confronti della concessionaria “Fiat Azzurra” di Pozzuoli. La concessionaria, infatti, svolgeva un ruolo importante nell’ambito degli affari illeciti dei casalesi legati al movimento terra e costruzioni. Si legge nella stessa sentenza dei giudici della terza sezione penale del Tribunale di Napoli, che la concessionaria era legata al gruppo da rapporti di amicizia e forniva camion per il movimento terra. Un ulteriore elemento per ritenere che il clan Longobardi fosse in rapporti più che di amicizia, di sudditanza con il clan dei casalesi. Le dichiarazioni di Schiavone raccontano, dunque, del loro intervento perché Longobardi ritirasse le sue pretese estorsive, in quanto quelli della Fiat Azzurra “sono amici nostri”, e si accontentasse di un regalo.</p>
<p>Quello del movimento terra, di fatto lo rilevano tutti gli atti giudiziari prodotti contro il clan dei casalesi, ha rappresentato una delle attività più redditizie della camorra casertana a partire dagli anni ’80. Ed è singolare come intorno a quelle date tutto coincida. Sin dagli anni ’80 infatti Cosentino è ritenuto dai magistrati referente politico dei casalesi. Ed è sempre intorno agli anni del “post terremoto” che nascono le grandi iniziative imprenditoriali nel settore della ricostruzione e dunque della produzione e commercializzazione del cemento e del movimento terra. Anche nel territorio flegreo, il cui epicentro di questa propagazione imprenditorial-camorristica è certamente rappresentato dal complesso ex cementificio di Quarto ora confiscato alla criminalità organizzata. E sono proprio gli anni ’80 a rappresentare quello spartiacque tra la camorra di Raffaele Cutolo e i sodalizi della Nuova Famiglia. Quest’ultimi, cominciano ad intessere rapporti con il potere politico attraverso il pagamento di tangenti legate alla ricostruzione post terremoto.</p>
<p>Insomma, Nicola Cosentino, sulla cui reputazione pende una richiesta d’arresto per mafia, sarebbe dunque garante di un sistema di governo della camorra. Sistema che certamente si estende, e non da oggi, sui territori dei Comuni flegrei. Ma nonostante questo la Camera dei Deputati, oggi, ha ancora una volta detto no al suo arresto.</p>
<p>pubblicato su <a href="http://www.liniziativa.net//news/?id_news=1132&amp;path=21&amp;Cosentino,+%22no%22+della+Camera+all%92arresto+del+deputato+Pdl">www.liniziativa.net</a></p>
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		<title>«Più finestre ci sono, più entra aria pulita»</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Michele Spina, dirigente del Commissariato di Scampia &#160; Le cronache ormai la definiscono terra di camorra. Oggi si inaugura il primo sportello anticamorra. Ma che cos’è la camorra a Scampia e chi difende questo quartiere dalla criminalità? Si tratta di una minoranza criminale che è tale rispetto alla popolazione del quartiere ma è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1181&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Intervista a Michele Spina, dirigente del Commissariato di Scampia</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1182" title="Il dirigente del Commissariato di Scampia, Michele Spina" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2011/12/michele-spina.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />Le cronache ormai la definiscono terra di camorra. Oggi si inaugura il primo sportello anticamorra. Ma che cos’è la camorra a Scampia e chi difende questo quartiere dalla criminalità?</strong></em></p>
<p>Si tratta di una minoranza criminale che è tale rispetto alla popolazione del quartiere ma è comunque una minoranza consistente perché la percentuale di persone con pregiudizi penali, in questo quartiere, è alta. Ma questa non la fa da padrone, vorrebbe farla da padrone cioè vorrebbe usare, strumenti di prepotenza e di protervia per tentare di dominare sugli altri. In realtà da un po di anni a questa parte, c’è una risposta molto forte da parte nostra, per quello che ci compete, ma non basta, perché naturalmente l’azione repressiva, da sola, non è sufficiente per risanare un quartiere, e dunque da parte di tutte le associazioni di volontariato, di tutta la cittadinanza attiva, della Municipalità e delle chiese, insomma di tutte le migliori realtà che insistono sul territorio, perché le cose cambino.</p>
<p><span id="more-1181"></span></p>
<p><em><strong>Quindi lei registra dei cambiamenti su questo territorio?</strong></em></p>
<p>Attualmente, secondo la mia posizione, stanno avvenendo. Intendo, con questo, riferirmi ad una presa di coscienza dei cittadini; del fatto che Scampia è un bel quartiere nel quale sono presenti molte energie positive, molte più che in altri quartieri. Faccio riferimento, tanto per fare un esempio, alle scuole che sono molto attive sul tema della legalità. Insomma tutte queste risorse sono in grado di risollevare le sorti di questa zona.</p>
<p><em><strong>Da circa un mese è attivo lo sportello anticamorra, solo oggi inaugurato, che prevede tra le attività anche quello della raccolta, anche in forma anonima delle denunce. Secondo lei questo comporterà un cambiamento dei rapporti tra cittadini e istituzioni, ad esempio con il Commissariato?</strong></em></p>
<p>Per adesso non si registrano cambiamenti in questo senso, anche perché il periodo che stiamo considerando è davvero breve. Recentemente noi avevamo già ricevuto anche una serie di segnalazioni anonime e questo perché, come sostengo, il lavoro porta lavoro. Quello che voglio dire è che il lavoro ben fatto spinge i cittadini ad avere più fiducia e dunque a denunciare maggiormente. Naturalmente, più finestre ci sono più entra aria pulita per questo lo sportello anticamorra è più che ben venuto perché è un’opportunità in più.</p>
<p><em><strong>Di quali opportunità sta parlando?</strong></em></p>
<p>Mi spiego. Lo sportello anticamorra, essendo composto non da poliziotti ma da civili, ci dà l’opportunità di avere accesso ad informazioni che magari qualcuno al poliziotto avrebbe paura di dare e questo perché c’è sempre la possibilità che si continui ad avere paura di esporsi. In questo senso è una possibilità in più perché si venga a conoscenza di ogni tipo di notizia che naturalmente dovranno tutte essere verificate. Il fatto poi che si trovi all’interno della Municipalità ha un forte valore simbolico in quanto è la casa dei cittadini di questo quartiere. Il fatto che subito all’ingresso ci sia lo sportello anticamorra con dei volontari è un segnale davvero forte di legalità.</p>
<p><em><strong>E per quanto riguarda i rapporti tra lo Sportello anticamorra e il locale Commissariato di zona?</strong></em></p>
<p>Quando sono venuto a conoscenza dello sportello anticamorra ho offerto la mia proposta di collaborazione istituzionale anche perché di questo ne è ovviamente informato il Questore di Napoli, in quanto Capo della polizia. Il Questore è stato d’accordo.</p>
<p><em><strong>Certo qui a Scampia le limitazioni ai diritti dei cittadini sono talmente evidenti&#8230;</strong></em></p>
<p>È a causa del narcotraffico e di come funziona una piazza di spaccio: in pratica i malavitosi decidono di aprire una piazza di spaccio all’interno di condomini. A questo punto cominciano ad apportare cambiamenti strutturali all’edificio modificando il portone d’ingresso, schermandolo, costruendo delle lamiere tali che lo spacciatore materiale non possa essere visto dalle forze dell’ordine. E sigillano lo stesso portone dall’interno con delle staffe d’acciaio. A questo punto muniscono il predetto portone di feritoia attraverso la quale avviene lo scambio di soldi e droga. Tutto questo, infatti, limita in modo gravissimo la libertà di onesti cittadini di entrare o di uscire dal portone della propria abitazione a meno che non si chieda il permesso alle sentinelle della camorra.</p>
<p><em><strong>Uno spaccio alla luce del sole quindi&#8230;</strong></em></p>
<p>Questo tipo di spaccio lo definisco spaccio patente, per opporlo a quello latente, proprio perché normalmente uno che commette un reato si nasconde e cerca di non farsi vedere. Lo spaccio avviene, invece, in un posto individuato e protetto militarmente con un’azione difensiva che prevede uomini e strutture e cioè sentinelle e cancelli per proteggere l’attività criminosa. Un sistema che vorrebbe impedire anche la fruttuosità pratica di un nostro intervento preventivo, ma proprio l’arresto, di pochi giorno fa, di un pusher, dimostra che la nostra azione porta risultati nonostante i tentativi di farle fallire. Non solo, facciamo numerosi arresti in flagranza di reato, abbiamo fatto delle operazioni rilevanti, l’ultima, l’ “Operazione Murena”, utilizzando microcamere installate all’interno dell’androne di un condominio che era diventata la fortezza degli spacciatori.</p>
<p><em><strong>Quali sono state le immediate conseguenze di tali operazioni?</strong></em></p>
<p>Tutte queste operazioni hanno determinato un ripiegamento del crimine il quale ha dovuto riorganizzarsi, qui a Scampia, in modo decisamente più vulnerabile. In questo modo abbiamo dato il segno ai cittadini di una presenza vero dello Stato garantendo anche la loro libertà preclusa dalle costruzioni camorristiche di cancellate a difesa del traffico di droga. Va poi sottolineato che le piazze di spaccio a Scampia si sono ridotte. Alcune di queste non esistono più. Il lavoro certamente non è finito, non ci si può sedere sui risultati ottenuti, ma c’è un’apertura evidente di uno spiraglio di libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>pubblicato su <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16269">www.liberainformazione.org</a></p>
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		<title>Scampia, inaugurato lo sportello anticamorra</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 22:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giudice D’Urso: «Ecco la Scampia degli onesti» &#160; Resistenza. Non è solo il nome dell’associazione che ha promosso, a Scampia, il primo sportello anticamorra sul territorio. Ma è quanto stanno facendo i cittadini di questo quartiere tristemente noto come luogo di faide e di spaccio di droga. Il che è vero, ma da qualche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1178&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Il giudice D’Urso: «Ecco la Scampia degli onesti»</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1179" title="Inaugurazione dello sportello anticamorra a Scampia" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2011/12/p1010082.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />Resistenza. Non è solo il nome dell’associazione che ha promosso, a Scampia, il primo sportello anticamorra sul territorio. Ma è quanto stanno facendo i cittadini di questo quartiere tristemente noto come luogo di faide e di spaccio di droga. Il che è vero, ma da qualche tempo sono gli onesti che stanno facendo sentire la loro voce. «È la Scampia degli onesti &#8211; come ha esplicitato il presidente aggiunto dei Gip di Napoli, Bruno D’Urso, presente all’inaugurazione &#8211; che in questi giorni vuole fare sentire la sua voce». Una Scampia, dunque, che torna alla ribalta della cronaca. Questa volta per raccontare una società civile che resiste contro i clan camorristici. Nasce allora il primo sportello anticamorra sul territorio della periferia a Nord di Napoli.</p>
<p><span id="more-1178"></span></p>
<p>Un punto di riferimento per tutti i cittadini nell’ambito della sede dell’ottava Municipalità. Si perché, questo progetto, mette insieme, non soltanto la partecipazione e la condivisione delle associazioni, ma vede anche un impegno istituzionale da parte del Presidente della Municipalità, Angelo Pisani, e del dirigente del Commissariato di Scampia, Michele Spina. Dunque un connubio fondamentale tra società civile e istituzioni, ognuno nel rispetto dei propri ruoli ma sinergicamente convergenti verso un unico fronte di resistenza contro la camorra. Un “modello Scampia”, si potrebbe dire. Che oggi viene ufficializzato con l’inaugurazione dello sportello che offrirà assistenza legale gratuita, ma sarà anche un punto di riferimento che raccoglierà denunce, anche in forma anonima, che saranno poi comunicate al commissariato di polizia.</p>
<p>«Questo sportello – ha detto Ciro Corona, presidente dell’Associazione “(R)esistenza Anticamorra” e promotore dello sportello – avrà un senso se diventerà lo sportello di tutte le associazioni del territorio, di tutte le istituzioni oggi presenti, della Municipalità, della magistrature e delle forze dell’ordine, insomma questo sportello sarà efficace se condiviso da tutti coloro che fanno anticamorra quotidianamente». Presenti infatti non solo l’associazione Libera, rappresentata dal referente regionale Geppino Fiorenza e quello provinciale di Napoli, Antonio D’Amore. Hanno preso parte all’incontro, e saranno parti attive e integranti di questo sportello, le associazioni del territorio che rappresentano la migliore esperienza di contrasto alle illegalità e alle forme di degrado sociale che insistono nel rione, come il “Centro il Mammuth”, il Gridas, ma anche realtà di altre zone come la cooperativa “Al di là dei Sogni” che opera sui terreni confiscati in provincia di Caserta, associazioni sportive come l’A.S.D. di Scampia che per l’occasione ha anche presentato la maglia ufficiale della squadra indossata dai giovani giocatori, con impresso la (R) di (R)esistenza.</p>
<p>Simboli, dunque, contrapposti a quelli espliciti della camorra, per abbattere quel mito di paura e onnipotenza delle organizzazioni criminali. Ma soprattutto per dare il segno di una presenza sul territorio, di una reale resistenza anticamorra che si costruisce, passo dopo passo, ripristinando la normalità e l’affermazione degli elementari diritti. D’altronde, quello di Scampia, è un territorio che offre molte possibilità se solo le amministrazioni centrali e periferiche se ne facessero effettivamente carico. Solo per fare un esempio, a Scampia, insistono almeno quattro edifici scolastici abbandonati, alcuni di essi abusivamente occupati, e che potrebbero, se puntualmente recuperati, innescare una vera e propria rivoluzione sociale. Dunque ci sono tutti gli estremi per convertire le sorti di questo posto che troppo spesso viene velocemente bollato come quartiere della camorra. Ma si tratta invece di una comunità attiva e sensibile che vuole resistere, oggi con una sede operativa che per ironia della sorte, è situata in Viale della Resistenza, Scampia, Napoli, Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>pubblicato su <a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16267">www.liberainformazione.org </a></p>
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			<media:title type="html">Inaugurazione dello sportello anticamorra a Scampia</media:title>
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		<title>Chi è Michele Zagaria, arrestato dopo 16 anni di latitanza</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 23:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo boss della camorra casalese è espressione di intrecci politico-affaristici che durano dal 1980 La cronaca Casapesenna, 6.20 del mattino del 7 dicembre. Il piccolo comune casertano è invaso da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. La notizia comincia a diffondersi. Arrestato Michele Zagaria. Dopo 16 anni di latitanza finalmente si conclude la storia criminale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1173&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;ultimo boss della camorra casalese è espressione di intrecci politico-affaristici che durano dal 1980</h2>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1175" title="l'arresto di Zagaria " src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2011/12/iniziativa_1090.jpg?w=300&#038;h=187" alt="" width="300" height="187" />La cronaca</strong></p>
<p>Casapesenna, 6.20 del mattino del 7 dicembre. Il piccolo comune casertano è invaso da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. La notizia comincia a diffondersi. Arrestato Michele Zagaria. Dopo 16 anni di latitanza finalmente si conclude la storia criminale dell’ultimo boss casalese.“Mi arrendo, ha vinto lo Stato”, sono state le uniche parole del superboss che di cose da raccontare ai magistrati ne avrà sicuramente parecchie. Queste sue parole lasciano presagire ad una collaborazione sicura con lo Stato. In ogni caso il suo arresto mette la parola fine alla sua reggenza criminale.</p>
<p><span id="more-1173"></span></p>
<p><strong>La storia</strong></p>
<p>Ma chi è Michele Zagaria? Il suo nome, infatti, è legato a tutte quelle operazioni criminali che vanno dalla distribuzione dei prodotti Parmalat, in Campania, ai grandi affari dei centri commerciali più grossi d’Italia. Zagaria, insieme al clan napoletano Moccia, era uno dei maggiori soci campani di Parmalat e Cirio. Ma la famiglia dei Zagaria è anche legata agli appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie dell’alta velocità tra Napoli e Roma. Addirittura, secondo le indagini della Dda di Napoli, il clan legato ai Zagaria aveva fatto accordi preventivi con le ‘ndrine calabresi per spartirsi eventuali appalti e subappalti per la costruzione delle linee ferroviarie fino a Reggio Calabria.</p>
<p>Per non parlare delle infiltrazioni nel mercato del movimento terra e del calcestruzzo che ha rappresentato una dei maggiori strumenti di accumulazione di capitali e di controllo del territorio. Siamo nei primi anni ’80 a ridosso del terremoto in Irpinia che sconvolse la Campania. E quelle crepe, generate dalla violenza del terremoto, rappresentarono gli spazi fisici entro i quali la camorra si insinuò. Quelle crepe volevano dire affari nella ricostruzione post-terremoto, agganci politici, appalti, controllo del territorio. Di certo non si poteva pretendere che l’organizzazione camorristica rimanesse estranea a quella pioggia di finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione delle zone distrutte dal sisma. Così nacque la “Bitum Beton”, direttamente collegabile al boss Lorenzo Nuvoletta dell’omonimo clan; e poi nacque la General Beton riferibile ad Antonio Bardellino ed infine l’ “Annunziata Calcestruzzi” riconducibile a Mario Iovine. È singolare la coincidenza delle iniziative di queste società che traduce, di fatto, la coincidenza degli interessi camorristici del clan dei Casalesi. Non dimentichiamoci che in quegli anni sono proprio i Nuvoletta a stringere un patto d’acciaio con i capi della camorra casertana Carmine Alfieri e Antonio Bardellino.</p>
<p>Dunque, l’ombra di questi tre colossi mafiosi del cemento armato si allungava fino all’area flegrea, in particolare fino al comune di Quarto. Ebbene quest’ombra comincia a dilatarsi partendo dalle fondamenta della società “Sogeme” che parte con un fatturato stimabile oggi in circa 400 milioni delle vecchie lire. Siamo nel 1980. La “Sogeme” diventa poi la “Bitum Beton” che cambia l’oggetto della sua attività imprenditoriale per occuparsi di gestione di appalti, costruzioni, calcestruzzi. Cosi si passa dai 400 milioni ai 6 miliardi di vecchie lire in un solo anno. Com’è possibile che, in breve periodo, il fatturato aumenti di circa cinque miliardi di lire? Basta citare i nomi che balzarono alle cronache di quei tempi. Siamo nel 1988 e le inchieste portano a collegare nomi di colletti bianchi alle alte sfere della camorra. Sono nomi del calibro dell’ex Dc Enzo Scotti e Paolo Cirino Pomicino che meglio esprimono il senso di quel patto scellerato tra politica e camorra.</p>
<p>Stando, infatti, alle accuse delle inchieste datate 1988, sarebbero state le complicità di questi soggetti a garantire la gestione criminale delle risorse pubbliche finalizzate alla ricostruzione che interessava anche Pozzuoli, colpita dal bradisismo in quegli stessi anni. E quando non era la “Bitum Beton” ad agire direttamente entravano in scena le società collegate come la “Puteolana Calcestruzzi” passata poi con il nome di Co.Na.C S.r.l. (Compagnia Puteolana Calcestruzzi).La società, come chiarisce la Corte d’Appello di Napoli, trae origine, appunto, dalla Puteolana Calcestruzzi fondata nel 1982 dai tre figli maschi di Lorenzo Nuvoletta, da Gaetano Iacolare, da Domenico Romano e da Umberto Ilardi, oltre che prevedere la partecipazione degli imprenditori Agizza. Ed è sempre la Corte d’Appello di Napoli a specificare che l’intesa raggiunta tra Nuvoletta e Romano per costituire la Co.Na.C. S.r.l. era finalizzato a bissare il successo economico della “Bitum Beton” S.p.A. utilizzando metodi di penetrazione nel mercato del calcestruzzo, basati sulla forza dell’intimidazione camorristica. Oggi della Co.Na.C. S.r.l. non restano che ruderi industriali e un terreno di circa 13 mila metri quadrati situati a via Marmolito (ex via Vectigalia) nel comune di Quarto (flegreo), confiscati dalla magistratura di prevenzione e in attesa di essere destinato per fini sociali cosi come previsto dalla legge.</p>
<p><strong>Intrecci e condizionamenti</strong></p>
<p>Tutto questo mette in luce non soltanto la dimensione economica affaristica del clan dei casalesi della quale certamente Michele Zagaria si è avvalso, e per la quale oggi nel suo curriculum criminale compare come imprenditore del movimento terra anche in Emilia Romagna, ma evidenzia anche una fitta rete di collusioni e corruzioni che determinano un controllo del territorio che, si avvia con le grandi imprese mafiose degli anni ’80 e arriva fino ai giorni nostri interessando anche l’area flegrea. E d’altronde la storia dei movimenti terra e delle costruzioni non è solo storia di ieri. Ne è la prova la nuova richiesta d’arresto (appena un giorno prima dell&#8217;arresto di Zagaria), da parte della Dda di Napoli, nei confronti dell’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl in Campania, Nicola Cosentino. L’accusa, secondo i magistrati napoletani, è quella di essere stato il protagonista della gestione degli affari del clan dei casalesi e quindi essere la causa del condizionamento delle scelte elettorali a Casal di Principe visto che, è la stessa Procura di Napoli a definirlo cosi pesantemente, Cosentino è ritenuto il referente politico della mafia casalese. In questa stessa inchiesta, inoltre, è stato raggiunto da un avviso di garanzia, per violazione delle norme relative alla materia bancaria, l’attuale Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro. Lo stesso Cesaro che poco tempo fa è apparso a Pozzuoli la stessa notte nella quale alcuni consiglieri comunali sfiduciavano, di fatto, con le loro dimissioni, l’ex sindaco puteolano Agostino Magliulo.</p>
<p>Oltre la dietrologia, alla luce di questi importanti risultati di magistratura e forze dell’ordine, è tangibile una certa pressione politico/economica/amministrativa, che sta svelando intrecci e reti criminali che certamente interessano anche il territorio flegreo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>pubblicato su: <a href="http://www.liniziativa.net//news/?id_news=1090&amp;Chi+%E8+Michele+Zagaria,+arrestato+dopo+16+anni+di+latitanza&amp;path=21">www.liniziativa.net</a></p>
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		<title>Vandalizzato il Parco dedicato a don Peppino Diana</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 19:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Cimmino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il terzo episodio in un mese, il presidio di Libera a Casal di Principe invierà una lettera al prefetto Scritte ingiuriose, panchine distrutte, un intero parco vandalizzato. Accade a Casal di Principe, nel casertano. Per la terza volta, in poche settimane, l’unico punto di incontro e socializzazione della città casertana, subisce i gesti vandalici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=aldocimmino.wordpress.com&amp;blog=6396358&amp;post=1169&amp;subd=aldocimmino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>È il terzo episodio in un mese, il presidio di Libera a Casal di Principe invierà una lettera al prefetto</h2>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1170" title="Parco Don Diana" src="http://aldocimmino.files.wordpress.com/2011/11/parco_don_diana.jpg?w=300&#038;h=130" alt="" width="300" height="130" />Scritte ingiuriose, panchine distrutte, un intero parco vandalizzato. Accade a Casal di Principe, nel casertano. Per la terza volta, in poche settimane, l’unico punto di incontro e socializzazione della città casertana, subisce i gesti vandalici di ignoti. Segnali inquietanti che offendono la memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata. E si perché il parco, l’unico parco di Casal di Principe, è intitolato a Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Non solo, ma accanto alla targa in memoria di Salvatore Nuvoletta, carabiniere anch’egli vittima innocente della criminalità camorristica, sono stati disegnati kalashnikov.</p>
<p><span id="more-1169"></span></p>
<p>Dunque danni materiali, certamente, ma che hanno un preciso valore simbolico di offesa all’antimafia e all’antimafia sociale. Immediata la risposta della società civile che non retrocede. Non è di molto tempo fa, accadeva a luglio scorso, la notizia di beni confiscati riutilizzati ma vandalizzati a Casal di Principe. Anche in quell’occasione la reazione sociale fu netta e precisa. Al di là delle possibili ipotesi di un’unica regia che dia un senso unitario e complessivo a tutti questi atti gravissimi, sta di fatto che le associazioni, le cooperative e i cittadini comuni, resistono e puntuali fanno sentire la loro risposta. Sebbene in queste circostanze la domanda più frequente diventa: Come leggere tali atti in terra di camorra?, posto che in tali contesti urbani nulla accade per caso e sarebbe un grave errore leggere tali atti come semplici bravate, c’è un dato che deve essere sottolineato e che deve far pensare. La illegalità diffusa non trova più quel terreno fertile di un tempo. Non c’è più inerzia e rassegnazione di fronte ad atti del genere che suscitano tutto lo sdegno possibile. Non solo in coloro che hanno scelto di battersi per questo da tempo, ma anche in quei cittadini che non fanno parte di nessuna associazione o cooperativa o movimento che sia. Ed è quello che accaduto, per due volte, al Parco Don Diana.</p>
<p>Due volte violato, due volte risanato. Come a sottolineare che la città ormai non è più terra di nessuno ma appartiene hai legittimi proprietari. Le cittadine e i cittadini, i bambini che avevano tutto il diritto di giocare con le giostre installate nel parco, anch’esse distrutte. Verranno adesso riacquistate grazie all’impegno dell’associazione “Jerry Essan Masslo”. Ma non è l’unica ad assumersi l’impegno economico del risanamento del parco. Tutti noi, a turno, contribuiremo economicamente alla risistemazione del Parco – dichiara Mirella Letizia responsabile del coordinamento di Libera a Casal di Principe – che ha già visto un intervento di pulizia da parte di ragazzi, scout e cittadini” E si perché il Coordinamento, al quale aderiscono cooperative ed associazioni afferenti alla rete di Libera Caserta, ha deciso di programmare una serie di interventi a difesa dello spazio pubblico e di conseguenza della memoria a cui il parco e dedicato. Non solo ma sarà inviata anche una lettera al Prefetto, sempre a firma di Libera, per chiedere coinvolgimento e per far riflettere su un dato chiaro ed evidente. Nonostante il territorio sia militarizzato non è per niente garantito l’ordine pubblico ne tanto meno l’azione sociale portata avanti con fatica e coraggio. Forse è davvero necessario che le istituzioni preposte cambino l’approccio al tema legalità in certi territori.</p>
<p>Oltre a mostrare i muscoli lo Stato, le amministrazioni locali e le istituzioni cittadine, mostrino la reale volontà di gettare le premesse per la possibile trasformazione sociale dei territori.</p>
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