Quaderni e zainetti. Per terra, insieme a scarpe e frammenti di tessuti e di abiti. Saranno stati jeans di qualche giovanissimo. Appartenevano agli studenti dell’istituto “Francesca Morvillo Falcone” di Brindisi.
Ora sono di tutti. Dopo l’esplosione del 19 maggio scorso, quei quaderni e quegli zainetti che nelle foto divulgate giacciono per terra, mezzi bruciati e dilaniati, sono di tutti i cittadini italiani. La responsabilità è di tutti gli italiani onesti che hanno perso il coraggio di parlare e di denunciare. Ma di fronte ad una bomba esplosa in una scuola. Di fronte a studenti rimasti feriti e uccisi, in seguito ad un gesto che ripiomba il Paese in anni bui della nostra storia, di fronte al terrore e all’ennesima ferita aperta in seno alla democrazia. Come è possibile tacere? Qual è il senso di un gesto terroristico come questo?
Molti hanno rievocato il fantasma della stagione stragista e terroristica. Gli inquirenti, per adesso, sono sulle tracce del bombarolo e dei suoi complici. Le ipotesi sono tante. Dal delitto passionale, quasi immediatamente escluso, alla matrice mafiosa, a quella politica. Oppure un gesto di uno sconsiderato.
“Vi perdono ma inginocchiatevi”. Le parole di Rosaria Costa, vedova dell’agente di scorta Vito Schifani, erano rivolte, durante i funerali di Giovanni Falcone e degli altri due agenti Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, agli uomini della mafia “perché –continuò – ci sono qua dentro”.
«Vigliacchi, vigliacchi!» Solo questo riuscì ad urlare un istante prima che il suo corpo fosse crivellato di colpi. Pio La Torre muore cosi, a Palermo, sotto il piombo mafioso il 30 Aprile 1982 insieme all’amico e collega di partito Rosario Di Salvo.
Non si arrestano i colpi inferti al clan Polverino-Nuvoletta. La cosca camorristica, egemone a Marano e nei territori dei Campi Flegrei, subisce un nuovo colpo, con l’arresto di Luigi Felaco.
Accade ad Ercolano, in provincia di Napoli. Intimidazioni e minacce di morte sono state rivolte ai volontari di Radio Siani. I ragazzi della web radio della legalità, che ha sede in un appartamento confiscato a Giovanni Birra l’ex boss della locale cosca camorristica, sono stati anche oggetto di volgari insulti da parte di un uomo che è risultato essere pregiudicato e che gli inquirenti ritengono vicino proprio al clan Birra. Subito denunciato dai volontari della web radio, l’uomo è stato immediatamente arrestato dai carabinieri della tenenza di Ercolano guidati dal comandante Gianluca Candurra.
I beni confiscati sono un bene comune. Questo, in estrema sintesi, il messaggio al centro del dibattito svoltosi ieri alla Biblioteca comunale di Afragola. L’incontro, fortemente voluto dall’associazione Libera e dal Consorzio S.O.L.E. della provincia di Napoli, è stata l’occasione per mettere attorno ad un tavolo, tutti gli attori della complessa vicenda del riutilizzo sociale dei beni sottratti alle mafie.








