Arrestato Luigi Felaco, figlio di Giuseppe Felaco referenti di una camorra imprenditrice di lungo corso sul territorio dei Campi Flegrei

Non si arrestano i colpi inferti al clan Polverino-Nuvoletta. La cosca camorristica, egemone a Marano e nei territori dei Campi Flegrei, subisce un nuovo colpo, con l’arresto di Luigi Felaco.

Gli uomini della Direzione investigativa antimafia (Dia), coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli, lo hanno bloccato, lo scorso sabato 21 marzo, sulla spiaggia di “San Sossio”, località Miseno nel comune di Bacoli.

L’uomo, quarantenne, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di associazione mafiosa e spaccio di sostanze stupefacenti. Termina così la latitanza di Felaco.

Figlio di un altro e ben noto Felaco, Giuseppe, ex ras del clan Polverino-Nuvoletta, condannato a tre anni e sei mesi, in quanto ritenuto dai giudici “organicamente inserito nel clan Nuvoletta”.

Ma il ruolo di Giuseppe Felaco, soprannominato Peppe Nazzaro, risulta di fondamentale importanza nel settore dell’edilizia. Settore ampiamente finanziato dal reinvestimento dei capitali, prodotti dallo spaccio di sostanze stupefacenti, che vengono ampiamente commercializzate sul territorio flegreo e specialmente a Quarto.

La Magistratura inquirente, ha infatti confermato un controllo totale del territorio. Addirittura ci sarebbe un pusher per ogni scuola del Comune di Quarto, pronto a spacciare per il clan. E sui proventi dello spaccio di droga, principale attività gestita dai Polverino, come risulta chiaramente anche dall’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (Dna), che si fonda il controllo della camorra sul settore dell’edilizia nel territorio flegreo.

Sempre la Magistratura, infatti, accertò poi che Giuseppe Felaco era stato incaricato dai boss del clan Nuvoletta di reinvestire i proventi illeciti derivanti dall’affare della droga, nel settore delle costruzioni, anche in Spagna.

Storia vecchia, questa, ma che evidentemente ha, tutt’oggi, riflessi sull’economia flegrea. Un territorio che paga lo scotto di essere stata oggetto di grandi investimenti camorristici, nel settore dell’edilizia e del movimento terra. Una camorra che ha gestito per anni il mercato edile tanto da poterlo influenzare anche all’estero.

Società come So.Ge.Me. Bitum Beton, Puteolana Calcestruzzi, Co.Na.c., indicano un solo fenomeno. L’infiltrazione camorristica nell’imprenditoria. Siamo all’inizio degli anni Ottanta. Il post terremoto diventa l’occasione per fare quattrini. Chi investe nella ricostruzione è direttamente il clan Nuvoletta con i suoi affiliati e con la sua forza intimidatrice. Tutto ha inizio dal comune di Quarto.

Sono società che vengono costituite sul territorio flegreo e in poco tempo riescono a conquistare il monopolio sul mercato della produzione e commercializzazione del cemento. Il calcestruzzo prodotto dalla camorra, a Quarto, finisce ovunque. Fuorigrotta, Ponticelli, Secondigliano, Afragola. Soprattutto in quel periodo il cemento arriva dalla camorra.

Le iniziative sono prese direttamente dagli esponenti dei clan come Mattia Simeoli, ritenuto il braccio destro di Lorenzo Nuvoletta. Simeoli “diviene procacciatare – scrivono i giudici del Tribunale di Napoli – di affari per don Luigi Romano e la sua Bitum Beton”. Simeoli, però, di mestiere non fa l’imprenditore edile.

In quel settore, infatti, Simeoli non ha nessuna esperienza. Lui si è sempre occupato di prodotti ortofrutticoli. Nonostante questo i fatturati di queste imprese del cemento, schizzano alle stelle in pochissimo tempo, mettendo alle strette le più grandi e rinomate aziende, principali punti di riferimento nel settore.

Tanto che – rilevano, già nel ’92, i giudici del Tribunale di Napoli – società come la “Calcestruzzi S.p.a.”, la “Cal.Co.Bit. S.r.l.” e la “Maione Calcestruzzi S.p.a.”, che prima dell’entrata sul mercato della “So.ge.me. Bitum Beton S.p.a.” erano le società titolari delle tre maggiori aziende produttrici di calcestruzzo operanti nel napoletano, con le iniziative economiche della camorra, furono costrette a costituire il “Consorzio dei produttori di calcestruzzo preconfezionato di Napoli”.

Questo al fine di – continuano a scrivere i giudici napoletani nel’92 – “neutralizzare le turbolenze indotte nel mercato dai metodi spregiudicati e dalla violenta ascesa” delle società nate dall’iniziativa camorristica. Gli ultimi arresti, tornando al periodo attuale, dal boss Polverino, ai suoi vari luogotenenti come Luigi Felaco, rappresentano decisivi passi in avanti.

Contro esponenti di una camorra imprenditrice che affonda le sue origini negli anni ’80 e che oggi è espressione di una forza, economica ed imprenditoriale, che non deve essere sottovalutata. A partire dal territorio flegreo.

Pubblicato su www.liniziativa.net

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